Cosenza, le motivazioni sul dissesto comunale

I giudici ripercorrono gli anni finiti all’attenzione della magistratura contabile. Dalla mancata attività di riscossione al «dissesto occulto» fino al deterioramento della situazione finanziaria

di Michele Presta
COSENZA Palazzo dei Bruzi nel 2019 va in default finanziario. È la prima volta nella sua storia amministrativa. Le contestazioni della sezione regionale della Corte dei Conti prima e delle Sezioni Riunite poi, non lasciano margini d’appello alle controdeduzioni prodotte  in giudizio dall’amministrazione comunale. La terna commissariale sta già provando a ricostruire il buco finanziario scavato nel triennio 2015/2018. Risanare le passività non sarà facile, ma in attesa che venga approvato il bilancio riequilibrato al comune c’è già  chi bussa cassa. Le motivazioni depositate a distanza di due mesi dalla presa d’atto della delibera di dissesto, ricostruiscono le operazioni finanziarie fatte negli ultimi quattro anni. E così il presidente Mario Pischedda e gli altri membri valutano il rigetto delle deduzioni avanzate dall’amministrazione comunale e il contestuale dissesto del comune.
GLI OBIETTIVI INTERMEDI E IL RIEQUILIBRIO  Lo aveva già constatato la sezione regionale della Corte dei Conti nella delibera 66 dello scorso luglio (qui la notizia). Senza girarci intorno, la magistratura contabile, aveva individuato come l’amministrazione comunale non riuscisse a raggiungere gli obiettivi intermedi predisposti nel piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Il rigetto delle eccezioni sollevate sul punto in appello, le Sezioni Unite lo motivano così: «La predeterminazione di obiettivi intermedi è intrinsecamente connaturale a qualsiasi piano pluriennale, che è tale in quanto l’obiettivo finale non può essere raggiunto immediatamente ma richiede una determinata cadenza temporale. Ammettere che un PRFP (piano di riequilibrio finanziario pluriennale ndr) possa non avere obiettivi intermedi, significa ammettere la possibilità che il bilancio venga effettivamente riequilibrato soltanto nella parte finale del periodo previsto dal piano, circostanza questa in contrasto con l’obbligo costituzionale di perseguire l’equilibrio di bilancio e che, qualora il PRFP coinvolga diverse compagini amministrative, finirebbe con scaricare l’onere del riequilibrio su quella in carica nell’ultimo periodo di validità del piano». Obiettivi di medio periodo ed un traguardo finale da raggiungere in più anni sono l’essenza stessa del riequilibrio, cosa che «il solo controllo finale» basti per come riportato in deduzione da comune non trova condivisione nella corte e neanche nella legge secondo il disposto dell’articolo 247 quater del Tuel.
«DETERIORARSI DELLA SITUAZIONE FINANZIARIA» Nel ricostruire tutte le fasi che hanno portato al dissesto del comune di Cosenza, le Sezioni Unite, si sono anche soffermate sulle condotte che dal mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano di rientro, hanno portato al peggioramento della situazione economica. Motivano i giuridici: «La delibera della Sezione regionale di controllo non ha accertato soltanto il mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi, sub specie del mancato raggiungimento degli obiettivi delle varie leve di risanamento predisposte nel PRFP, ma ha accertato il progressivo deteriorarsi della situazione finanziaria dell’ente e l’impossibilità di raggiungere il riequilibrio». Ed è per questo che quanto sostenuto dall’amministrazione circa la possibilità di raggiungere un nuovo equilibrio ha convinto i giudici contabili. «L’esame del Collegio deve incentrarsi sull’attuale situazione finanziaria dell’ente e verificare se vi è stato un effettivo miglioramento e se l’ente è in grado di raggiungere il riequilibrio nel residuo spazio temporale di vigenza del Prfp.
Il disavanzo indicato nel Prfp, basato sui dati approvati nel consuntivo 2012 e da ripianare nel decennio 2013-2022, ammontava ad € 114.751.000,00 ed era costituito dalle seguenti voci: debiti fuori bilancio (€ 7.538.000), oneri verso il commissario per l’emergenza ambientale (€ 12.906.00), passività società partecipate (€ 3.500.000), riduzione trasferimenti erariali (€ 65.763.000) fondo svalutazione crediti (€ 9.601.000) restituzione fondo di rotazione (€ 15.443.000).   