“Laqueo”, il pentito Lamanna racconta i rapporti con i Castiglia

Procede l’istruttoria dibattimentale davanti ai giudici del Tribunale di Cosenza. Al banco dei testimoni i collaboratori di giustizia. A luglio toccherà ad Adolfo Foggetti

COSENZA Tocca ai collaboratori di giustizia essere sentiti nel processo “Laqueo”, un’altra volta, ma adesso a parlare sono quelli che sui fatti possono riferire solo “de relato” secondo gli usi giuridici. Persone informate sui fatti, uomini dei clan che negli anni in cui si svolsero le indagini ruotavano nell’orbita della criminalità organizzata. Alla sbarra, con l’accusa di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, ci sono: Luisiano Castiglia, Giovanni Guarasci, Danilo Magurno, Francesco Magurno, Ariosto Francesco Mantuano e William Sacco. E sulle loro presunte attività criminali hanno riferito prima Luca Pellicori (qui la notizia), poi, nell’ultima udienza: Daniele Lamanna. A luglio toccherà ad Adolfo Foggetti.
Lamanna e Foggetti, pezzi da novanta della mala bruzia, sono stati chiamati a rispondere alle domande del pm antimafia Antonio De Bennardo per chiarire alcune posizioni degli imputati e definire un quadro di fatti e circostanze utili al collegio giudicante per arrivare ad una sentenza nel più breve tempo possibile, nonostante nessuno degli imputati sia attualmente recluso in via cautelare. Lamanna, rispondendo alle domande del pubblico ministero, ha raccontato della presenza di una bacinella dove finivano parte dei proventi della attività usuraie. Ogni gruppo criminale, in base al racconto reso dal pentito, versava una quota di soldi che poi sarebbero stati usati dai vari boss per le loro attività illegali. È questa l’anima ed il corpo dell’inchiesta della Dda di Catanzaro ed è in questa direzione che il magistrato del distretto di Catanzaro insiste nelle domande. «Era storico che Castiglia facesse usura – racconta Daniele Lamanna –. Infatti lo volevamo avvicinare perché qualcosa doveva darla anche al nostro gruppo. Michele Bruni (oggi deceduto) mi disse che come avrebbero pagato gli altri avrebbero pagato anche a noi». Il racconto del pentito si interrompe. Poi riprende: «Io Michele Bruni e Francesco Patitucci andammo da Mario Musacco a dirgli che avrebbero dovuto lasciare determinate tangenti a noi. Castiglia e Musacco – dice Lamanna – possono essere considerati come lo stesso gruppo, o comunque un sottogruppo come Pino-Sena». Non si spinge oltre Daniele Lamanna. «Io poi ho lasciato il gruppo di cui facevo parte per motivi molto più seri e non perché Patitucci e Bruni non ci riferivano l’importo esatto delle tangenti che riscuotevano». Rispondendo alle domande dell’avvocato Rosanna Cribari, il collaboratore di giustizia ha scavato a fondo nei suoi ricordi per raccontare l’incontro con la famiglia Castiglia. «Ho conosciuto solo Mimmo Castiglia, l’avrò visto centinaia di volte in un bar seduto lungo il fiume Crati. Diciamo che io non riesco a dire con certezza – spiega – cosa poi sia successo effettivamente e se le quote siano state versate. Dei Castiglia, conosco solo Mimmo, mi fu presentato da Mario Perri». (mipr)







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto