Gdf, avvicendamento alla guida del comando provinciale di Cosenza

Il colonnello Grazioli va a Catanzaro a ricoprire l’incarico di Capo di Stato Maggiore. Al suo posto arriva Danilo Nastasi

di Michele Presta
COSENZA Cita il filosofo greco Socrate e lo scrittore russo Lev Tolstoj, il primo per ricordare che «nessuno basta a se stesso», il secondo affinché sia chiara una cosa: «È più facile fare le leggi che governare». Il colonnello Marco Grazioli si lascia il comando provinciale della Guardia di finanza di Cosenza. Al suo posto Danilo Nastasi, originario di Messina e proveniente da Varese. Ma Grazioli non lascerà la Calabria. Dal 10 ottobre lo aspetta l’incarico di Capo di Stato Maggiore a Catanzaro, un avanzamento di carriera ma anche una scelta di vita. «La Calabria mi ha accolto, ho incontrato delle persone fantastiche che mi hanno reso felice come non lo ero da diverso tempo». Alla cerimonia di congedo formale, celebrata in occasione della festa di San Marco – santo protettore della Guardia di Finanza – hanno partecipato tutte le autorità civili e militari della provincia. È proprio a loro che nel congedarsi, Grazioli rivolge il ringraziamento più grande e sincero, frutto di anni di collaborazione reciproca per raggiungere un solo obiettivo: la promozione del bene. «In questo mio attivismo, professionale, morale e fisico ho provato a esercitare la funzione pubblica con una virtù umana principale: la prudenza. Ho agito per il bene e rettamente – ha dichiarato – con l’obiettivo di proporre il bene comune e non quello individuale. Con le tante soddisfazioni che porterò con me, allo stesso modo porto i fallimenti che arricchiranno la mia esperienza. Non sono stato solo nel promuovere il bene, “nessuno basta a se stesso” diceva Socrate».
I REATI TRIBUTARI ED IL MALAFFARE NELLE PA Fascicoli di indagine, intercettazioni, sequestri. Un rapporto stretto con le procure di Cosenza, Paola e Castrovillari e con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Quattro anni intensi di lavoro su tutto il territorio provinciale caratterizzati da operazioni frutto di una meticolosa attività di indagine. Nel mirino degli uomini coordinati dal colonnello Marco Grazioli sono finiti: bancarottieri, evasori, truffatori e amministratori pubblici. Ha coordinato le operazioni più importanti nei comuni del tirreno cosentino (Amantea, Fuscaldo e Mayerà ndr), prima gli “Appalti spezzatino” nella città di Cosenza. A dicembre dello scorso anno, l’operazione “Lande Desolate” che ha coinvolto oltre al presidente della regione Calabria diversi funzionari della Cittadella. «Il fine comune è quello di promuovere il bene per l’affermazione del valore della legalità deve essere un mezzo, mai un fine –spiega Grazioli nel suo discorso finale-. Ho come riferimento il vangelo e la costituzione. C’è molta costituzione nel vangelo, così come molto vangelo nella costituzione. Ringrazio i miei uomini e le donne di cui non posso che essere orgoglioso come comandante e come cittadino. Chiedo di continuare a vigilare sulla disonesta illegalità e a loro chiedo di dare l’esempio, prima di ogni regola giuridica è necessaria una resistenza morale al malaffare. La nostra coscienza viene messa alla prova ma non c’è niente di più bello che andare a letto stanchi ma sereni e con la coscienza pulita. La mia dignità non è in vendita. Dobbiamo dare esempio restando fedeli al nostro giuramento, non barattare mai la dignità e libertà per un pugno di lenticchie. Ho una storia di boy scout, prendo lo zaino e continuo la mia strada. Come è scritto nella lettera di San Paolo ai romani: «Ho combattuto una buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la mia fede».
LA STAMPA «È PRESIDIO DI LIBERTÀ» Non c’è solo l’impegno contro il malaffare. In questi anni sono nate nuove caserme sul territorio provinciale, di questo Grazioli si è detto grato ai sindaci che si sono attivati affinché tutto l’iter burocratico fosse completato celermente e senza problemi, ma anche la storia che arde nel territorio calabrese. «Non posso che essere grato all’associazione Anti-racket “Lucio Ferrami” – ha ricordato –. Un imprenditore ucciso dalla ndrangheta il 27 ottobre 1981 perché aveva deciso di non pagare il pizzo. Aveva 32 anni quando una raffica di colpi sparati dai killer che lo aspettavano ai bordi della strada lo hanno ucciso. Non so perché alla cerimonia di commemorazione siano sempre pochi, però mi sento di ringraziare la famiglia Ferrami per il senso civico e la solidarietà umana». Nell’elenco dei ringraziamenti fatti dal colonnello Marco Grazili, trovano spazio anche i giornalisti. «Ho trovato delle persone straordinarie, i giornalisti sono presidio di libertà e autonoma. Questo non è da sottovalutare in una terra dove non è facile rimanere indipendenti». (m.presta@corrierecal.it)







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