Magistrati e investigatori, gli amici calabresi del poliziotto della “spy story”

Da un’inchiesta della Procura di Salerno emergono i rapporti tra Vito Tignanelli e il procuratore della Repubblica di Castrovillari Facciolla. Il racconto in un drammatico interrogatorio del maresciallo infedele Carmine Greco. Le deleghe di indagine per Stm e il caso della mazzetta videoripresa in Sila. Con gli uomini della ditta sul posto (ma non nel verbale dei carabinieri)

di Paolo Pollichieni e Pablo Petrasso
LAMEZIA TERME
Fino a qualche tempo fa, Vito Tignanelli era soltanto un poliziotto in servizio alla Questura di Cosenza. Da qualche giorno, il suo nome è al centro di una spy story i cui contorni sono ancora tutti da svelare. Un pasticciaccio di intelligence che si incrocia con inchieste e personaggi calabresi. Le Procure che indagano (Napoli, Salerno e Benevento) trovano punti di contatto tra storie diverse fra loro: alcuni da chiarire per sgomberare il campo da ipotesi inquietanti.

A REBIBBIA È il 31 luglio 2018. In una sala della casa circondariale di Rebibbia, due magistrati della Procura di Salerno (il procuratore aggiunto Luca Masini e il pm Vincenzo Senatore) interrogano un maresciallo dei carabinieri: è Carmine Greco, finito in manette in uno degli sviluppi investigativi della maxi inchiesta Stige. Greco è considerato dalla Dda di Catanzaro un carabiniere infedele, legato a un imprenditore, Antonio Spadafora, in odore di mafia. Non è per parlare dei guai giudiziari che lo riguardano, però, che i due pubblici ministeri varcano le porte del carcere romano: sono lì per cercare riscontri e approfondimenti su un’altra storia, un procedimento che vede indagato il procuratore capo della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla. Le domande di Masini e Senatore puntano dritte ai rapporti tra Greco e Tignanelli, tra Tignanelli e Facciolla. Vogliono illuminare le deleghe affidate al carabiniere forestale dalla Procura del Pollino e i rapporti con Stm, società sequestrata dalla Procura di Benevento nell’inchiesta sullo spionaggio di Stato che ha fitte ramificazioni calabresi. L’interrogatorio è drammatico. Greco è provato dalla detenzione, a un certo punto chiede di interrompere, poi ricomincia. Ma risponde alle domande. E ricorda, ricorda.

FACCIOLLA E L’INDICAZIONE DI STM Le parole del carabiniere paiono confermare, intanto, uno degli aspetti “collaterali” emersi nell’inchiesta che vuole far luce su episodi di presunte intercettazioni abusive e frodi informatiche. Stm, stando alle parole di Greco, sarebbe solo formalmente intestata a Marisa Aquino, moglie di Tignanelli. Perché il vero punto di riferimento per le attività dell’azienda sarebbe stato il poliziotto in servizio a Cosenza. I rapporti Greco-Tignanelli sarebbero iniziati dopo due deleghe di indagine conferite alla Forestale dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. Il maresciallo, all’epoca, segue due inchieste: la prima riguarda una serie di incendi boschivi nel Comune di Longobucco; la seconda le attività di Calabria Verde. È quando chiede a Facciolla di installare un Gps sull’auto di uno dei sospettati che Greco si imbatte per la prima volta in Stm. Il carabiniere avrebbe detto di non aver indicato lui la società nell’informativa redatta, ma che la designazione sarebbe avvenuta per iscritto da parte del magistrato. Greco avrebbe individuato in Tignanelli il punto di riferimento per tutto ciò che aveva a che fare con quel Gps. Stm compare anche nella seconda inchiesta, quella su Calabria Verde, che avrà un epilogo spettacolare: una mazzetta da 20mila euro consegnata da un imprenditore a una dirigente dell’ente regionale con tanto di consegna immortalata in un video dagli investigatori (ne abbiamo scritto qui). Anche nell’indagine su Calabria Verde, avrebbe spiegato Greco agli investigatori, Facciolla avrebbe designato Stm come ditta di riferimento per le attività tecniche.

