Cosenza, due giorni di confronto sull’eccellenza di Terapia del dolore – VIDEO

Trenta relatori per “Meet experts on innovative pain therapy”. Amato: «Vogliamo creare un punto di riferimento nazionale per alcune patologie

COSENZA Per avere un’idea di quanto il dolore sia ormai divenuto centrale nella programmazione e nella sostenibilità dei sistemi sanitari moderni bastano pochi, pochissimi numeri; in Italia – con un dato che è sottostimato – è possibile affermare che ben 12 milioni di persone sono affette da dolore cronico, l’incidenza sul totale della popolazione è del 21%.
Tradotto in termini economici significa che la cronicità del dolore incide sulla spesa sanitaria per il 10% (circa 12 miliardi di euro all’anno) ma se la valutazione viene ampliata ad altri fattori – perdita di produttività, assenza dal lavoro, scarsa redditività – il costo complessivo raggiunge i 25 miliardi.
Nel 2010 l’Italia è stata capace, con una scelta legislativa bipartisan, di dotarsi di quella che unanimemente viene definita una norma di straordinaria modernità e civiltà sanitaria, la Legge 38 che disciplina l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Da lì in poi, in tutto il Paese e nei 21 diversi sistemi sanitari regionali, il dolore ha cessato di esser un effetto o un sintomo relativo, ad esempio, ad un trauma o ad una patologia ed è divenuto argomento centrale, etico e interventistico.
La Calabria, sul tema, occupa un posto di rilievo nazionale, per aver istituito a Cosenza un Centro Hub Regionale di Terapia del Dolore e per essere in corsa nel configurare la rete regionale secondo un progetto che è già in itinere; al punto che proprio Cosenza – per due giorni – è stata al centro delle strategie nazionali di settore grazie ad un convegno tematico che ha registrato una imponente partecipazione.
“Meet experts on innovative pain therapy” il titolo dell’incontro articolato in 5 sessioni concluse con le discussioni, 30 i relatori principali.
Direttore scientifico dell’evento Francesco Amato, responsabile del Centro Hub regionale di Terapia del Dolore di Cosenza, che ha sottolineato quanto e come il dolore e gli innovativi approcci interventistici siano ormai temi decisivi: «Lo spirito con il quale abbiamo organizzato questo incontro è quello di stimolare il confronto costante e continuo di idee e di esperienze tra saperi diversi, qui a farla da padrone è la multidisciplinarietà su scala internazionale; per noi tutti questa due giorni è un appuntamento il cui significato riguarda la Calabria intera perché è di tutta evidenza che non siamo considerati gli ultimi della classe per le qualità prestazionali, dobbiamo rafforzare qui questo sentimento di stima. Come centro hub di riferimento regionale abbiamo infatti un’ulteriore mission: comunicare ai cittadini che la cura del dolore si inserisce a pieno titolo nel novero dei diritti alla salute e far sapere loro che dal dolore ci si può liberare, recandosi in uno dei centri specialistici che compongono la rete nazionale della terapia del dolore».
Amato ci tiene a sottolineare il valore del team del Centro regionale: «Ho un gruppo che sostiene e dà forza al progetto della Terapia del dolore con l’obiettivo di creare qui in Calabria un punto di riferimento nazionale per quanto riguarda alcuni tipi di patologie».

Nella due giorni il contributo di Giustino Varrassi, presidente del World Institute of Pain, l’Istituto mondiale sul dolore: «Questo è un argomento di fondamentale importanza perché l’Italia è l’unica nazione al mondo che ha approvato una legge che circa dieci anni fa ha determinato innanzitutto la necessità di valutare il dolore nei pazienti e poi trattarlo di conseguenza; è una legge che ci viene invidiata da molti Paesi anche dell’Unione Europea. Tante regioni italiane si sono adeguate rapidamente, altre meno ed oggi abbiamo delle diversità, sulla rete di cure palliative invece abbiamo una sostanziale uniformità». Infine le precisazioni sul tema degli oppioidi: «Ci sono due prospettive che non possono essere né assimilate, né avvicinate; un conto è il tema delle prescrizioni, altra cosa sono comportamenti che configurano reati, occorre tenere distinti e separati i due livelli, del primo si occupano i medici, del secondo la magistratura».







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