Cosenza, scontro Corte dei conti-Comune sul Piano finanziario pluriennale

I magistrati segnalano «atti disattesi» e obiettivi mancati. Palazzo dei Bruzi risponde: «Forniremo chiarimenti in tutte le sedi, i conti sono migliorati». Confronto in udienza a metà luglio

di Michele Presta
COSENZA
Il piano finanziario pluriennale approvato nel consiglio comunale di Cosenza nel febbraio del 2013 è finito sotto le scure dei magistrati della Corte dei Conti calabresi. Il documento contabile licenziato nella prima consiliatura di Mario Occhiuto, infatti, a parere dei magistrati avrebbe delle lacune. E a Palazzo dei Bruzi si chiede di fornire delle controdeduzioni già nel corso di una udienza fissata per la prossima metà di luglio. Segni meno in penna rossa, «aspettative disattese» e «atti disattesi in modo evidente» le anomalie segnalate nella corposa delibera inviata al municipio cosentino. Il «mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi», darebbe luogo ad una ipotesi tipica di dissesto prevista dall’articolo 243 quater comma 7 del testo unico degli enti locali. Ma se il collegio di magistrati mette in evidenza i segni meno degli anni 2015-2018, dall’amministrazione comunale la replica è secca. «Nel 2013 è stato approvato un piano di riequilibrio a seguito del paventato dissesto che la Corte dei Conti aveva deliberato dopo aver esaminato il bilancio consuntivo del 2010 – dicono –. La scelta più facile sarebbe stata quella di ripartire da zero proclamando il dissesto ma Cosenza non meritava un ennesimo fallimento che avrebbe ridotto al minimo i servizi essenziali determinando anche una grave crisi sia occupazionale che per l’intera economia cittadina».

IL MONITORAGGIO DELLA CORTE DEI CONTI Lo definiscono «atipico» il piano finanziario pluriennale i magistrati della sezione regionale di controllo per la Calabria della Corte dei Conti, principalmente perché «non presenta un disavanzo quantificato precisamente, né prevede una rateizzazione dell’ammortamento della “massa passiva” (sommariamente) individuata», poi perché «la mancanza di una puntuale ed analitica stima del disavanzo pregresso da recuperare entro un certo ritmo, infatti, impedisce di verificare se il nuovo disavanzo, fisiologicamente indotto alla armonizzazione sia peggiorativo o migliorativo rispetto alla pregressa situazione finanziaria dell’ente». Nello studio fatto sulle casse comunali sono state prese in considerazione la parte relativa alle entrate e quella relativa alle spese per il triennio 2015-2018. Entrate ed uscite che necessariamente si intrecciano con il capitolo relativo alle alienazioni immobiliari e alla rimodulazione del debito. Aspetti che se per la magistratura rappresenterebbero una montagna quasi insormontabile, per gli esperti che dal comune, sono da considerarsi incomplete: «Forniremo puntuale risposta in tutte le sedi, anche in considerazione della documentazione già prodotta in passato da parte della Corte stessa».

GLI ANNI DAL 2015 AL 2018 «Il Comune affida il suo risanamento alla percezione, nel decennio 2013-2022, di incrementi di entrata derivanti per € 29.070.000 dal riordino tariffe Imu, per € 8.693.000 dalla rivisitazione della gestione del servizio idrico integrato, per € 17.259.000 dalla introduzione della Tares, per € 15.990.000 dal recupero dell’evasione fiscale. Altri incrementi di entrata sono, poi, previsti dalle eventuali dismissioni immobiliari – osservano dalla Corte dei Conti – mentre la riduzione di spesa pari a € 53.028.000 nel decennio costituisce altra essenziale leva di risanamento». Detto questo, dunque, i magistrati appuntano come per il piano predisposto dal comune, l’ente nel 2015 «avrebbe dovuto riscuotere residui attivi del titolo I per € 8.242.945,75 (19% dello stock), mentre riscuote residui per € 7.396.968,34 (pari al 14% dello stock ed inferiori di € 845.977,41 rispetto alle previsioni); per il titolo III, Cosenza avrebbe dovuto riscuotere residui per € 15.440.343,33 (pari al 17% dello stock) mentre ha incamerato crediti per € 5.041.822,30 (pari al 5% dello stock e inferiori, in valori assoluti, di € 10.398.521,03 rispetto al preventivato)». Dati che, in considerazione del piano redatto, si confermano con gli stessi andamenti negativi anche per gli altri anni permettendo ai magistrati di scrivere che: «Il piano di riequilibrio finanziario, allo stato degli atti, è disatteso in modo evidente. Segno meno anche per quanto riguarda il piano delle alienazioni immobiliari che nel 2015 frutta 190.880,27, euro a fronte dei € 5.230.703,00 che si prevedeva di incassare, cifre che anche per gli anni seguenti si discostano di poco.

