«Siete a casa nostra». A Cetraro comandavano i “pirati” delle tonnare

Quattro persone sono finite in carcere su richiesta della procura di Paola per gli abbordaggi con estorsione. Bruni: «Grazie alle denunce siamo riusciti ad accertare tre episodi». Il racconto delle vittime: «Circondavano la barca e ci minacciavano, non potevamo fare altro che cedere il pescato»

di Michele Presta
PAOLA
La pesca del tonno rosso ha delle regole ferree e definite, ma quando l’equipaggio dei pescherecci si è ritrovato di fronte Carmine Piemontese, Domenico Iorio, Franco Pinto e Raffaele Mazzuca, altro non ha potuto fare che prendere il pescato e consegnarlo nelle loro mani. «Siete a casa nostra», intimavano agli ignari pescatori che navigavano il Tirreno. Per i quattro, il gip del tribunale di Paola, su richiesta della procura guidata da Pierpaolo Bruni, ha disposto gli arresti cautelari in carcere con l’accusa di estorsione. Tre gli episodi contestati, tutti avvenuti nel mese di maggio 2018, uno degli episodi è aggravato anche dall’utilizzo di una pistola. «Facevano spaventare i tonni – riferisce uno degli armatori ai finanzieri – e uno di loro si piegava per estrarre una pistola dalla tasca e facendola notare la roteava dal bacino dietro la schiena». I racconti degli armatori, finiti nel fascicolo d’indagine, chiariscono come sarebbero avvenute le estorsioni. Quando arrivavano vicini alle barche, i quattro, avrebbero assunto atteggiamenti intimidatori nei confronti di tutto il personale a bordo. E così il tonno, anche contro la volontà degli equipaggi, veniva passato da una barca all’altra. Gli episodi finiti sotto la lente degli inquirenti sono tre e sono avvenuti il 27, il 28 e il 29 maggio del 2018. Gli atteggiamenti intimidatori non risparmiavano neanche i commissari Iccat che si trovavano a bordo per validare tutte le operazioni di pescato.

LE ESTORSIONI Dalle denunce presentate dai titolari dei pescherecci gli agenti della finanza hanno ricostruito gli episodi estorsivi avvenuti al largo di San Lucido, Belvedere e Cetraro. «Mentre eravamo impegnati a rimettere la rete a bordo – raccontano – venivamo avvicinati da alcune imbarcazioni da diporto e senza la nostra autorizzazione sono saliti a bordo della nostra imbarcazione da pesca. Dopo un’animata discussione siamo stati minacciati in quanto volevano quei tonni morti che avevano visto in coperta». A nulla sarebbero valse le giustificazioni e i tentativi di sottrarsi alla richiesta estorsiva. «Noi abbiamo spiegato che non potevamo dare i tonni, ma loro insistevano. Si sono alterati e pertanto, al fine di non avere guai, considerato che a bordo avevamo 5 tonni morti che già l’osservatore aveva misurato, abbiamo deciso di darli a loro. Anche l’osservatore ha chiesto chiarimenti ma malgrado questo, considerato che alzavano la voce dicendo “siete a casa nostra”. E quindi abbiamo dato questi cinque tonni». L’avvicinamento alle barche era studiato bene quasi quanto le leggi che regolano la pesca del tonno rosso. Prima di avvicinarsi ai pescherecci, dalle barche dove si trovavano i presunti estortori, venivano buttati in mare ami con delle esche e poi dei palloni in modo tale che i branchi di tonni spaventati si allontanassero dalle reti predisposte dagli equipaggi. «I natanti continuavano a disturbare e impedire le attività di pesca buttando esche con ami con l’ausilio di palloni – raccontano le vittime – con manovre azzardate disturbavano la navigazione di tutti i motopescherecci non permettendoci di calare le reti a circuizione per la pesca del tonno».
IL LAVORO DEGLI INVESTIGATORI «L’indagine è nata dall’aggressione dei soggetti attinti poi dalle misure cautelari nei confronti di pescherecci che stavano svolgendo la loro attività al largo della costa tirrenica – ha dichiarato il procuratore Pierpaolo Bruni nel corso della conferenza stampa –. Ci siamo attivati insieme alla guardia di finanza e alla capitaneria di porto attraverso rilievi fotografici e identificazioni e al controllo aeronavale, alla ricostruzione dei fatti e all’attribuzione delle fattispecie di reato agli autori». Un lavoro di sinergia e di collaborazione interforze esaltato anche dal colonnello Danilo Nastasi, comandante della guardia di finanza per la provincia di Cosenza. «L’integrazione tra la componente aeronavale e territoriale per questo tipo di indagine è stata fondamentale». Su una delle estorsioni, aggravata dall’utilizzo di una pistola, il colonnello Nastasi ha aggiunto: «In quel caso specifico è intervenuta la componente aeronavale della guardia di finanza, l’armatore e il comandante di uno dei motopescherecci hanno rappresentato l’utilizzo di una pistola a livello intimidatorio. Ma c’è dell’altro. Dalle indagini è emerso come i soggetti conoscessero bene le regole della pesca del tonno e sapessero anche come a bordo ci fossero degli osservatori internazionali e anche nei loro riguardi sono state rivolte delle frasi minacciose». Nessuna contiguità con la cosca Muto. Nonostante tre dei soggetti fermati (Carmine Piemontese, Domenico Iorio e Francesco Pinto) avessero dei precedenti penali, dalle indagini non è risultata nessuna commistione con i gruppi criminali del luogo. All’incontro con la stampa ha partecipato anche il Pietro Autori (comandante della compagnia e del gruppo di Paola) insieme al tenente colonnello Alberto Catone, comandante del Roan di Vibo Valentia ed il Tenente di vascello Antonino Saladino. (m.presta@corrierecal.it)





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