Rifiuti, soluzione tampone a Catanzaro. A Cosenza «disastro» dietro l’angolo

Abramo trova una soluzione tampone per evitare l’aumento delle tariffe e “guadagna” quattro mesi. Calabra Maceri denuncia i ritardi nei pagamenti dei Comuni e l’ammasso di scarti nel proprio impianto. «Nuova emergenza sempre più probabile»

Una soluzione tampone a Catanzaro. A Cosenza, invece, lo spettro dell’emergenza rifiuti aleggia sempre più consistente. Con la scadenza dei contratti e dell’ordinanza contingibile e urgente firmata dal governatore Mario Oliverio, gli Ato delle due province si trovano a gestire l’ennesimo passaggio delicato.

LA SCELTA DI ABRAMO A Catanzaro, Sergio Abramo (sindaco del capoluogo e presidente dell’Ato) si è trovato a fronteggiare la scadenza dell’ordinanza regionale con la quale la giunta aveva imposto ai gestori degli impianti l’aumento del trattamento dell’umido fino al 50% dei normali standard. A fine anno, con il documento scaduto, ad Alli il servizio era stato temporaneamente sospeso in attesa di una riunione tecnica invocata dal gestore, Ecologia Oggi. La società aveva anche una rimodulazione della tariffa: da 70 euro a tonnellata a 140. Lo stallo si è concluso con la scelta del presidente della Provincia Sergio Abramo che, per evitare un salasso per Comuni e cittadini, ha di fatto prorogato l’ordinanza regionale lasciando temporaneamente immutato il quadro economico e gestionale. Questo fino a maggio, quando il Comune spera di riuscire a completare i lavori in corso sull’impianto. Una volta completato il revamping, il sito sarà gestito da una società che si occuperà anche degli oneri di gestione. Quattro mesi, dunque, per evitare una nuova emergenza.

CALABRA MACERI E IL CONTRATTO SCADUTO A un passo dal precipizio, invece, la situazione nel Cosentino. Dove Calabra Maceri, in una nota pubblicata dal Quotidiano del Sud, annuncia la scadenza del contratto il 31 dicembre spiegando che «per mero spirito di servizio e di collaborazione, il servizio viene attualmente prestato in favore delle pubbliche amministrazioni coinvolte (seppur non dovuto). Tale possibilità è stata concessa, in adesione alla richiesta formulata, per le vie brevi, in occasione dell’assemblea dell’Ato 1 dello scorso 30 dicembre e, successivamente, formalizzata con pec alla nostra azienda». Calabra Maceri sottolinea che vista la situazione i Comuni non possono lamentarsi del mancato conferimento. E ricorda che la Regione è stata costretta a revocare la delega amministrativa «per manifesta morosità dei Comuni dello stesso Ato, i quali non hanno versato la quota ridotta (l’80% di una tariffa che si è dimostrata essere circa la metà di quella effettivamente dovuta) per il conferimento, trattamento e recupero/smaltimento di rur e ford. Nel territorio regionale solo l’Ato 1 di Cosenza non è sta to in grado di soddisfare gli adempimenti prescritti dalla legge regionale 5/2019 e dalla Convenzione stipulata con la Regione, non riuscendo a rientrare nel pagamento di circa nove milioni di euro a fronte dei circa 36 milioni rendicontati dalla Regione all’Ato 1 di Cosenza per tutta l’attività di gestione dell’anno 2019». I ritardi dei Comuni creano «un vulnus finanziario alla nostra e alle altre aziende, che hanno lavorato su questo territorio, a differenza degli altri soggetti, pubblici e privati degli altri Ato, che da notizie assunte, sono stati pagati fino a tutto novembre 2019, direttamente dalla Regione Calabria». Calabra Maceri ci tiene a sottolineare come la responsabilità «di certo non è imputabile a questa impresa, o ad altri operatori, che nonostante i noti inadempimenti delle pubbliche amministrazioni, non hanno mai risolto il contratto, se pur nelle possibilità di farlo, solo perché abbiamo compreso, noi, le necessità del sistema». Il secondo nodo è di natura tecnica: «Questa problematica – scrive Calabra Maceri -è legata alla corretta gestione del ciclo rifiuti. Sulla base di quanto avvenuto negli ultimi tre mesi del 2019, nel quale sono stati conferiti, nel nostro impianto (tra rur e ford), ben 35 mila tonnellate circa di rifiuti, avremmo dovuto evacuare scarti (i così detti sovvalli di lavorazione) per circa 20mila tonnellate. Tuttavia, se n’è potuto evacuare in tutto circa 17mila tonnellate con un evidente deficit di circa 3mila tonnellate, per come certificato dal funzionario incaricato della Regione Calabria che, a supporto dell’Ato 1, ha chiuso la rendicontazione tecnica dell’ultimo trimestre 2019. Quindi è stato certificato che gli stoccaggi del nostro impianto, allo scorso 31 dicembre, sono gravati da circa 3 mila tonnellate di scarti che non dovevano giacere presso il sito. Da questo mese la situazione si è ulteriormente aggravata perché, per questioni tecniche apparentemente poco rilevanti, la discarica di Cassano allo Jonio è stata chiusa e, quindi, non può ricevere quella parte degli scarti(circa un terzo del complessivo) di propria competenza. A causa di queste problematiche, seppur non dovuto per carenza di contratto, abbiamo accettato i conferimenti, dovendoli tuttavia ridurre in circa 100 tonnelate di media per i rur e 100 per la ford, a fronte di una richiesta giornaliera che, a regime, è di circa 250 tonnellate di media per i rur e altrettanto per la ford. Nel prossimo contratto, così per come prescritto per legge, l’ufficio Ato sarà tenuta ad indicarci le quantità da accettare per ciascun Comune dell’Ato 1 presso il nostro impianto. In mancanza potremo in modo insindacabile accettare i quantitativi che riterremo idonei ad una attenta attività di trattamento. Il tutto sempre nel rispetto di quelle che sono le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni a noi rilasciate». Calabra Maceri chiede «un intervento finalizzato a evitare un disastro sociale e igienico-sanitario sempre più probabile». Che potrebbe manifestarsi, sul piano finanziario con «il ripristino della delega amministrativa con pagamento a carico della Regione per il 2019 e il conseguente allineamento ai pagamenti ricevuti da tutti gli altri soggetti impiegati nel circuito pubblico di gestione dei rifiuti urbani». E sul piano tecnico «di valutare ogni possibile soluzione per consentirci di conferire gli scarti alle varie discariche pubbliche e al termovalorizzatore regionale di Gioia Tauro, così da ridurre gli scarti in giacenza».







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