Occhiuto: «No alla logica del consenso e alla “caccia” ai contagiati. Il virus non si batte così»

Intervista al sindaco di Cosenza: «Iniziamo a mettere in discussione la certezza che il sistema lombardo sia quello migliore. Non è così, la sanità in mano ai privati è il costo che stiamo pagando: anche per questo mancano le terapie intensive». Prosegue il lavoro per la redazione del bilancio riequilibrato. «Jole Santelli sta gestendo l’emergenza nel migliore dei modi»

di Michele Presta
COSENZA 
La prima linea sanitaria è affidata ai medici, quella del contenimento delle infezioni è affidata al buon senso dei cittadini e dei sindaci che con diverse ordinanze stanno provando a blindare i propri territori. Nei prossimi giorni, racconteremo le esperienze di uomini e donne che guidano le amministrazioni comunali in questo periodo tragico. Iniziamo da Cosenza, dove il sindaco Mario Occhiuto fronteggia l’emergenza da amministratore della città capoluogo di provincia e centro dove ha sede l’ospedale hub dell’Annunziata snodo fondamentale per tutto il territorio.

In una recente riunione in Prefettura si è discusso del proliferare di ordinanze, sarebbe servita una linea comune?
«L’autonomia che abbiamo nell’emanare delle ordinanze è quella che ci riconosce la legge. I sindaci sono massima  autorità locale quando succedono cose così gravi come l’emergenza da Coronavirus. Abbiamo l’obbligo di intervenire come meglio crediamo. Io penso che il problema sia un altro se devo essere sincero.

Quale?
«Che in epoca dei social e della rete c’è più che un senso di responsabilità, che moltissimi hanno, una sorta di rincorsa a strumentalizzare i casi per ottenere il consenso. Così è avvenuto a livello nazionale con i decreti pubblicati, susseguiti dall’intervento di presidenti di regione e sindaci anche da un punto di vista mediatico che mi sembrano solo dei modi per cavalcare gli eventi e recuperare un consenso perduto. Su una esigenza di pericolo reale vedo che vengono spettacolarizzate le cose. Il panico è una sorta di sentimento di paura collettiva che ti fa prendere delle decisioni non tanto da un punto di vista razionale ma dettato da paura e isteria collettiva. In questo momento chi ricopre una carica deve innanzitutto “restare umano”,  non siamo masse indistinte, le persone sono masse mosse da paure. Non possiamo abbandonarci alla ricerca del consenso bisogna anche comprendere le ragioni degli altri».

Si riferisce all’esodo di tante persone che dal Nord sono arrivate anche nella nostra città?
«Anche. Ci sono migliaia di  giovani che vivono e lavorano fuori e adesso sono quasi diventati bersagli di una caccia che stanno praticando proprio i calabresi. Questo andava evitato, avremmo dovuto fare dei provvedimenti garantendo a tutti la possibilità di quarantena singola per mettersi in sicurezza e garantire lo stesso ai loro famigliari. Sarebbe stato meglio anziché scatenare quest’odio che ha degli effetti dannosi. Vuole sapere cosa abbiamo ottenuto? Che chi ha dei sintomi, neanche lo denuncia e rimane a casa sperando che siano dei sintomi lievi. Avremmo avuto bisogno di regole certe e anticipate da far rispettare categoricamente come hanno fatto in Cina. Blindare tutto forse non sarebbe stato necessario se avessimo agito per tempo. Comunque nonostante l’emergenza ci siamo organizzati e grazie anche alle associazioni di volontariato a Cosenza riusciamo a garantire un minimo di assistenza agli anziani e alle persone sole».

È stato un problema di scarsa organizzazione dunque?
«Non solo, la classe dirigente ha le sue colpe, e soprattutto chi ha sempre esaltato il modello della sanità lombarda. Non oso immaginare se l’epidemia fosse scoppiata prima da noi, avremmo avuto una valanga di critiche su quanto siamo “i peggiori del mondo”. In Lombardia le cose stanno colando a picco e comunque loro rimangono i migliori. Nessuno però dice che per colpa della corruzione, della criminalità e della politica, la sanità è stata commissariata per un programma nazionale che pur di ridurre i costi ha chiuso gli ospedali per avallare una logica sanitaria lasciata in mano ai privati che hanno costretto alla chiusura i presidi i territoriali per investire su quello più conveniente. Mi riferisco alla interventistica più remunerativa delle grandi cliniche private, se adesso non abbiamo reparti di malattie infettive e terapie intensive è anche per questo».

Superata questa emergenza si ritornerà a parlare seriamente di ospedale a Cosenza?
«
Il dibattito è sempre aperto, ma dobbiamo concretamente realizzare delle opere, rincorriamo sempre la burocrazia. È normale che per separare l’Unità Operativa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, collocata nello stesso padiglione del reparto di Malattie Infettive, sia stata necessaria una pandemia? Ora è arrivato davvero il momento di dire basta alla politica degli annunci, con una sburocratizzazione e risorse finanziarie usate nel migliori dei modi la città, così come la regione e l’intero paese si potrà risollevare».

La situazione finanziaria del comune di Cosenza è preoccupante, teme che dalle minori entrate causate da questo periodo possa generarsi una situazione irrecuperabile?
«Tutti i comuni adesso si troveranno minori entrate. Mancheranno le imposte locali oltre al fatto che i comuni vivono di una serie di entrate derivanti dalle concessioni. Viviamo una situazione difficile, anche sotto questo aspetto il governo si dovrà determinare. Abbiamo subito tagli indiscriminati per 12 milioni di euro in meno ogni anno. I tagli lineari hanno penalizzato i Comuni e non hanno prodotto risultati positivi. Sono bastati due mesi di epidemia a far saltare tutti gli equilibri, dovremmo capire quello che abbiamo fatto in questi anni forse non è stato produttivo ma soprattutto che nel pubblico ci sono delle esigenze che non possono essere messe da parte».

Come procede l’iter per l’approvazione del bilancio riequilibrato, i giorni passano e si potrebbe arrivare alla scadenza senza nessuna discussione.
«
Abbiamo tre mesi da quando si sono inseriti i commissari, penso che questi termini saranno prorogati. Stiamo lavorando sia per il piano riequilibrato sia per la massa passiva dei debitori. Chiaramente dobbiamo ripartire, qualora sarà necessaria una votazione in consiglio dobbiamo essere pronti a presentarci, esprimere il nostro voto e mandare avanti l’amministrazione. Le modalità ci sono e anche non essendo presenti fisicamente è possibile assicurare il proprio contributo al dibattito».

Cosa la preoccupa di più?
«Avevamo fatto di Cosenza una città simbolo della cultura della convivenza e dell’accoglienza. Avremo delle difficoltà nel ripartire è meglio esserne consapevoli. Il virus è stato letale non solo da un punto di vista medico ma anche perché ha distrutto lo spirito di convivenza su cui si reggeva il nostro modello di città».

Come valuta l’operato di Jole Santelli?
«Ha trovato una situazione al limite del collasso che ha gestito nel migliore dei modi possibili. Abbiamo contenuto per il momento l’epidemia, ma nonostante tutto sono aumentati posti letto in terapia intensiva a Catanzaro. Penso sia stata brava nel fare tesoro delle iniziative e delle esperienze che sono state fatte nel Nord del paese». (m.presta@corrierecal.it)

 





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