LA MAZZETTA LIVE E I TECNICI DI STM SUL POSTO (MA NON NEL VERBALE) E sarebbero stati proprio gli uomini di Tignanelli a documentare la “mazzetta dal vivo” consegnata dall’imprenditore boschivo Antonio Spadafora ad Antonietta Caruso, manager di Calabria Verde. La scelta di affidarsi alla ditta oggi finita nella “spy story” di Stato – avrebbero annotato i magistrati di Salerno ascoltando Greco – viene sancita ufficialmente dalla Procura. E “sigillata” anche in via informale in un incontro che il maresciallo non sa se collocare in un bar di Cosenza o negli uffici giudiziari di Castrovillari. Incontro nel corso del quale il procuratore capo avrebbe esortato Tignanelli a mettersi a disposizione per un’operazione importante. Tutte circostanze soggette ad approfondimenti investigativi da parte della Procura di Salerno, che sarebbero finite nero su bianco nel drammatico interrogatorio del luglio 2018. C’è, tuttavia, dell’altro nel racconto di Greco ai magistrati. Il carabiniere colloca il personale di Stm sul luogo dove è avvenuto il passaggio di mano della mazzetta. In effetti la consegna live è stata registrata dalle telecamere, ma – avrebbe riferito ancora Greco – la presenza dei dipendenti di Stm non sarebbe stata da lui verbalizzata. E non sarebbe stato neppure Greco a decidere di riprendere con un filmato l’operazione. Eppure i tecnici di Tignanelli erano lì.

GRECO, SPADAFORA E IL CICLONE STIGE La posizione giudiziaria di Greco si complica improvvisamente quando arriva l’operazione “Stige” della Dda di Catanzaro. L’imprenditore che aveva “collaborato” nell’inchiesta di Castrovillari su Calabria Verde – Antonio Spadafora – finisce in carcere con l’accusa di essere vicino alle cosche di ‘ndrangheta che “governano” sul taglio dei boschi in Sila. La notizia arriva a Greco (ancora) dalla bocca di Tignanelli. Il carabiniere racconta ai pm campani di essersi scoperto stupito e preoccupato: non pensava che Spadafora avesse aderenze con la criminalità organizzata. Non si spiega neppure perché l’amico glielo abbia segnalato. Qualche giorno dopo, però, recupera una copia degli atti depositati dalla Dda per capire come stiano le cose. E – avrebbe spiegato ancora a Masini e Senatore – ne parla con Facciola, al quale avrebbe sostenuto di aver consegnato una memoria riguardante alcune intercettazioni che lo riguardavano. Lo scopo sarebbe stato quello di chiarire immediatamente la propria posizione con la Procura distrettuale del capoluogo. Greco avrebbe spiegato di essere stato tranquillizzato da Facciolla. Che, anche dopo quella discovery investigativa, lo avrebbe portato con sé in un interrogatorio importante: proprio quello di Antonio Spadafora, avvenuto il 29 gennaio 2018. Al maresciallo la decisione del procuratore appare come una conferma della fiducia riposta in lui. Greco non sarebbe riuscito a chiarire un altro passaggio delicato: cioè se Facciolla avesse avvertito la Dda di Catanzaro prima di procedere all’interrogatorio di Spadafora. Ciò che ricorda è un’altra telefonata di Tignanelli. Risale al 12 febbraio 2018 e riguarda un articolo di stampa che il carabiniere forestale riteneva offensivo. Un articolo che riguarda Stige e i suoi rapporti con Spadafora. Sette mesi dopo, quei rapporti inguaieranno Greco: da comandante della Stazione di Cava di Melis a (presunta) divisa sporca.  (redazione@corrierecal.it)







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