Scalea, il sindaco “furbetto” in missione (falsa) per conto dell’Asp – VIDEO

Le celle agganciate dal telefono di Gennaro Licursi svelano ai finanzieri la truffa messa in atto con la complicità di tre indagati del distretto del Tirreno. Dopo un’acquisizione di atti il primo cittadino, preoccupato, si presenta alla guardia di finanza. Così la Procura di Paola ha scoperto il sistema e sollecitato il sequestro di 12mila euro

di Michele Presta
PAOLA Il sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello stato e falsa attestazione della presenza in servizio. Il suo badge da dipendente dell’Asp di Cosenza per il distretto del Tirreno diceva che si trovava in ufficio o in missione mentre in realtà i finanzieri della tenenza di Scalea avevano accertato tutt’altro. Licursi, nella struttura sanitaria della città in cui ricopre il ruolo di primo cittadino, svolgeva la mansione di responsabile del servizio di continuità assistenziale 118 e Guardie mediche del distretto Asp del Tirreno e, secondo le Fiamme gialle, per la falsa attestazione della presenza del luogo di lavoro si è avvalso della collaborazione di Paolo Filice, Valentino Cuppelli e Angela Riccetti. Si tratta di dipendenti dell’Azienda sanitaria provinciale nei confronti dei quali il gip del Tribunale di Paola ha disposto la sospensione dell’esercizio del pubblico servizio per sei mesi. Le indagini, coordinate dalla procura diretta da Pierpaolo Bruni, sono iniziate nel maggio del 2018 e sono proseguite fino allo scorso luglio. Sarebbero oltre 650 le ore di assenza contestate dalla Procura e che avrebbero fruttato agli indagati un ingiusto profitto di 12mila euro, sequestrati per equivalente, su disposizione del giudice per le indagini preliminari.

LA CONFERENZA STAMPA Un metodo di indagine classico. Pedinamenti, controllo dei dati e apposizione di telecamere di video sorveglianza. «La guardia di finanza ha dato prova di saper indirizzare e coltivare le investigazioni anche con dei metodi classici – ha spiegato Pierpaolo Bruni –. In questi anni i finanzieri hanno operato soprattutto scandagliando i documenti delle pubbliche amministrazioni ma con questa operazione hanno dimostrato competenze e qualità professionali». Un metodo “vecchia scuola” che, però, spiega il capo della procura di Paola «ha permesso di ricostruire la vicenda dell’assenteismo di Licursi che anziché lavorare si spostava per svolgere delle attività di tipo personale». All’incontro con i cronisti ha partecipato anche Danilo Nastasi, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza. «L’indagine è durata circa un anno e abbiamo riscontrato condotte di false presenze in servizio da parte del principale indagato che complice altri dipendenti si assentava dal lavoro. Abbiamo stimato che le assenze ingiustificate sono quantificabili in circa 12mila euro che abbiamo deciso di sottoporre a sequestro». Nessuna utilità o scambi di denaro sono stati accertati tra gli indagati, come ha spiegato il capitan Federico Gragnoli. «Non abbiamo riscontrato validi motivi a sostegno delle assenze di Gennaro Licursi. Mentre per quanto riguarda il rapporto con gli altri indagati loro ne attestavano falsamente la presenza in ufficio oppure in missione e questo è un palese venir meno ai loro compiti».

LE MISSIONI FALSE E L’AVVISAGLIA DELLE INDAGINI Ricevuta la delega di indagine i finanzieri hanno tenuto sotto controllo Gennaro Licursi: lo hanno monitorato dal mese di maggio del 2018 fino alla fine di luglio del 2019. Giorno dopo giorno hanno annotato gli spostamenti del responsabile del servizio di guardia medica prima con degli appostamenti poi controllando tutti i documenti che ne avrebbero dovuto attestare la presenza in ufficio. Da qui le fiamme gialle si sono accorte come ci fosse una falsa attestazione delle missioni. «L’indagato non si è recato nelle città dove era stato comandato a recarsi in servizio esterno per conto dell’Asp – è scritto nei documenti d’indagine –, percependo indebitamente indennità di missione non spettanti, nonché emolumenti stipendiali non dovuti in ragione del fatto che come risultato dai dati delle celle telefoniche non si trovava sul luogo dove era stato comandato di recarsi in missione». È in questo contesto che si inserisce la condotta illegittima degli altri indagati che, come fa notare il gip accogliendo le risultanze d’indagine finite nell’informativa della guardia di finanza, avrebbero dovuto «autorizzare ed effettuare le missioni e ad attestare a tergo del foglio di missioni, l’avvenuta corretta effettuazione attraverso l’apposizione delle certificazioni di aver visto il Licursi sul logo della missione».
C’è pero un’acquisizione della guardia di finanza che fa scattare il campanello d’allarme e Gennaro Licursi corregge subito il tiro delle assenze. Il giorno in cui sono stati acquisiti gli atti da cui desumere le presunte condotte fraudolente rappresenta un punto di svolta nelle indagini. Il sindaco di Scalea ne viene a conoscenza e rizza le antenne. «Le attività tecniche hanno subito una drastica e netta perdita di efficacia a decorrere da quel giorno – è scritto nell’ordinanza – circostanza che porta a ritenere che terzi abbiano rivelato l’esistenza di investigazioni a carico del Licursi ed evidentemente anche l’oggetto delle stesse e che ha determinato il mutamento di condotta da parte del medesimo. La tesi è avvalorata dal dato che Licursi l’11 luglio del 2019 si è presentato presso gli uffici della guardia di finanza di Scalea perché preoccupato di quanto venuto a conoscenza di attività investigative sul suo conto quale dipendente dell’Asp». Subito dopo, dal primo agosto del 2019, ha preferito il pensionamento, rimanendo comunque a disposizione dell’azienda sanitaria provinciale ma come consulente a titolo gratuito. (m.presta@corrierecal.it)







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