RINASCITA | La “premonizione” dei fedelissimi di Mancuso: «Ne arrestano 400»

L’ossessione del boss di Limbadi per le comunicazioni. I rimbrotti a Pittelli («che ci fa là il telefono?») e il terrore per la microspia trovata in un’auto. Il tentativo del legale di recuperare atti riservati riesce in parte. «Con Gratteri la Procura è blindata»

di Pablo Petrasso
CATANZARO
«Il telefono che ci fa là?». L’ossessione di Luigi Mancuso, potente boss di Limbadi, per le intercettazioni, è racchiusa in una frase rivolta al suo legale (e amico) Giancarlo Pittelli. È il 27 aprile 2018 e l’avvocato pranza a casa del “Supremo” quando subisce il suo rimbrotto. Il telefono sparisce. E, per gli investigatori della Dda di Catanzaro, l’intervento conferma «la consapevolezza dell’inopportunità di quell’incontro e del tenore dei discorsi affrontati e da affrontare». In effetti quella preoccupazione è fondata. Poco più di un mese dopo diventa ancora più palpabile quanto Giovanni Giamborino, luogotenente del capoclan, trova una microspia all’interno dell’automobile «utilizzata per trasportare Pittelli, anche tempo prima, nei luoghi di incontro con Luigi Mancuso». Da tempo il gruppo vive nel terrore di un’operazione incipiente. Esattamente da quando il pentimento di Andrea Mantella ha promesso di sconvolgere i piani della cosche vibonesi. Di abbatterle, come in effetti è avvenuto con il blitz “Rinascita Scott” della Dda di Catanzaro.

«NE ARRESTANO 400» «Lui sapeva di tutto e di più. E quello che non sapeva lui gliel’hanno raccontato». La collaborazione di Mantella, boss emergente del Vibonese, con i magistrati è un problema per la cosca Mancuso e i suoi sodali. L’avvocato Giancarlo Pittelli, che gli investigatori della Dda considerano il collante tra ambienti mafiosi e massoneria deviata, è riuscito – grazie alle proprie entrature – a ottenere «atti d’indagine coperti da segreto». Si tratta dei primi verbali di interrogatorio del pentito. I contenuti di quelle carte interessano molto al boss Luigi Mancuso. E, quando Giamborino li commenta, ai magistrati della Distrettuale antimafia – che ascoltano tutto – è evidente che una fuga di notizie è iniziata. Perché dal colloquio intercettato, Giamborino ipotizza addirittura una parte dei contenuti e il numero di persone messe a rischio dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia. «Quattrocento persone (dato non molto distante dalla realtà, visto che gli indagati nel blitz “Rinascita Scott” sono 416, ndr)… Chi me l’ha detto mi ha detto che ci sono imprenditori, cominciano a sequestrargli tutte le cose, mi hanno detto che pure avvocati, medici, di tutto e di più ce n’è». La parte più spaventosa nei fogli riempiti da Mantella sono i «250 omissis» e il timore è che il pentito «combini il macello». Sono tutti preoccupati, secondo Giamborino. A partire dagli uomini del clan Barca («per ‘sto fatto di Mantella che li sta nominando… li sta rovinando»). E tutti sembrano sapere qualcosa di quei verbali («dicono “li arrestiamo a tutti”, ma qui ci sono pure politici nel mezzo», dice uno degli indagati»).

LA PROCURA BLINDATA La novità, però, è che rispetto al passato l’accesso alle informazioni riservate è più difficile. Secondo quanto riporta il Gip distrettuale nell’ordinanza di custodia cautelare, «Pittelli aveva ribadito a Giamborino alcuni contenuti delle dichiarazioni di Mantella, affermando la difficoltà di accedere a informazioni investigative rispetto a prima, in quanto il nuovo procuratore Gratteri aveva blindato l’ufficio rendendolo inaccessibile». Questa difficoltà spaventa Pittelli: l’avvocato confida «di avere paura per sé e per lui» e poi – sempre parlando con Giamborino – ribadisce quanto sia importante che «Luigi Mancuso fosse “fuori” perché la sua presenza sul territorio assicurava la pace». Sono dialoghi che fanno impressione, specie perché coinvolgono un “uomo di legge” che è stato anche a lungo parlamentare. Che, in una delle conversazioni, rimpiange «i tempi di Mariano Lombardi», ex procuratore capo a Catanzaro. (p.petrasso@corrierecal.it)







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