La versione di Bernini: «Santelli? Berlusconi l’ha scelta fin dal primo momento»

La presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia ricostruisce la scelta del candidato governatore di centrodestra. «I tempi della politica diversi rispetto alle cronache giornalistiche. Due le parole chiave per la Calabria: giovani e lavoro. Il reddito di cittadinanza ha fatto solo danni»

COSENZA Anna Maria Bernini è il presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia, presso il Senato della Repubblica. Ha ricoperto il ruolo di Ministro della Repubblica ed è considerata tra gli esponenti azzurri più vicini a Silvio Berlusconi. È ora giunta in Calabria, per sostenere e per supportare, in prima persona, la candidatura alla presidenza della Regione di Jole Santelli, alla quale è legata da sinceri e profondi sentimenti di amicizia. La stessa Bernini, non si è sottratta ad alcune domande, che abbiamo avuto modo di porle.
Presidente Bernini, manca una settimana al voto: gli ultimi sondaggi diffusi davano in testa il centrodestra. Crede che sia fatta?
«Al di là dei sondaggi, conta il clima che si respira. I calabresi sono un popolo straordinario, vitale e, lasciatemelo dire, laborioso. Ha una gran voglia di riscatto e il centrodestra ha saputo intercettarla. Basta piangersi addosso. Ci sono energie positive che vanno solo liberate. E ciò sarà possibile grazie ad una guida presente, esperta ed espressione di questa terra come solo Jole Santelli poteva essere».
Eppure il nome della Santelli non è emerso subito. Quando c’è stata la svolta?
«Il presidente Berlusconi ha avuto le idee chiare sin dal primo momento. Ma i tempi della politica talvolta sono diversi rispetto alle cronache giornalistiche. E poi una donna capace e impegnata come Jole aveva bisogno di un giusto supplemento di riflessione personale prima di accettare un impegno così importante. Le assicuro una cosa: tutti sapevamo che era la persona giusta al momento giusto. E i fatti ci stanno dando ragione».
Lei parlava di riscatto. Come pensate sia possibile raggiungere questo obiettivo?
«Non neghiamo l’evidenza. I problemi sono tanti ma non per questo la Calabria deve continuare ad essere associata solo alla criminalità organizzata e al malaffare. Le parole chiave sono due: giovani e lavoro. Di certo questa regione come tutto il Sud non ha bisogno di misure assistenziali come il reddito di cittadinanza che ha fatto solo danni. Ha bisogno di lavoro, di investire nelle future generazioni».
E quindi?
«Serve un nuovo patto sociale che coinvolga amministratori, scuole, istituzioni e giovani per creare nuovi sbocchi professionali e rilanciare l’economia. I ragazzi vanno indirizzati nella maniera giusta. La Calabria ha delle ricchezze naturali che non sono state ancora sfruttate abbastanza. Il mare, i prodotti della terra, un patrimonio artistico e storico ineguagliabile. Io credo si debba ripartire da qui, puntando sugli istituti professionali che creino giovani esperti in queste materie: turismo, agricoltura, arte e anche nuove tecnologie. Anche i fondi europei, che sono tanti ma troppo spesso mal indirizzati e persi, devono andare in questa direzione». (gf)





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