Cgil all’attacco: «Sorprende la debolezza programmatica dei partiti»

Il segretario generale del sindacato Sposato punta l’indice contro la politica che si preoccupa solo delle candidature mentre «per la Calabria serve una svolta»

«Auspichiamo che oltre la discussione sulle candidature ci siano momenti di confronto necessari sui programmi e sulle prospettive». Lo scrive, su facebook, il segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato. «La Calabria – sostiene Sposato – non solo non ha cambiato passo, come proponevamo nel novembre 2017 ma la situazione è gravemente peggiorata sotto il profilo economico-sociale. Nelle prossime settimane ci troveremo di fronte a una serie di vertenze cruciali che coinvolgeranno migliaia di lavoratori in una fase delicata e in prossimità del voto regionale. 4500 lavoratori nella pubblica amministrazione ex lsu-lpu attendono entro il 31 dicembre i povvedimenti normativi per la stabilizzazione, oltre 500 lavoratori del pulimento scolastico sono a rischio, migliaia di lavoratori impegnati nella sanità pubblica e privata impegnati negli appalti saranno in scadenza contrattuale, i lavoratori del terziario come è avvenuto al Carrefour di Crotone vengono licenziati con un messaggio, dando l’idea che in Calabria anche i gruppi internazionali possono fare ciò che vogliono. I 4500 lavoratori del settore idraulico forestale attendono da 10 anni il rinnovo contrattuale. In sanità il sistema e al collasso e servono 5000 assunzioni di medici e infermieri. Tutto ciò, rischia di fare diventare la Calabria una polveriera sociale. In questi giorni, i partiti stanno presentando le loro candidature in vista delle elezioni regionali, alcune candidature sono già in campo. Quello che ci sorprende – aggiunge il segretario generale della Cgil Calabria – è la debolezza dei contenuti e dei programmi che si vogliono mettere in campo per superare le emergenze. Serve una svolta». Secondo Sposato, «occorre voltare pagina, abbandonare l’idea di un regionalismo fondato sull’assistenza e sul precariato e puntare su politiche attive del lavoro. Assistenzialismo utile solo a mantenere classi dirigenti trasversali aride e senza prospettive, che si autoalimentano, bloccando ogni rinnovamento e cambiamento. Alla Calabria serve una nuova politica, serve una grande stagione di riforme per ridisegnare la sua geografia istituzionale, perché sono tanti 400 comuni, perché sono tanti gli ospedali fotocopia, perché non si può creare lavoro solo con tirocini e precariato a vita, perché la partecipazione pubblica e gli enti strumentali si devono occupare di migliorare la Calabria e non possono solo servire come carrozzoni di familismi e clientele. Serve una regione normale che governi la sanità per curare i malati e garantire la salute dei cittadini e non per assicurare doppie, triple fatture in appalti e forniture. Serve – rileva il segretario della Cgil Calabria – una regione che stia al fianco dei cittadini e delle procure antimafia e combatta la ‘ndrangheta e ogni illegalità. Serve una regione capace di un confronto con il governo per un grande Piano per il lavoro, con investimenti pubblici, che discuta di Gioia Tauro, sblocco delle infrastrutture, Zes, contratti di sviluppo, economia verde, alta velocità e mobilità sostenibile. Serve una regione antifascista e antirazzista, per questo occorre unità contro la deriva xenofoba e leghista. Per questa ragione, sarebbe stato più semplice partire da un programma di priorità e cambiamento per la Calabria con il coinvolgimento della società civile e fare una grande alleanza sociale per la Calabria». Sposato conclude: «Auspichiamo che oltre la discussione sulle candidature ci siano momenti di confronto necessari sui programmi e sulle prospettive. La Cgil è pronta con le sue proposte e la sua autonomia a un confronto costruttivo per una nuova Calabria».







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