Cold case risolto a Cosenza: Ruffolo ucciso per uno sgarro al clan – VIDEO

L’omicidio avvenuto nel 2011 sarebbe stato deciso dai vertici della cosca Lanzino-Patitucci perché la vittima voleva muoversi in autonomia nel campo dell’usura. L’impegno di Gratteri: «Risolviamo anche gli omicidi datati»

di Michele Presta
COSENZA
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia – «almeno 8 o 9 hanno riferito sull’omicidio», spiegano dalla Questura – più «tutta una serie di accertamenti fatti subito dopo l’omicidio di Giuseppe Ruffolo», hanno permesso agli agenti della squadra mobile di Cosenza e a quella di Catanzaro di notificare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Roberto Porcaro e Massimiliano D’Elia (qui altri dettagli). Entrambi sono gli indiziati dell’omicidio che si consumò il 22 settembre del 2011 su via degli Stadi nel centro di Cosenza. Un delitto nel quale secondo gli inquirenti c’è lo zampino della criminalità organizzata. «Con l’arrivo del sostituto procuratore Camillo Falvo, nel territorio di Cosenza – spiega il procuratore Nicola Gratteri al Corriere della Calabria – abbiamo concordato di ripercorrere fatti delittuosi, omicidiari e non solo, un po’ trascurati e irrisolti. Abbiamo cercato di rivitalizzare vecchie indagini, di ripercorrere uno scenario criminale grave: qui si stratta di omicidi avvenuto nel centro di Cosenza, una delle zone più importanti della Calabria. È stato importante il lavoro che il collega Falvo ha fatto nel rimettere insieme tutti gli elementi di questo delitto. Ha lavorato in modo meticoloso e scrupoloso come un vero “topo d’archivio”, un compito tutt’altro che semplice ma che conferma come rappresenti un vero valore aggiunto per il territorio di Cosenza, una zona molto difficile dove non riuscivamo a sfondare e ottenere risultati significativi come è avvenuto negli altri circondari. Sono molto grato anche alla Squadra Mobile ed in particolare al dirigente Fabio Catalano per l’ottimo lavoro e per i risultati ottenuti». Le indagini condotte da Gratteri e Falvo mirano a risolvere uno dei tanti “cold case” della città dei Bruzi. Roberto Porcaro, 35 anni, è imputato come mandante dell’omicidio mentre Massimiliano D’Elia è considerato l’esecutore materiale. Il killer, a bordo di una due ruote, ha raggiunto Giuseppe Ruffolo mentre percorreva via degli Stadi sulla sua macchina. Dopo averlo affiancato ha esploso diversi colpi d’arma da fuoco, poi le direzioni dei due si dividono: Ruffolo tenta a stento di sopravvivere all’agguato, D’Elia si dilegua. La moto verrà ritrovata carbonizzata da una squadra della protezione civile intervenuta per un incendio di sterpaglia.

Roberto Porcaro

LO SGARRO NELL’USURA Giuseppe Ruffolo è un pregiudicato noto alle forze dell’ordine. Un curriculum criminale che ne definisce con precisione il suo campo d’azione: l’usura. Ma l’attività usuraia sarebbe stata la sua condanna a morte. «Riteniamo Roberto Porcaro ai vertici del gruppo criminale Lanzino-Patitucci – dice il capo della squadra mobile cosentina Fabio Catalano –. L’omicidio è stato voluto perché Ruffolo ha tentato di muoversi autonomamente nella raccolta usuraia». Una sequela di indagini, interrogatori, verbali redatti e accertamenti tecnici per costruire un quadro probatorio che resistesse al vaglio del giudice delle indagini preliminari. «Sono state indagini complesse – aggiunge il dirigente della Questura di Cosenza – che abbiamo portato a termine grazie alla collaborazione con la squadra mobile di Catanzaro e lo Sco».

Massimiliano D’elia

NULLA DI IRRISOLTO Il procuratore Gratteri ha dato delle indicazioni specifiche: «Risolviamo anche gli omicidi datati». Gli impegni dell’ufficio di Procura lo tengono lontano da Cosenza solo fisicamente. «Abbiamo avuto delle indicazioni ben precise dal procuratore capo della Dda di Catanzaro», spiega infatti Angelo Paduano. Il dirigente della squadra mobile di Catanzaro ha spiegato come Gratteri abbia chiesto agli investigatori di continuare le indagini su tutto il territorio cosentino, così come si sta facendo a Vibo Valentia. «Arriveranno anche altri risultati». Un elogio della collaborazione che evidenziano anche il questore Giovanna Petrocca e Cristian Maffongelli del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. (m.presta@corrierecal.it)







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