Corigliano Rossano, la fusione un anno dopo

di Luca Latella CORIGLIANO ROSSANO Ed anche la prima candelina è stata spenta, magari con qualche desiderio in più. Ad un anno dalla “nascita” del nuovo comune sulla base della…

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Ed anche la prima candelina è stata spenta, magari con qualche desiderio in più. Ad un anno dalla “nascita” del nuovo comune sulla base della fusione di Corigliano e Rossano, da queste parti si iniziano a tracciare i primi bilanci. Molti dei quali affrettati: quelli che imputando alla fusione anche i problemi più banali del vivere quotidiano, come se in Italia – e peggio ancora in Calabria – esistessero le bacchette magiche o mago Merlino. La stragrande maggior parte del popolo del “sì”, invece, affida le proprie speranze ad un futuro migliore e ad un’amministrazione comunale eletta capace di intercettare i bisogni veri dei cittadini, magari bandendo dinamiche da vecchia politica.

PROLOGO Il processo di fusione è lungo e tortuoso. Nasce nel cuore del Comitato delle 100 associazioni per la fusione di Corigliano e Rossano nell’ormai lontano 2014. Un gruppo di sodalizi, tutti dediti al volontariato, che crescono di numero di giorno in giorno (saranno circa 150 alla fine) seduti attorno ad un tavolo e guidate da Amerigo Minnicelli. L’avvocato è uno dall’occhio lungo, “combatte” contro la riconversione a carbone della centrale Enel e partorisce l’idea fusione già nei primi anni 2000, per come testimoniano i suoi scritti pubblicati all’epoca. Le associazioni pensano in grande, probabilmente spinte anche dal continuo depauperamento dei servizi sul territorio.
Una sorta di “sistema immunitario”, insomma, sviluppatosi dal basso per immunizzarsi – grazie alla legge dei grandi numeri – dal virus di una incomprensibile spending rewiew programmata dallo Stato a discapito delle periferie.
Corigliano e Rossano, tuttavia, periferia non si sono mai sentite, se non per certi complessi di inferiorità accusati da qualche amministratore del passato.

2014 È estate ed attorno al tavolo quadrato dell’Hotel San Luca decidono di sedersi un gruppo di persone man mano sempre più nutrito. Le riunioni, numerose, sono libere e tutti vi possono partecipare. Ed è lì che nasce il cosiddetto “appello” poi inviato ai sindaci qualche mese più tardi. Un documento articolato e redatto per lanciare un messaggio chiaro: l’unione fa la forza. L’atto, affinché sia validato, deve passare dai due consigli comunali. I quali vengono chiamati ad esprimersi: approvare, e dunque delegare il popolo alla decisione finale attraverso un referendum, per come prevede la legge, oppure rispedirlo al mittente.
Il lavoro del comitato è certosino, si prova a convincere i consiglieri comunali e ed i sindaci della bontà del progetto, ma soprattutto che devono essere le due popolazioni a decidere il futuro della loro terra, non di certo venticinque persone sedute in un consiglio comunale seppur delegate.

2015 Il 16 gennaio 2015 le assisi civiche di Corigliano e Rossano si riuniscono, ognuno nella propria sede, per discutere l’unico punto all’ordine del giorno, l’approvazione o meno dell’atto di impulso per la fusione. La delibera è curata dal presidente del Consiglio comunale di Rossano, Vincenzo Scarcello. Al di là del Cino decidono di apporre qualche modifica. A Rossano è un plebiscito, l’assise approva all’unanimità, dopo una articolata discussione con tanto di standing ovation finale. Nel contempo da Corigliano non giungono segnali positivi. Messaggini, telefonate, whatsapp riferiscono di problemi. E così alle falde del Castello si rinvia, in barba alle più basilari regole democratiche che dovrebbero demandare al popolo la decisione con il voto. L’atto di impulso per la fusione uscirà dai radar per un anno.
Nel frattempo il comitato sempre più allargato, inizia ad esplorare nuovi orizzonti. Una delegazione, con annessa presenza di qualche amministratore dei due comuni è ricevuta dal sottosegretario all’Interno Rughetti a Roma. Si cercano “sponsor” ideali per smontare pregiudizi secolari e provare a convincere qualche consigliere comunale restio, il sindaco – che cambierà bandiera più volte – e la giunta di Corigliano che dietro al processo di fusione non vi è alcuna furbata da vicino “cattivo”.

2016 Ad un anno esatto dall’approvazione della delibera d’impulso a Rossano, il punto torna in discussione presso l’assise coriglianese. Il sindaco Giuseppe Geraci si spende per convincere i suoi al voto favorevole proprio con l’obiettivo di delegare ai coriglianesi la decisione attraverso le urne. Dopo lunghe ore di discussione, il Consiglio comunale approva. Ma a maggioranza. Si oppongono in quattro: Gioacchino Campolo, oggi forzista, l’allora rappresentante dell’Ncd Elvira Campana, il giovane movimentista Francesco Madeo e il grillino Francesco Sapia.
La “notizia fusione”, finalmente, è di pubblico dominio ad ogni latitudine delle due città. Crescono i consensi e non mancano i contrari, spesso alimentati dal pregiudizio o da leggende: si sostiene il rispetto per il santo patrono e si critica la “tempistica” del percorso, un cronoprogramma stabilito dalla Legge Delrio. I fautori del “no” – ed è questa la tesi contraria maggiormente sostenuta – accusano di una eccessiva fretta, perché come spesso accade, ci si sveglia dal letargo sempre all’ultimo istante, pensando di poter dire al propria anche quand’è troppo tardi.
Intanto il consigliere regionale Giuseppe Graziano propone una bozza di legge regionale per la fusione, necessaria, prevista dall’iter e propedeutica. Ed è allora che il processo di fusione esce dalle sabbie mobili, perché se non fosse stato per l’ex segretario questore dell’assise regionale, la “pratica” sarebbe rimasta inevasa, probabilmente in maniera definitiva. La proposta di legge, accompagnata dalle due delibere approda a Palazzo Campanella, passa in commissione Affari istituzionali e poi finisce in Consiglio regionale. Arriva, quindi, il decreto del presidente della Regione, Mario Oliverio, per l’indizione del referendum che si svolgerà il 22 ottobre 2017. Ma fino ad allora ne accadranno di ogni sorta per far saltare la fusione, malvista – è questa percezione diffusa proprio a causa di interferenze esterne – fuori dalla Sibaritide. Si inizia con la richiesta di inserire in un processo già bello che avviato da anni anche il Comune di Cassano allo Ionio. In molti sono convinti che si tratti di una mossa ad hoc. Anche il sindaco sibarita Papasso inizia a pretendere, tirato dentro dai due sindaci di Corigliano, sempre Geraci, e di Rossano, che nel frattempo cambia con la fascia affidata a Stefano Mascaro dopo le elezioni di giugno 2016. Le popolazioni iniziano a pensare ad un complotto di certa politica.

