Cosenza, dai cinesi in dono 6mila mascherine

Prosegue a Palazzo dei Bruzi l’attività amministrativa. Sono in distribuzione delle mascherine dotate dalla comunità asiatica in città

COSENZA «Siamo in municipio con il vicesindaco Francesco Caruso e l’assessore Carmine Vizza per coordinare i servizi essenziali e le misure riferite all’emergenza in atto. Oggi abbiamo anche ricevuto i nostri amici cinesi, il presidente Wu Zhengbin (Gino) e Xu Ai Guo di “Mondo Risparmio Campus”, che ci hanno donato seimila mascherine che saranno distribuite ai volontari e a chi si occupa dei servizi essenziali». A Palazzo dei Bruzi l’attività continua regolare. «Li ringrazio moltissimo per questa vicinanza. Da loro ci viene uno straordinario esempio. Ogni contributo, per quanto piccolo serve a farci sentire, anche in questo isolamento, comunità – scrive Occhiuto -. Fronteggiamo l’emergenza ma restiamo umani. Gli uomini non sono dati matematici, calcoli, curve, masse indistinte. Siamo innanzitutto persone, mosse da sentimenti, paure, necessità. Alla ricerca di un domani migliore. Tutti dobbiamo essere osservanti delle prescrizioni. Abbiamo rinunciato alla libertà ma solo con l’obiettivo di riuscire a superare prima possibile questo periodo difficile. Ciò non vuol dire che dobbiamo abbandonarci all’odio o farci trascinare dal panico alimentato dai social; se mai sforziamoci di comprendere, per quanto sia difficile, le ragioni degli altri. Io ho fatto tutto il possibile come Autorità Sanitaria Locale per contrastare la diffusione del contagio e per mitigarne gli effetti: ho emanato Ordinanze per annullare in anticipo la Fiera di San Giuseppe, per chiudere i centri per gli anziani dove sarebbe stato facile diffondere il virus, per ampliare i posti letto di malattie infettive e per disporre indicazioni specifiche a tutti gli operatori e alla Polizia municipale. Ho fatto atti che hanno prodotto azioni concrete ma mi sono sempre rifiutato di speculare sulla situazione esistente per rafforzare il mio consenso. Ho evitato gli atteggiamenti da “sceriffo” con eccessiva spettacolarizzazione sui social, magari alimentando la caccia all’untore o invocando limitazioni ancora più stringenti di quelle previste dai decreti».

 







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