I DEBITI CON LA REGIONE CALABRIA I debiti accertati tra Regione e Comune riguardano una serie di servizi che negli anni si sono storicizzati a livello locale e regionale. «La Regione Calabria ha confermato che l’Ente (comune di Cosenza, ndr), in punto di debiti RR.SS.UU., presenta una situazione di forte ritardo nell’adempimento del piano di rientro concordato a suo tempo, avendo fatto alcuni pagamenti (non tali da estinguere la rata in toto) solo relativamente alle rate del 2013 e del 2014». E quindi su un totale da pagare che supera i 13milioni di euro ne sono stati versati solo 1 milione e 594mila euro. La Regione ha comunicato che il Comune di Cosenza ha un debito per la gestione del servizio idrico (maturato anteriormente alla istituzione della Sorical nel 2004) di € 19.575.340,01; l’Ente non ha aderito ad alcun piano di rientro per il suo ripiano. Tale rilevante posta debitoria non è stata inclusa fra quelle di cui alla “massa passiva” e non risulta (dal controllo dei residui passivi degli elenchi presenti in SIRTEL e in BDAP) essere iscritta in bilancio». Un punto che però non preoccupa i vertici di Palazzo dei Bruzi pronti a «chiarire ogni aspetto». Parimenti alla questione debitoria nei confronti della Regione Calabria. «La Corte richiama l’attenzione sulle partite debitorie nei confronti della Regione Calabria, per circa 19 milioni in ordine alla gestione del servizio idrico anni 1981/2004 per i quali l’Ente non è debitore di alcuna somma in quanto l’obbligo di pagamento delle forniture idropotabili è sottoposto al termine prescrizionale. A tal proposito, l’Ente ha provveduto ad adottare formale Delibera di Giunta con la quale si autorizza lo staff avvocatura a procedere con l’azione di accertamento negativo del credito».

IL FACCIA A FACCIA Capacità di spesa, capacità di pagamento che a parere dei magistrati rispetto al 2015 non sarebbe migliorata, nuove passività e oneri pregressi. Le tabelle della delibera della Corte dei Conti pullulano di numeri che non tornerebbero. Iscrizioni di debiti fuori bilancio ma anche tutta una serie di dati che secondo il comune non sarebbero stati correttamente inseriti nell’analisi fatta dai magistrati contabili. «In questi anni abbiamo risparmiato 25 milioni di euro di spesa corrente superando anche le stesse previsioni del piano di riequilibrio – ci spiegano –. Nel 2011 il Comune riusciva a liquidare solo il 10% dei debiti pregressi, oggi smaltiamo ogni anno circa il 50% percento dei residui passivi. Abbiamo raddoppiato la percentuale di riscossione sui crediti degli anni precedenti che è passata dal 10 all’attuale 20%. Lo sforzo più importante che abbiamo compiuto è stato lo stralcio di 174 milioni di euro di crediti inesigibili che rendono più credibile il nostro bilancio. In questi anni, con senso di responsabilità e il linea con le previsioni del piano, abbiamo riconosciuto 8,2 milioni di euro di debiti fuori bilancio che provenivano dagli anni passati. Entro il mese di giugno riconosceremo altri 11 milioni di euro di passività che trovano copertura grazie agli accantonamenti effettuati nell’esercizio scorso. E nello stesso periodo, inoltre, presenteremo le certificazioni richieste dalla Corte tra cui una dettagliata rappresentazione delle passività potenziali che troveranno copertura attraverso l’istituzione di una apposito fondo nella delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio. È evidente come rispetto al piano, alcuni obiettivi non sono stati raggiunti. Le percentuali di riscossione sui tributi emessi ogni anno sono purtroppo più basse rispetto alle previsioni del piano e determinano difficoltà finanziarie notevoli che hanno comportato l’utilizzo di anticipazioni finanziarie. La crisi finanziaria che attanaglia buona parte dei comuni italiani rappresenta un cronico problema che i vari governi che si sono succeduti hanno tentato di risolvere attraverso anticipazioni di liquidità grazie alle quali si è fatto fronte al miglioramento dei tempi di pagamento. Appare però evidente come in assenza di una radicale riforma del sistema tributario locale che possa offrire ai comuni sistemi più efficaci di riscossione non si troverà mai una concreta soluzione». (m.presta@corrierecal.it)







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