Falvo: «La corruzione ci costa 60 miliardi all’anno, ma i pm da soli non possono sconfiggerla»

A Cosenza la lectio magistralis del futuro procuratore di Vibo: «Da noi si depreda la cosa pubblica usando il potere come strumento di consenso elettorale. Ma è una battaglia che da sola la magistratura non può vincere. Abbiamo nuovi strumenti come l’agente sotto copertura o il trojan, ma vanno usati con molta attenzione e parsimonia»

COSENZA L’Italia ha una zavorra che al Sud diventa ancora più pesante: la corruzione. Tanto al Nord quanto al Sud il fenomeno è serpeggiante negli apparati dello Stato ma è a latitudini meridiane che bisogna annotare come spesso la corruzione si accompagni a condizionamenti di tipo mafioso. L’argomento è stato al centro di una lectio magistralis del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Camillo Falvo. Il pm, che aspetta il via libera del Plenum del Csm per assumere l’incarico di capo della Procura di Vibo Valentia (qui la notizia del voto unanime della Quinta Commissione), è stato ospite della fondazione TrasParenza a Cosenza. «L’Italia – spiega Falvo – ha tre grandi mali: l’evasione, la corruzione e la criminalità organizzata. L’evasione ha un costo sociale annuale di 120 miliardi di euro. La corruzione di 60 miliardi. La criminalità organizzata ha un costo sociale che non è calcolabile, ma che sicuramente è maggiore ai primi due dati a cui ho fatto riferimento». La corruzione si annida spesso nelle strette di mano di piccoli funzionari comunali, anche se i veri affari sono da sempre rappresentati dalla realizzazione delle grandi opere. «Consideriamo che un chilometro di selciato ferroviario per l’alta velocità in Italia per la tratta Roma-Napoli – prosegue il prossimo procuratore di Vibo – è costato 47 milioni di euro. Il prezzo è lievitato mano a mano che le condizioni morfologiche sono cambiate e dunque da Bologna a Firenze il costo dello stesso chilometro è arrivato a 96,4 milioni di euro. Se paragoniamo con il tratto Parigi-Lione costato 10 milioni di euro, mentre tra Tokio e Osaka si sono spesi 9 milioni, è logico che le differenze e i problemi atavici della nostra nazione balzano subito agli occhi». Il fenomeno della corruzione esplode con il boom economico e da allora in barba alle contrazioni dell’economia è cresciuto sempre di più. «Si tratta anche – dice Camillo Falvo – di una impostazione culturale. Nei paesi nord europei c’è l’idea che la pubblica amministrazione sia una cosa che appartenga a tutti. Da noi invece, la cosa pubblica è intesa come una cosa che non appartiene a nessuno e quindi ognuno la può depredare come meglio crede, usando spesso il potere che ne deriva come strumento per ottenere consenso elettorale». Durante l’incontro organizzato dalla fondazione TrasParenza il magistrato si è soffermato anche sulle diverse riforme con cui negli anni si è provato contrastare il fenomeno. Dalla Bassanini bis fino alla recente “spazza corrotti”. «Il problema della corruzione, cosi come degli altri tipi di abusi, è l’emersione. La corruzione si consuma tra poche persone, noi dobbiamo fare affidamento sulle soffiate o sulle indagini che nascono da captazioni fortuite. Per queste ragioni – aggiunge Falvo – si tratta di una battaglia che da sola la magistratura non può vincere. La legge ci consente di avere nuovi strumenti come l’agente sotto copertura o il trojan nel cellulare ma sono istituti che dobbiamo usare con molta attenzione e parsimonia. Quello che possiamo fare è puntare molto sulle misure di prevenzione. Arrivare alla confisca dei beni attraverso il riconoscimento di una pericolosità sociale di un soggetto e di una acquisizione illegittima. Di recente – conclude il futuro procuratore di Vibo – questo istituto è stato affiancato anche ai reati commessi dai cosiddetti “colletti bianchi”. Ne sono felice perché ci permette di punire riacquistando i beni. Spesso le sentenze di condanna per abuso di ufficio o corruzione non sono mai esattamente congrue». (mi.pr)







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