L’insostenibile leggerezza del M5S (alle Comunali)

Emorragia di preferenze dai macrotemi dell’Ue alle questioni locali. A Rende 5mila preferenze “a spasso” (e molti dubbi sul percorso di definizione della lista). Solo Celico inverte la tendenza. «Lì abbiamo lavorato bene»

di Pablo Petrasso
RENDE Ci sono due Movimenti Cinquestelle. E uno guarda l’altro da altezze siderali, dalla sommità di una scala (per ora) troppo ripida. Perché la distanza tra l’M5S alle Europee e quello che ha partecipato alle comunali calabresi è così ampia da pensare che si tratti di due partiti (movimenti) diversi. Lo raccontano, quasi dovunque, i numeri. Tranne a Celico – dove l’eccezione, però, finisce per confermare la regola. L’emorragia è chiara, e forse in termini percentuali si vede ancora meglio. A Rende – primo esempio – evapora quasi il 26% dei consensi nel passaggio dai grandi temi dell’Ue alle “piccole” questioni quotidiane dei cittadini. Eppure qui il M5S aveva un rappresentante in consiglio comunale molto presente sui temi politici locali. Non si può dire che Domenico Miceli non abbia fatto opposizione negli ultimi cinque anni. Il problema è che i suoi voti, rispetto al 2014, si sono dimezzati. A dire il vero la “colpa” non è del tutto sua, ma di come è stato gestito l’approccio alle comunali. Miceli non sarebbe dovuto essere neppure il candidato del Movimento a Rende. Le Comunarie avevano, infatti, designato Frank Turco come competitor del sindaco uscente Marcello Manna. Di Turco, non un neofita della politica rendese (era già stato consigliere comunale di opposizione), si sono perse le tracce nella marcia di avvicinamento alle amministrative. La lista, arrivata a Milano per i controlli canonici della Casaleggio associati con il suo nome in testa, è tornata indietro senza l’aspirante primo cittadino, sostituito in extremis da Miceli. Senza alcuna spiegazione. I controlli incrociati hanno “tagliato” un altro candidato, ma ciò non è servito a guadagnare alla formazione il sostegno convinto dei vertici nazionali del M5S. Il forfait della ministra Barbara Lezzi (attesa in città per un incontro saltato all’ultimo minuto) ha alimentato rumors di un’adesione non convinta al progetto movimentista rendese. Ma i guai più grossi sono usciti fuori dalle urne: 6.392 voti alle Europee, 1.093 alle amministrative. Oltre 5mila voti “a spasso” da una competizione all’altra: un enorme bacino potenziale sprecato, nonostante l’attenuante di una sola lista in campo contro la messe di candidati degli altri sfidanti.
Non succede soltanto a Rende; la città d’Oltrecampagnano diventa un caso (anche) per i misteri legati alla composizione della lista ma la dinamica si ripete in quasi tutti i centri chiamati al voto amministrativo. Il risultato a Belvedere Marittimo (Europee 24,73% – Comunali 5,23%), Roccella Jonica (24,36 contro 5,31), San Pietro in Guarano (41,27 contro 9,03), Vibo Valentia (21,10 contro 10,05) e Villapiana (25,41 contro 4,16) racconta dinamiche simili con sfumature diverse – visto che a Vibo Valentia il M5S avrà un consigliere. Eccezione a Celico. Nella Presila il M5S capovolge la tendenza: i voti aumentano nel passaggio dai macrotemi dell’Europa alle microquestioni territoriali. Il simbolo raccoglie il 35,95% nelle elezioni per l’Europarlamento e il 39,25% nel voto amministrativo. Se si prova a chiedere perché, fonti vicine ai vertici calabresi del Movimento spiegano che «Francesco Ventura (il candidato a sindaco) ha lavorato bene e l’esperienza precedente (a Celico c’erano già tre consiglieri movimentisti, ndr) è servita». Laconico e, a voler essere maliziosi, implicitamente accusatorio nei confronti dell’altra esperienza, quella rendese. Sfruttare il potenziale bacino elettorale è possibile. Basta «lavorare bene». (p.petrasso@corrierecal.it)







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