Voleva solo prendere i farmaci alla figlia, pentito assolto dall’accusa di evasione

Il collaboratore di giustizia cosentino Vincenzo De Rose era stato sorpreso fuori dall’abitazione dove era ristretto ai domiciliari. I giudici accolgono la tesi secondo cui stava provvedendo ai bisogni della figlia malata

COSENZA Non era un’evasione. Vincenzo De Rose, nel pomeriggio del 24 novembre di 3 anni fa si è spostato dalla casa dove era ristretto ai domiciliari per provvedere ai bisogni della figlia malata. Per questo il giudice Vittoria Calà lo ha assolto perché il fatto non sussiste. De Rose, all’epoca dei fatti, non era ancora nella schiera dei collaboratori di giustizia, per questo le forze dell’ordine lo tenevano sotto controllo con maggiore attenzione. Nonostante fosse ai domiciliari, di lui non bisognava perdere le tracce perché, come emerso anche nel corso del processo “Job Center” (nel quale è stato condannato), Vincenzo De Rose era nei ranghi alti del gruppo criminale degli Abbruzzese. Le forze dell’ordine lo beccarono all’appuntamento con un uomo già noto negli ambienti investigativi ma senza nessuna condanna. Secondo la ricostruzione emersa nel processo, anche grazie alla testimonianza della moglie di De Rose, i due si sarebbero incontrati con il solo scopo di ottenere informazioni circa l’acquisto di farmaci. Il coinvolgimento dell’amico di famiglia si rese necessario perché anche la convivente del collaboratore di giustizia scontava una detenzione domiciliare. Nel corso del processo, la donna ha spiegato al giudice come fosse a conoscenza della malattia della figlia e di quelle che sarebbero dovute essere le medicine da utilizzare ma di cui non aveva la disponibilità in casa. L’avvocato Michele Gigliotti, durante il dibattimento, per confermare la bontà di quanto dichiarato dalla donna ha prodotto una sentenza assolutoria nei confronti dell’imputata nella quale ricorreva ancora una volta lo stato di necessità di cure per la figlia. Che De Rose non volesse tentare una fuga, secondo il giudice, sarebbe provato anche dal fatto che è stato fermato ad una manciata di metri dalla sua abitazione e che appena incontrati gli organi di polizia giudiziaria non ha tentato nessun accenno di allontanamento. Salvare la vita da un potenziale stato di pericolo, dunque, ha permesso a Vincenzo De Rose di provare la buona fede dell’azione che stava realizzando. (mi.pr)







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