«L’Asp di Cosenza ha troppi debiti e le officine non riparano più le ambulanze»

La denuncia dell’Usb: «Ripercussioni disastrose sulla gestione delle emergenze. E si fa ricorso ai privati con un costo di 500 euro al giorno»

COSENZA «Da alcuni giorni, le officine autorizzate ad eseguire le riparazioni dei mezzi del 118, non effettuano più questi lavori a causa di una situazione creditoria pregressa accumulata nel tempo. Questa condizione ha una ripercussione disastrosa sull’andamento di un servizio indispensabile per il sistema urgenza-emergenza». È quanto denuncia l’Usb di Cosenza. «Le ambulanze attualmente in dotazione al 118 hanno un chilometraggio che supera abbondantemente i 400.000 km, sono usurate dal tempo e necessitano di continue riparazioni, che a seguito dei debiti dell’Azienda Sanitaria nei confronti delle officine, sono state bloccate. La situazione sta naturalmente procurando ritardi nei soccorsi e nei trasferimenti urgenti e questi sono solo i primi effetti della mancanza di mezzi idonei ed efficienti».
Per far fronte alla situazione, osserva il sindacato, si fa ricorso «ai mezzi privati con i loro relativi autisti, che comportano un ulteriore aggravio economico per l’Azienda sanitaria». Da sottolineare infatti «la carenza di autisti di autoambulanza: bisognerebbe assumerne almeno 16 per raggiungere il numero ottimale previsto dall’Asp». Assunzioni che secondo l’Usb «andrebbero a sanare, una volta risolta la mancanza di ambulanze, una situazione che si trascina ormai da troppo tempo e che riguarda alcune postazioni del 118 (Lungro e Cariati) gestite da privati con un costo giornaliero di 400/500 euro».
«La chiusura di molti ospedali periferici e il ridimensionamento di alcuni servizi nei territori della nostra Provincia avrebbe dovuto comportare un potenziamento del 118 (unico presidio disponibile 24 ore su 24). Accade, invece, esattamente il contrario; anzi, evidentemente, pare che la scelta – conclude il sindacato – sia quella di favorire la privatizzazione del servizio. La fine del commissariamento, così come richiesto dalla maggioranza dei sindaci della provincia di Cosenza, e il ridimensionamento del Decreto Calabria sono le uniche strade percorribili per ridare gambe ad un sistema sanitario mortificato negli anni da un piano di rientro che lo ha messo in ginocchio».







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