L’uovo “amaro” di Cosenza, cinque consiglieri contestano Occhiuto

La scelta del primo cittadino di collocare un uovo di Pasqua e l’icona della Madonna del Pilerio con strutture decorate da luminarie ha suscitato l’ira di parte della maggioranza: «Non può esserci altra simbologia se non quella delle bandiere a mezz’asta che campeggiano sulla casa comunale»

COSENZA La sorpresa all’interno dell’uovo di Pasqua è una crisi di maggioranza. La sistemazione del simbolo pasquale avvolto dal tricolore e di una icona della Madonna del Pilerio con la struttura delle luminarie pianificata dal sindaco Mario Occhiuto, è stata l’occasione per una levata degli scudi decisa. Cinque consiglieri di maggioranza bocciano l’iniziativa del sindaco e calcano la mano su una gestione “allegra” della crisi determinata dal Coronavirus in città. Che a bocciare la scelta “simbolica” voluta da Occhiuto siano Sergio del Giudice e Davide Bruno, non è certamente una notizia. Entrambi per motivi diversi sono lontani dalle orbite dell’ala che in consiglio siede alla destra di Occhiuto. Ne hanno contribuito all’elezione con un pacchetto di voti consistente, ma poi, dissidi e dissapori hanno preso il sopravvento; sono fuori dal radar di Palazzo dei Bruzi. Così non è invece per Gisberto Spadafora, tra i “colonnelli” del primo cittadino e che per la prima volta dopo quattro anni di amministrazione rema contro. Aspettavano invece l’assist vincente i due “meloniani” D’Ippolito e Apicella per affondare il colpo e iniziare a scontare la richiesta (sempre evasa dal sindaco) di un azzeramento di giunta avanzata dopo l’approvazione della delibera con cui si è certificato il default finanziario dell’ente.
Per i cinque, la collocazione all’interno della città dell’uovo di Pasqua e della Madonna del Pilerio (seppur frutto di donazione) sono un segno contrario a quelli che sono i comportamenti da adottare per contenere il contagio. «Il momento è importante e non bisogna inviare ai cittadini ed alla intera comunità segnali contraddittori – sostengono i cinque -. Bisogna mandare alla città invece segnali chiari, ispirati al buon senso ed al rispetto delle regole rispetto alle quali oggi è fondamentale, per il bene di tutta la comunità attenersi». Le due strutture luminose, striderebbero dunque secondo i cinque con il comportamento austero e rispettoso che bisogna adottare nei confronti delle tante persone che a causa del Covid-19 hanno perso la vita. «Bisogna rispettare le tante vittime di questa terribile tragedia che stiamo vivendo – aggiungono -. Oggi non c’è e non può esserci altra simbologia se non quella delle bandiere a mezz’asta che campeggiano sulla casa comunale». Ma in città non c’è solo il problema della sistemazione delle due strutture. In città da diversi giorni il traffico veicolare e pedonale è aumentato. L’allarme è stato lanciato anche dal primario di malattie infettive dell’Annunziata e sul punto i cinque richiamano l’esiguità dei controlli da parte delle forze dell’ordine. «Quello che si sta facendo sembra non essere sufficiente non essere sufficienti al rispetto delle norme di contenimento del contagio. Anche alcune recenti scelte amministrative adottate dal Comune di Cosenza non vanno nella direzione auspicata dagli esperti. Ad esempio non aver la compilazione telematica della domanda da presentare per il rilascio del beneficio economico del buono spesa alimentare ha innescato un andirivieni di persone che si stanno recando presso i diversi punti di consegna dei moduli. Oggi si registravano file importanti che nulla avevano del distanziamento sociale che le disposizioni nazionali e regionali prevedono». Insomma, Occhiuto cercava la pace, ha trovato una guerra logora interna al municipio che ne potrebbe minare la stabilità per l’ultimo scampolo di consiliatura. (mi.pr.)

 







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