Spagnuolo: «Nel Cosentino i depuratori esistono solo sulla carta»

Quattro magistrati e i militari del Nipaf indagano sul corretto funzionamento degli impianti. Solo negli ultimi giorni sono state sequestrate dieci strutture. Si lavora per accertare anche le responsabilità penali degli amministratori pubblici

COSENZA «Nei piccoli e nei grandi Comuni del nostro comprensorio, gli impianti di depurazione sono pochi, mal ridotti e funzionanti solo sulla carta». Mario Spagnuolo, procuratore capo di Cosenza, ne è convinto. E i sequestri dei dieci strutture adibite alla depurazione delle acque bianche e fognarie a Montalto Uffugo e San Vincenzo la Costa sono solo l’inizio di una attività investigativa avviata dalla Procura e condotta sula campo dai carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale guidato dal maggiore Adolfo Borrelli. «Sul territorio c’è un problema obiettivo sulla depurazione – continua Spagnuolo –. E gli accertamenti ambientali sono l’inizio di quelli che poi saranno i controlli sulle responsabilità penali nei confronti di chi ha il compito di gestire gli impianti». Quattro magistrati lavorano sui casi, indagini che seguono due tronconi: gli illeciti contro la pubblica amministrazione e quelli di natura ambientale. A far rizzare le antenne degli inquirenti è stato il sequestro dell’impianto di depurazione a Rende di contrada Coda di Volpe. Da quei controlli partì l’inchiesta “Cloaca Maxima”. Odori nauseabondi, puzza, sversamenti nei fiumi e nei torrenti di Cosenza e provincia. Tutto questo hanno accertato i carabinieri in questi periodi di indagine. Come nel caso di San Vincenzo La Costa in cui è emerso che tutti gli impianti violavano la normativa ambientale, in alcuni casi in relazione alla qualità degli affluenti, in altri per la mancata gestione dei fanghi prodotti dall’impianto che risultavano abbandonati da lungo tempo nelle vasche di essiccazione. Alcune vasche sono state rinvenute in stato di totale abbandono e invase da vegetazione arbustiva. Case i cui impianti fognari finiscono nei fiumi, ma anche attività commerciali nate con l’obiettivo di scansare le norme sullo smaltimento delle acque. «Penso ai controlli che stiamo facendo sui lavaggi industriali – dice il procuratore – le cui acque finiscono nei fiumi senza nessun tipo di filtro». Sempre a San Vincenzo La Costa, tutti gli impianti sono risultati privi di autorizzazione allo scarico, come nelle fosse biologiche di “Commicelli” e “Santa Maria Castagna” a Montalto Uffugo. In questi ultimi due casi i liquami, attraverso una conduttura interrata, venivano immessi nelle vasche senza subire alcun trattamento, riversandosi sul suolo e nel sottosuolo fino a giungere nei torrenti presenti in luogo appartenenti al bacino idrografico fiume Crati. L’impianto di depurazione presente nella frazione “Parantoro”, è invece risultato privo di autorizzazione allo scarico, di energia elettrica e in totale stato di abbandono. I responsabili comunali, che dovranno rispondere della violazione alla normativa ambientale, dovranno fornire risposte sul perché i settori di manutenzione al momento del controllo fossero sprovvisti della documentazione sulla gestione dei rifiuti, ma anche dei formulari identificativi del rifiuto prodotto dal ciclo di depurazione delle acque reflue degli impianti. Controllo agli impianti, agli argini dei fiumi e ai torrenti che spinge le indagini anche in altre direzioni, come quelle sul taglio abusivo di arbusti ed il conseguente danneggiamento del patrimonio ambientale e naturale

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it







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