2017 La campagna referendaria è aperta e “combattuta”. Per le strade delle due città e sui social. A Corigliano molti sembrano perplessi. Ma è decisiva la costituzione dell’associazione Fiori d’arancio presieduta dall’ortopedico mezzo sangue Gino Promenzio a far cambiare, pian piano, idea ai coriglianesi in campagna referendaria, mentre l’amministrazione comunale di Corigliano si avvia verso una lunga serie di peripezie per dimostrare che la fusione è un male. Da Palazzo Garopoli si affidano a consulenti vari per comprovare tesi discutibili. Si punta l’indice sui conti in rosso del comune di Rossano, ben sapendo che quelli ausonici sono anche peggio. Un grimaldello per istillare il dubbio che Rossano porterà in dote alla fusione solo debiti. Anche la Corte dei Conti, chiamata in ballo, smentisce Geraci ed i suoi, che a quel punto si vedono costretti a giocare l’all-in, spalleggiati dai dissidenti del consiglio comunale e dal Movimento Cinque Stelle. Ed è allora che convoca alle 9 del mattino di sabato 12 agosto 2017 – data alquanto singolare – un Consiglio comunale urgente per revocare la delibera di fusione, nel disperato tentativo di stoppare il processo. Dodici ore di assise concitatissime, con tanta gente ad assistere, non bastano. Consigliato dai più vicini, Geraci decide di provare la carta del rinvio del Consiglio, perché smontato dai numeri. In assise è pareggio fra chi vuole ritirare la delibera e chi no. Il sindaco di Corigliano ci riproverà fino a desistere definitivamente ed il ritiro della delibera rimarrà solo una manovra per rimanere abbarbicato alla sua poltrona per qualche altro mese. L’ultimissimo espediente per ostacolare un processo sociale unico in Italia, in virtù dei numeri delle due città, lo architetta – bipartisan – un gruppo di amministratori delle due città. Chiedono alla Regione un rinvio del referendum, ma senza trovare la sponda del governatore, sempre più deciso a concludere l’iter.
Nelle settimane antecedenti al voto qualche consigliere comunale continua a predicare bene e razzolare male, invitando a far votare “no”. Anche due consiglieri regionali, Franco Sergio e Orlandino Greco provano a portare in Consiglio regionale una proposta di legge per innalzare il quorum del referemum al 50%. Un quorum, che la Regione aveva già azzerato nel rispetto della partecipazione democratica.

22 OTTOBRE 2017 Arriva domenica 22 ottobre, data prestabilita da Oliverio per le elezioni. Si vota fino alle 22 e dopo un’ora di scrutinio è già festa perché i “sì” sono ben più avanti dei “no”. Finirà con un risultato bulgaro a favore. A Rossano i sì sono ufficialmente 12715 (93.8%), i no 791 (5,84%). A Corigliano il sì ottiene 7013 voti pari al 61,36%, i no 4833 pari al 38,64. Anche se vi fosse stato il quorum al 30% come richiesto dai sostenitori del no, sarebbe stato ampiamente superato in tutte e due le città: a Rossano vota il 44,70% degli aventi diritto, a Corigliano il 33%.

2018 Un plebiscito, dunque, che finirà di nuovo in commissione Affari istituzionali, poi in Consiglio regionale per la definita convalida della Legge Graziano a gennaio 2018, peraltro approvata a maggioranza, con l’astensione di molti consiglieri regionali di maggioranza che nel frattempo avevano abbandonato l’aula ed il “no” di Orlandino Greco.
Il 31 marzo 2018 si insedia il commissario prefettizio che nel tempo chiamerà al suo fianco altri sub commissari e rivoluzionerà la macchina comunale, scontentando i più. Al commissario spetta l’ordinaria amministrazione ed alcuni compiti prestabiliti dalla legge come l’armonizzazione dei due bilanci. Ma la sua prima mossa innesca tutta una serie di critiche che alla fine lo faranno desistere: l’approvazione del Piano Strutturale associato della Sibaritide, un grande piano regolatore dei comuni di Calopezzati, Crosia, Rossano, Corigliano e Cassano, redatto dieci prima e che non contempla la fusione fra i due più importanti comuni dell’area.
2019. L’iter di fusione si chiuderà fra qualche settimana, il 26 maggio 2019 con le prime elezioni comunali della storia. L’architrave elettorale è noto: saranno in quattro a concorrere alla poltrona di sindaco: il movimentista di sinistra Flavio Stasi sostenuto da una coalizione civica di sinistra, il pentastellato Giorgio Fiorentino, Giuseppe Graziano supportato da una coalizione civica e Gino Promenzio, leader di “Civico e Popolare”. (redazione@corrierecal.it)







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