Sergio Marchionne e la sfida che farebbe bene al Sud – VIDEO

Presentato nella sede di Confcommercio di Cosenza il libro scritto del capo redattore della Rai Calabria Luca Ponzi. A confrontarsi con l’autore oltre al presidente Klaus Algeri anche i tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil

COSENZA Calabresi in tuta blu sui treni diretti Reggio Calabria-Torino e che tifano la Juventus (squadra del padrone, secondo la vulgata) oramai non ce ne sono più. La Fiat del Dopoguerra e della famiglia Agnelli che sfamò padri di famiglia con la valigia di cartone in mano è una fotografia in bianco e nero da consegnare ai libri di scuola. Da una parte ci sono le auto che hanno segnato l’epopea del boom economico, dall’altro i tempi più recenti fatti da accordi sindacali e delle intuizioni di Sergio Marchionne. Alla costola che si occupa di cultura di Confcommercio Cosenza, presieduta da Mariano Marchese, va dato il merito di aver discusso del “manager in pullover” insieme ai tre segretari regionali della Cgil, Cisl e Uil dopo l’attenta lettura del libro scritto da Luca Ponzi, caporedattore della sede Rai Calabria, “Sergio Marchionne. La storia del manager che ha salvato la Fiat e conquistato la Chrysler” (edito da Rubbettino).

MARCHIONNE IL “GIOCATORE D’AZZARDO” «Da Pomigliano d’Arco uscivano delle macchine sporche dei peli di cani randagi che ci gironzolavano dentro. Oggi è uno degli stabilimenti più all’avanguardia. Lo stesso è successo alla sede di Melfi e con il centro di produzione realizzato in Jugoslavia». Una premessa, quella del giornalista Rai, per lanciare una provocazione secca: «Pomigliano e Melfi sono due città del sud Italia, la Jugoslavia è stata scelta per una questione di opportunità fiscale, possibile che in Calabria nessuno abbia pensato a creare un regime contributivo favorevole al comparto automobilistico?».
«Abbiamo creato la Zes per questo», replica pronto il segretario della Cgil Angelo Sposato, ed anche se i benefici della Zona economica speciale tardano ad essere tangibili e concreti aggiunge: «Nel porto di Gioia Tauro abbiamo tutto il sistema di logistica della Fiat 500, se Fca decidesse di investire anche in componentistica pensiamo che si possa davvero fare pace con un’azienda che ha ricevuto tanto soprattutto da Stato e lavoratori ma che non ha dato indietro il corrispettivo».

MARCHIONNE NELLO SCACCHIERE GOVERNATIVO «Nessuno prima di lui – continua Luca Ponzi – aveva mai fatto delle dichiarazione politiche prima di allora. Ed è ovvio che il feeling con Renzi, il flirt con Obama e tutto quello che è successo con i sindacati hanno fatto di lui un personaggio che ancora oggi è divisivo. Ed è giusto così, ha cambiato un’azienda tecnicamente morta, ma il solo fatto che non sia più tra noi non ci giustifica a fare dei processi di canonizzazione». Ammiccamenti con i governanti ma anche porte chiuse in faccia alle associazioni di categoria come successe con la Confindustria, all’epoca guidata da Emma Marcegaglia. «A Marchionne devo riconoscere delle cose importanti – spiega il presidente di Confcommercio (e della Camera di Commercio di Cosenza) Klaus Algeri –. Innanzitutto ha dato credibilità all’Italia, ma gli va riconosciuto anche di essere stato profetico nella contrattazione con i sindacati e nella scelta di puntare sui contratti aziendali. È quello che ci sta succedendo adesso, a distanza di dieci anni da quel duro scontro con le aziende che vogliono maggiori autonomie e l’abbandono costante dei contratti collettivi di lavoro».

LA SFIDA DEL FUTURO «Dobbiamo considerare che ci sono cose che non possiamo fermare: sono l’esigenza dei clienti e gli investimenti in ricerca e sviluppo – commenta Ponzi –. E questo lo sa bene la Fca, perché è la sfida del futuro per non perdere appeal sul mercato e soprattutto sperare di dare un futuro lavorativo a chi studia e si forma in Italia e anche in Calabria». Incognite riprese a più tratti nel corso dell’incontro anche da Tonino Russo, segretario regionale della Cisl. «Dieci anni fa sapevamo su cosa scommettere, adesso si scommette sull’incertezza. Su condizioni che sono mutate e il tutto confrontandoci con una classe politica che poco ci ascolta». Ma non è un problema da cercare solo nell’ultimo anno. «Da almeno 20 anni – spiega Santo Biondo, segretario regionale della Uil –. Non si fanno investimenti in Industria 4.0 e soprattutto si ha poca considerazione degli investimenti in ricerca e sviluppo. Abbiamo superato la fase Marchionne adesso ci dobbiamo concentrare sul mercato di secondo livello» (mipr)







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