Cosenza, contestata la selezione per il primario di Pneumologia

Il candidato primo classificato viene escluso in favore del secondo. E propone ricorso davanti al giudice del lavoro. Secondo l’Azienda ospedaliera, però, «non ha la disponibilità anagrafica per sottoscrivere un contratto quinquennale»

COSENZA Un concorso dall’esito contestato, una selezione sulla quale uno dei partecipanti vuole vederci chiaro e una nuova udienza davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Cosenza. La vicenda che ha portato alla nomina del primario del reparto di Pneumologia dell’ospedale bruzio è ancora aperta. E toccherà alla magistratura pronunciarsi sulle decisioni prese dall’Azienda ospedaliera che hanno portato alla scelta di Albino Petrone come guida della struttura complessa. L’udienza – la seconda – è in programma il 18 giugno. E al giudice toccherà analizzare gli atti presentati nel ricordo del dottor Francesco Romano, medico inserito nella pianta organica dell’ospedale Annunziata dal 1986. A Romano era stato conferito, con decorrenza dalla data del 16 maggio 2015, l’incarico di sostituzione del direttore di Unità operativa complessa di Pneumologia, «incarico che – si legge nel ricorso – ha continuato a rivestire, senza soluzione di continuità, ma a seguito di tre distinti rinnovi, sino alla data del 15 febbraio 2019».
LA SELEZIONE L’avviso pubblico per la nomina del primario è arrivato nel giugno 2018. E, sottolineano i legali a cui il medico si è rivolto, tra i requisiti generali «veniva escluso il limite di età, essendo stato precisato, infatti, che (…) la partecipazione all’avviso non era soggetta a limiti d’eta». In effetti, nell’avviso, «contraddittoriamente (sempre secondo gli avvocati che sostengono Romano, ndr) veniva poi sottolineato “che il primo incarico poteva essere conferito solo qualora il termine finale dello stesso (non fosse coinciso o non superasse il limite di età per il collocamento a riposo d’ufficio”». Romano ha partecipato a quella selezione, dalla quale l’Ao ha escluso una sola dottoressa, perché non possedeva «l’anzianità di servizio indicata come requisito di accesso nel bando».
I PUNTEGGI Nelle more del concorso, il medico ha avanzato una istanza «tesa a ottenere la sua permanenza in servizio, sino al raggiungimento del 40° anno di servizio e in ogni caso non oltre il 70° anno di età, non potendo raggiungere, al momento del raggiungimento del limite massimo di età (67 anni) previsto dalla legge Fornero per il suo collocamento in pensione (fissato per il 1° dicembre 2019) il numero di anni richiesto per poter godere nella pensione minima». La domanda di Romano è stata respinta il 12 marzo 2019 dall’Azienda (anche questo atto è stato impugnato) ma, nonostante tutto, il medico è stato convocato due giorni dopo «per il colloquio finalizzato al conferimento dell’incarico». E, a seguito di quel colloquio, il primario facente funzioni ha ottenuto un punteggio molto più alto degli altri concorrenti: 86,46 punti. Al secondo posto è arrivato Albino Petrone (73,65 punti), terzo Giovanni Malomo (66,66). È in questa terna che l’Ao doveva scegliere il nuovo “capo” del reparto. E ha scelto Petrone, con una decisione che oggi Romano contesta. Perché – è questo uno dei motivi del ricorso – «ove il direttore generale intenda nominare uno dei due candidati che non abbiano conseguito il migliore punteggio, deve motivare analiticamente la scelta». Per i legali di Romano questa motivazione non sarebbe sussistente. E non varrebbe neppure, a favore della scelta di Petrone, il motivo che Romano sarebbe andato in pensione nel corso dell’espletamento delle funzioni di primario. Questo perché nell’avviso pubblico l’Ao avrebbe inserito una norma che richiama alla sostituzione del primario con «uno dei due professionisti facenti parte della terna iniziale» nel caso di dimissioni o decadenza del primo classificato.
LE RAGIONI DELL’AZIENDA OSPEDALIERA L’Azienda ospedaliera, da parte sua, spiega «che il dottor Francesco Romano è stato collocato in quiescenza con decorrenza 1 dicembre 2019; che al candidato arrivato primo nella triade non può essere conferito l’incarico in quanto non ha la disponibilità anagrafica per la sottoscrizione del contratto quinquennale e vista l’esperienza maturata dal dottore Albino Petrone in altre strutture di rilevanza nazionale, con specifica formazione su tecniche mediche che non erano presenti prima in questa Azienda» e sulla base di queste valutazioni dispone «di procedere al conferimento dell’incarico» al secondo classificato. Motivazioni entrambe contestate dall’aspirante primario, che aveva chiesto una proroga per restare in servizio e se l’è vista rigettare a suo dire «incomprensibilmente». A decidere sulla battaglia per il posto da primario sarà il giudice del lavoro. (ppp)







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