In seguito all’entrata in vigore della contabilità armonizzata, introdotta dal decreto legislativo 23 giugno 2011 n.118, il Comune, dopo aver effettuato il riaccertamento straordinario dei residui, ha rideterminato il risultato di amministrazione al primo gennaio 2015 esponendo un disavanzo di € 101.195.900,07. Con la deliberazione n. 38 del 6 agosto 2019, relativa alla salvaguardia degli equilibri di bilancio ai sensi dell’art. 193 Tuel, l’ente espone che a seguito delle “variazioni apportate, sia nella parte entrata che nella parte spesa del bilancio di previsione 2019-2021, si evince la previsione di un disavanzo complessivo di 11.545.322,59” che questo disavanzo troverà copertura, per euro 2.053.187,23 sul bilancio 2019, per euro 4.682.591,36 nel bilancio 2020 e per euro 4.809.544,00 sul bilancio 2021. Dai dati sopra esposti dovrebbe dedursi che l’ente sin dal 1/01/2015 era uscito dal Prfp: infatti, l’intero disavanzo a quella data (€ 101.195.900,07) derivava dal riaccertamento straordinario conseguente all’entrata in vigore del nuovo sistema contabile (cd extradeficit), tanto che con delibera consiliare 33/2015, ne è stato disposto il ripiano in trenta annualità di € 3.373.196,67». Tutti questi artifizi numerici però tutto fanno tranne che convincere i giudici che bollano i calcoli come «talmente lontani dalla realtà da non essere neanche ipotizzata dallo stesso ente, sicché è chiaro come i dati contabili non rispecchino la reale situazione finanziaria dell’ente».
IL DISSESTO OCCULTO Tutto il mancato rispetto delle regole contabili, spinge il collegio a ipotizzare come la situazione finanziaria si sia talmente aggravata al punto tale che il Comune di Cosenza abbia di fatto già attraversato una fase di dissesto ma non nei termini di legge, bensì occulto. A questo si aggiungano altre considerazioni come quelle secondo la quale: «L’ente ha utilizzato i fondi vincolati per il pagamento della spesa corrente senza ricostituirli integralmente: in particolare al 31 dicembre 2017 erano da reintegrare fondi vincolati per € 10.220.962,47 e al 31 dicembre 2018 per € 2.605.789,52». E dopo aver letto la deliberazione di giunta 77 del 2019 i giudici hanno anche spiegato come: «Si evince il permanere della grave mancanza di liquidità; infatti, viene concordato un piano di accumulo per consentire al Tesoriere di procedere a fine anno alla restituzione dell’anticipazione di liquidità (€ 19.959.583,47) concessa dalla Cassa Depositi e Prestiti ai sensi dell’art. 1, comma 849, della l. 30 dicembre 2018, n. 145, e al pagamento delle rate in scadenza relative ai mutui in ammortamento, ai BOC e alle altre anticipazioni di liquidità, debiti tutti garantiti da delegazioni pagamento.  Dalle delibera si evince pure che, per procedere ai suddetti pagamenti e per restituire totalmente l’anticipazione di tesoreria, occorrono € 49.875.374,00, importo che corrisponde a circa il 27% degli incassi avvenuti nell’esercizio precedente e che appare ben lungi dall’essere posseduto dal Comune».
LA QUESTIONE DELLA RISCOSSIONE Come già sollevato dalla sezione regionale, al Comune sono imputate le scarse performance circa il recupero dei tributi, in città evase per una percentuale altissima. La lotta all’evasione ha prodotto risultati scarsi ma quello su cui l’amministrazione comunale ha cercato di fare leva sono le riscossioni potenziali, riuscendo in questo modo a sostenere di avere della liquidità di cui in realtà non si aveva nessuna disposizione. «ai fini della reale situazione finanziaria dell’ente, gli accertamenti vanno messi in relazione alle riscossioni, giacché è solo con la riscossione che l’entrata si realizza, mentre l’accertamento senza riscossione costituisce un’entrata solo potenziale, non essendo altro che un mero diritto di credito». Se nel 2015 le riscossioni relative ai residui attivi nel 2015 era del 21,90%, nel 2018 del 9,62%. «A fronte di questa riduzione vi è un notevole incremento del loro ammontare complessivo essendo passati da 84.426.015,60 a 152.318.951,29, con una variazione dell’80,42 % . La bassa riscossione dei residui protratta nel tempo, non solo incide negativamente sulla cassa, ma è indice di uno squilibrio occulto, atteso che si è fatto fronte a spese effettivamente sostenute con entrate potenziali di dubbia esigibilità, determinando in tal modo uno squilibrio di bilancio dinamico che l’ente invece di risolvere, compensa con il costante ricorso ad anticipazioni di cassa, impedendo l’emersione del deficit e della conseguente concreta incapacità di evadere le obbligazioni contratte».
ULTERIORI DEBITI FUORI BILANCIO «La Sezione ha accertato anche l’esistenza di debiti fuori bilancio ancora di riconoscere: in particolare nel periodo 2013-2019 l’Ente ha riconosciuto debiti per soli € 5.139.702,79, a fronte di passività da riconoscere per € 30.508.776,77» è scritto nelle motivazioni relative al dissesto comunale. «I debiti pagati (alcuni anche senza previo riconoscimento in bilancio) sono stati nel complesso  € 10.801.516,35; ne restano, quindi, da onorare € 24.846.963,21». I giudici sostengono che l’esistenza di questi debiti sia particolarmente grave, perché si tratta di spese obbligatorie che denotano il mancato adempimento di funzioni essenziali.

 







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