«Coronavirus, i lavoratori della sanità privata non sono di serie B»

La Fp Cgil di Cosenza sottolinea difficoltà nel reperire dispositivi di protezione e disparità nel trattamento economico. «Modifiche peggiorative nei contratti e sicurezza incerta»

COSENZA «Il personale della sanità privata non è costituito da lavoratori di serie B. In alcune strutture private del nostro territorio ricadono attività urgenti no Covid che si riversano su lavoratori e professionisti della sanità privata. Alla grande sinergia messa in campo da pubblico e privato per affrontare l’emergenza sanitaria non corrisponde parità di trattamento per i lavoratori. Un divario che da sempre vogliamo colmare e ora insostenibile. Indennità, organici, sicurezza: sono tanti i punti di divergenza tra pubblico e privato e le disparità all’interno del privato stesso che ora emergono in modo ancor più netto». La Fp Cgil di Cosenza, dopo la specifica delle disposizioni ministeriali di contenimento dell’emergenza Covid, ha denunciato fin dal principio «la carenza di dispositivi di protezione individuale per gli operatori che lavorano nei servizi accreditati della sanità privata. L’obiettivo era quello di non fare entrare il virus in queste strutture considerata la fragilità degli ospiti, rafforzandone le misure di contenimento del rischio con modalità organizzative rigide e dispositivi di protezione individuali adeguati». E, alla luce di quell’allarme, il sindacato «ha registrato, da un continuo monitoraggio sul territorio provinciale, una differenza a livello organizzativo e in termini di prevenzione e riduzione del rischio di contagio Covid 19 all’interno delle strutture sanitarie private».
«Tale situazione – si legge in una nota firmata da Teodora Gagliardi e Alessandro Iuliano – viene in parte avallata da una nota inviata dalle Associazioni Uneba, Anaste, Aris, Aiop, Agidae, Unindustria e Crea nella quale le scriventi specificavano “che già da diverso tempo era stata evidenziata la grave difficoltà di reperire questi presidi e sollecitavano le Istituzioni (prima ancora che si registrassero casi in Calabria) ad adoperarsi affinché la Regione non si trovasse impreparata”».
Anche rispetto alla gestione dei ricoveri «ci si è chiesto – continua il sindacato – se rientrassero tra quelli espressamente previsti per i quali non sussiste il divieto, stabilito fino al 26 aprile, dall’ordinanza del Presidente della Regione Calabria n°29 del 13 aprile 2020: “La sospensione non riguarda le prestazioni di ricovero per riabilitazione ospedaliera ed extra ospedaliera acuta, post acuta ed estensiva, in quanto il processo riabilitativo non può essere posticipato nelle sue fasi, al fine di evitare/ridurre eventuali esiti invalidanti” e se risultano rispettate le procedure predisposte nell’ordinanza sopra richiamata atte a ridurre al massimo il rischio di contagio agli ospiti e al personale socio sanitario».
In particolare, «gli accessi ai ricoveri avvengono senza esami mirati ad accertare un eventuale infezione da virus Covid 19: tale circostanza è alquanto preoccupante perché nasconde l’eventuale ingresso di pazienti apparentemente asintomatici ma che potrebbero essere positivi all’infezione virale. Da qui la necessità di effettuare necessariamente il tampone nasofaringeo prima dell’accesso e che questo venga eseguito in un’apposita zona dedicata e da personale idoneo e dotato di tutti i presidi di protezione».
La Fp Cgil «ribadisce l’importanza di eseguire tamponi programmati anche a tutto il personale con un monitoraggio continuo e scrupoloso delle sintomatologie eventualmente evidenziate ed afferenti al virus. I lavoratori della sanità privata intendono svolgere il loro servizio alla comunità in piena sicurezza, nella garanzia di poter svolgere il proprio dovere quotidianamente e nel miglior modo possibile e con la giusta valorizzazione. Lavoratori che, in questo momento di emergenza subiscono anche modifiche peggiorative del contratto applicato, o vengono danneggiati economicamente a seguito del ricorso agli ammortizzatori sociali, pagati dall’Inps o che non vedono rispettati i termini di pagamento delle loro retribuzioni».
Finora le note «inviate agli organi competenti provinciali e regionali non hanno avuto alcun riscontro. Eppure le vicende delle Rsa di Bocchigliero e Torano Castello ci hanno fatto comprendere che manca una corretta informazione sulla reale dimensione del fenomeno e sul rischio tenuta di strutture in cui anche il personale sanitario risulta positivo al virus e dove le perplessità sull’adeguata assistenza sanitaria erogata si rafforzano alla luce di richieste di riduzione e/o sospensione dell’attività lavorativa. Si attendono risposte e assunzioni di responsabilità che servano a cambiare il corso degli eventi».
«Se questa è la situazione legata all’emergenza – continua la nota –, ricordiamo che a dicembre 2019 il decreto n°179 del Commissario ad acta per la Sanità della Regione Calabria, ha assestato un duro colpo alla sanità calabrese con la riduzione del budget per le strutture private. Sono state ridotte le risorse per l’acquisto di prestazioni diagnostiche e strumentali dalle strutture accreditate. Auspicavamo che tali risorse potessero essere messe a disposizione per potenziare le strutture pubbliche, che da anni sono depauperate sia in termini di personale e sia in termini di dotazioni strumentali, motivo per il quale un aumento di risorse economiche avrebbe potenziato il sistema pubblico, fornendo ai cittadini le prestazioni necessarie per garantire e riequilibrare il numero complessivo delle prestazioni. Ma non è stato così per tutti i cittadini, i quali si sono visti costretti ad accettare date di prenotazione sempre più lontane».
A seguito del decreto, «nell’occhio del ciclone sono finiti i lavoratori, messi a rischio di occupazione, poiché nella sanità privata se vi sono problemi aziendali i primi a farne le spese sono proprio i dipendenti. Dipendenti costretti ad accettare una diversità contrattuale da struttura a struttura che evidenzia disparità inaccettabili tra professioni sanitarie equipollenti; stessa disparità presente anche tra i dipendenti di struttura privata e struttura pubblica. Tagliare le risorse e non reinvestirle in sanità non è accettabile ed è offensivo e lesivo verso tutti i cittadini calabresi che, da dieci anni vedono il susseguirsi di vari commissari che si affannano a tagliare per rientrare dal debito senza ottenere risultati. Gran parte dei cittadini è stata costretta a cercare risposte assistenziali in termini di qualità, tempestività ed efficienza fuori dai nostri confini regionali, provocando un incremento sostanziale della spesa sanitaria. Siamo convinti che sulla Sanità Calabrese servono scelte forti e decise, che mirano ad un equilibrio pubblico-privato in termini di qualità ed efficienza , ad una organizzazione del personale in termini assistenziali, nel rispetto totale dei pazienti che necessitano di cure e del diritto alla salute».
Anche i lavoratori della sanità privata «sono impegnati in una guerra con un nemico invisibile; dobbiamo riuscire a stigmatizzare tutte le incertezze che ad oggi persistono, facendo emergere eventuali anomalie e responsabilità. Siamo convinti che “il lavoro è sicurezza” e perciò chiediamo di garantire in termini di tempestività e tempi di attuazione tutte le procedure e i protocolli in tutela della salute degli stessi lavoratori».





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