Cosenza, i “No metro” occupano (simbolicamente) il cantiere

Al sindaco Occhiuto la richiesta di una riapertura di viale Mancini e di un referendum popolare. Possibile una riunione alla Cittadella

COSENZA L’angolo che incrocia due transenne è sollevato, diversi cittadini ci passano sotto e per qualche minuto, una decina di metri dei quasi due chilometri di cantiere lungo Viale Giacomo Mancini, sono stati occupati simbolicamente anche se una voce chiara amplificata dalle casse ripete insistentemente: «Ci riprendiamo quello che ci appartiene e ve lo stiamo dimostrando». Destinatari e mittenti sono impliciti. A Mario Occhiuto e a Mario Oliverio i cosentini di molte associazioni protette dell’ala del comitato “No metro Sì al viale” chiedono l’apertura immediata di Viale Giacomo Mancini, lo stop dei lavori e soprattutto una consultazione popolare. «Hanno paura di fare un referendum». Mario Bozzo, attivista del comitato parla alle centinaia di cittadini appollaiati dietro lo striscione messo a capo del corteo. «Non lo vogliono fare perché il comune sa che perderà -aggiunge-. Abbiamo depositato oltre 3mila firme raccolte in meno di 10 giorni ed è chiaro che la città questa opera non la vuole».

DAL VIALE AL MUNICIPIO A rinvigorire gli animi dei “No metro” ci ha pensato qualche giorno fa il Tar di Catanzaro. Non è un caso, infatti, che il raduno del corteo sia nei pressi della stazione di rifornimento di Milena Gabriele. I giudici accogliendo il suo ricorso con una ordinanza cautelare sospensiva hanno riconosciuto come il cantiere abbia arrecato un danno alla sua attivtà imprenditoriale ed hanno intimato comune e regione a rivedere le linee di realizzazione del progetto Parco Urbano-metro leggera. «Sono fiduciosa – commenta l’imprenditrice –, anche perché i miei legali mi hanno comunicato che la Regione intende fare una riunione il 15 di febbraio per rivalutare la progettazione esecutiva della metro Cosenza-Rende-Unical». E dalla stazione di rifornimento, viste le premesse, l’arrivo non poteva che essere sotto le stanze del municipio. Lì a piazza dei Bruzi il comitato ha ribadito con forza il suo “no”, forte (a suo parere) di un’ordinanza da rispettare e di un’altra pronuncia (sempre dei giudici amministrativi) prevista per il 19 ottobre sul ricorso presentato dal movimento politico Cosenza in Comune.

L’ORDINANZA DELLA DISCORDIA Se i battaglieri attivisti del comitato vogliono la riapertura del viale, Comune e Regione non nascondono che l’ordinanza sul ricorso presentato da Milena Gabriele è stato già impugnato dinnanzi al Consiglio di Stato. «La legge per gli amici si interpreta mentre per i nemici si applica implacabilmente», sembra si sussurri tra i corridoi della Cittadella regionale e in quelli di Palazzo dei Bruzi. Il ricorso alla citazione di giolittiana memoria è un espediente fine per mantenere la guardia alta sull’ordinanza emessa dal Tar in favore di Milena Gabriele. Questo perchè un’ordinanza non è una sentenza conclusiva del giudizio e poi perché la natura cautelare del provvedimento ne circoscrive gli effetti, smentendo le tesi più volte sostenute circa un progetto completamente compromesso, lavori definitivamente bloccati con il viale da riaprire immediatamente al transito. Accogliendo la richiesta cautelare della titolare del rifornimento di benzina, i giudici non si sono pronunciati sulla legittimità delle opere di cui è interessato il viale o della loro progettazione. Ed è per queste ragioni che dal comune di Cosenza, così come dalla regione (nonostante l’apertura al dialogo delle scorse ore) non ci si preoccupa di sospendere il cantiere, nè di aprire il viale al transito urbano ma semplicemente di pensare una rivalutazione delle modalità di realizzazione dei lavori ovvero un ridimensionamento delle transenne installate. Tutto potrebbe risolversi, insomma, in una rimodulazione della transennatura del cantiere vicina all’attività della titolare del rifornimento. Si può quindi ritenere che a conti fatti non ci sarà nessuna modifica sostanzale al progetto ne una inibitoria dei lavori. Lo scontro è quindi più che mai aperto.

LA REPLICA DI MILENA GABRIELE «Il Tar Calabria ha pronunciato una inibitoria molto precisa -scrive la titolare della stazione di rifornimento in replica al nostro pezzo-. Ha sospeso tutti gli atti e provvedimenti assunti dalla Regione e dal Comune di Cosenza che hanno formato oggetto del cosiddetto “Accordo di programma”, ovviamente di tutti gli atti e attività realizzati tra cui quello della canterizzazione di viale Giacomo Mancini. Ciò significa che il Comune di Cosenza, al di là di quello che è il comportamento del sindaco,avrebbe dovuto astenersi dall’esecuzione del più minimo lavoro perché trattasi di lavori previsti nei provvedimenti di cui è stata sospesa totalmente l’efficacia. D’altro canto l’ordinanza del Tar considerando i diritti lesi di Milena Gabriele dalla condotta del Comune di Cosenza oltre ad aver sospeso l’efficacia dei provvedimenti ha invitato Regione e Comune a rivalutare l’intera progettazione predisposta per la realizzazione del “parco del benessere”, tenendo conto di minimizzare gli effetti negativi sull’attività della stessa e perciò di tenere conto di tali aspetti fondamentali nella redazione dei nuovi elaborati progettuali. Ciò è stato detto dal Tar Calabria e non ci sono interpretazioni diverse che si possono dare a tale ordinanza perché diversamente si finirebbe con fare una interpretazione di parte che diventa espressione di una non corretta informazione».

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it







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