Cosenza, Occhiuto a processo per bancarotta fraudolenta

Prima udienza del procedimento a carico del sindaco il 2 aprile 2020. Condanna con il rito abbreviato per la sorella del primo cittadino, archiviata la posizione dell’ex capo di gabinetto Potestio. Nell’inchiesta i travasi di soldi tra società

di Michele Presta
COSENZA
Il giudice di udienza preliminare del tribunale di Cosenza, Luigi Branda, ha rinviato a giudizio Mario Occhiuto che dovrà difendersi dall’accusa di bancarotta fraudolenta (il processo inizierà il 2 aprile del 2020). Il primo cittadino di Cosenza risultava indagato nello stesso procedimento insieme alla sorella Annunziata Occhiuto che, scegliendo il rito abbreviato è stata condannata al minimo edittale della pena, di 1 anno e 4 mesi (pena sospesa). Archiviata, invece, la posizione dell’ex capo di gabinetto del comune di Cosenza, Carmine Potestio.
I tre finirono nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Cosenza, coordinata da Mario Spagnuolo, al termine di un periodo di accertamento che durò due anni. Il nucleo di polizia economico-finanziaria, in quel lasso di tempo, ha controllato relazioni, conti correnti e movimenti bancari di Mario Occhiuto, nei panni di imprenditore, e delle società in cui compariva come socio. Travasi di soldi da un conto all’altro, con l’escamotage del “finanziamento infruttifero”. Centinaia di migliaia di euro, passati dalla società Ofin s.r.l. (fallita nel 2014) che si intreccia con la vita aziendale della Feel S.r.l, della Zenobia S.r.l., della Moa S.r.l., della Oltrestudio S.r.l. e dello stesso Mario Occhiuto.

Mario Occhiuto

Un doppio fronte, quello seguito dalla Procura della Repubblica, che persegue gli illeciti penali, senza tralasciare gli aspetti di natura civile. «L’insolvenza della società fallita, è dovuta ad una crescente crisi di liquidità – è scritto nell’informativa della guardia di finanza – dovuta essenzialmente a finanziamenti non restituiti da soci a società partecipate e, in misura marginale, ad antieconomiche cessioni di leasing su beni aziendali ed alcuni prelievi ingiustificati di cassa». Ed i finanziamenti infruttiferi, sono stati erogati a favore della Feel S.r.l. per 814mila 750 euro; della Zenobia S.r.l. per 7mila 850euro e di Mario Occhiuto per 3 milioni e 55mila euro. «Somme –appuntano i finanzieri – date senza motivata contropartita e, soprattutto, senza le adeguate garanzie che normalmente richiederebbe un intermediario finanziario».

L’INDAGINE SULLA OFIN ED IL RUOLO DI OCCHIUTO I finanzieri hanno ripercorso la vita delle aziende coinvolte nell’indagine. Gli investigatori si sono raccapezzati tra le delibere (mancanti) per un aumento di capitale e le relazioni che il curatore fallimentare ha ricevuto dall’amministratore della società Annunziata Occhiuto. La Ofin versa nelle casse della Feel e della Zenobia, entrambe beneficiarie di soldi pubblici erogati dal ministero dello Sviluppo economico. Più di 7 milioni di euro in totale, ma c’è una tranche che tarda ad arrivare e come riportato nell’informativa della guardia di finanza datata 6 maggio 2019, «secondo quanto riferito al curatore da Annunziata Occhiuto, la mancata erogazione delle somme residue da parte del ministero avrebbe generato enormi difficoltà finanziarie che hanno impedito alle predette società di portare avanti le rispettive attività fino a determinare lo stato di attuale crisi in cui le stesse versano per non aver potuto far fronte al pagamento dei debiti contratti nei diversi finanziatori». Tutte le operazioni finanziarie e l’inerzia della Ofin per la guardia di finanza hanno però un comune denominatore: la presenza di Mario Occhiuto «presente a vario titolo con notevole influenza». E se il ministero mette nero su bianco le regole da seguire per ottenere le agevolazioni, nel contesto di indagine, emerge il contrario. «Effettuando conferimenti nelle partecipate sotto l’errata e perdurante forma del “futuro aumento del capitale sociale” ci sia stato il chiaro intento di non procedere ad alcun effettivo aumento del capitale nonché il concreto interesse alla concessione di meri finanziamenti, peraltro erogati oltre prudenziale misura». Il bilancio chiuso al 31.12.2013 della Ofin è di soli 373 euro. Nella fase dibattimentale, Nicola Carratelli (legale di Mario Occhiuto) dovrà convincere i giudici circa la liceità delle operazioni del suo assistito. Per l’avvocato, il compito di smontare l’inchiesta coordinata dal pm Marialuigia D’Andrea nella quale Occhiuto risultava come capo delle compagini sociali dello stesso gruppo. Per l’accusa sarebbe Occhiuto, insieme alle società di cui fa parte, a ricevere soldi dalla Ofin. Quattrini che per i finanzieri «avrebbero dovuto soddisfare i creditori, in primis l’erario». E proprio in riferimento all’Agenzia delle entrate, si apre un altro capitolo corposo delle indagini: quello relativo alla situazione debitoria del sindaco.
(m.presta@corrierecal.it)







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