«Artifici contabili, lavori fermi e debiti»: l’assalto della minoranza ad Occhiuto

«Facciamo cadere questo castello di carte» sostiene Bianca Rende, mentre Carlo Guccione chiede le dimissioni del vice sindaco Francesco Caruso a causa della questione di Piazza Bilotti. L’opposizione in conferenza stampa fa il punto sulla questione municipio-società di depurazione

di Michele Presta
COSENZA
«Ci aspettiamo le dimissioni del vice sindaco ed assessore al bilancio Francesco Caruso». Le polemiche non sono sopite, anzi, poco prima del consiglio comunale, Carlo Guccione ha rianimato le ceneri di un dibattito che da diversi giorni si consuma sulle pagine dei giornali. Questa volta non sono i ritardi e le inadempienze relative al Cis per sbloccare i 90 milioni messi a disposizione dal Cipe (qui il nostro approfondimento) ma le dichiarazioni rilasciate dall’assessore ai lavori pubblici all’interrogazione fatta dalla minoranza sullo stato dell’arte di Piazza Bilotti quasi un lustro fa (qui la notizia). «Ci aspettiamo le dimissioni di Caruso per la vicenda di Piazza Bilotti perché lui era assessore ai lavori pubblici e rispetto alle nostre contestazioni dell’epoca lui ci rassicurò dicendoci che era tutto in regola che non c’erano problemi di collaudo e quant’altro invece poi è emerso con l’inchiesta della Dda di Catanzaro». Una richiesta formulata con il semplice obiettivo di espiare una colpa «per il rischio che ci ha fatto correre» visto il numero di eventi e concerti che sono susseguiti sulla piazza fino al 24 aprile, giorno in cui i finanzieri hanno apposto transenne e sigilli ai locali sottostanti. «Caruso ci rispose dicendo che lui aveva fatto una ricerca e risultavano che le carte della piazza erano in regola  e che noi eravamo i soliti detrattori che gettavano fango sulla giunta Occhiuto- chiude Guccione – vedremo se quelle dichiarazioni finiranno nel fascicolo d’inchiesta».
LA QUESTIONE GEKO E «OCCHIUTO AL CAPOLINEA»  La minoranza aduna la stampa per la prima volta in questo 2020 dal tempo sospeso e lo fa per portare all’attenzione pubblica quanto riferito dagli uffici municipali relativamente alla questione Palazzo dei Bruzi – Geko spa. Nello specifico la questione riguarda la mancata apposizione delle poste del bilancio per il 2020 della cifra necessaria per coprire il servizio di depurazione, ma c’è anche altro: un debito che supera i 3 milioni di euro per fatture emesse e mai liquidate nei confronti dell’ente consortile. La giunta comunale ha varato una variazione di bilancio, ma i soldi stanziati sono solo la metà di quelli necessari e comunque sull’operazione c’è la scure del collegio dei revisori. «Abbiamo annotato la denuncia della Geko spa – spiega Bianca Rende – ma l’accesso agli atti che abbiamo ottenuto così come il parere del collegio dei revisori, confermano volontariamente non siano state previste le somme necessarie per il servizio di depurazione». E dunque la creazione di debiti fuori bilancio. «Il  bilancio di previsione è stato sottostimato rispetto a quanto invece dovrebbe essere speso. Risultano fatture liquidate e non pagate, certificate dal comune e cedute dalla Geko per 3 milioni di euro. Si è formato un debito fuori bilancio – aggiunge Carlo Guccione -». La minoranza prova a tirare una spallata, l’ennesima ad Occhiuto.«Vogliamo dire ai colleghi che mantengono la maggioranza di Occhiuto che hanno votato bilanci inattendibili – dice Bianca Rende -. Facciamo crollare questo castello di carte, trovate il loro coraggio e facciamolo cadere». Il gruppo che ha sostenuto la coalizione de “La Grande Cosenza” (ad eccezione di Marco Ambrogio, da tempo consigliere ibrido) concorda su come sia arrivata la fine di questa esperienza amministrativa. «I bilanci non ci hanno mai convinto – spiega Damiano Covelli – avevamo detto ai nostri colleghi di non votare la manovra di assestamento dello scorso 6 agosto, non ci hanno dato ascolto e queste sono le prime conseguenze».
L’AFFARE DELLA METRO «Il silenzio di Jole Santelli è quanto mai imbarazzante sull’argomento». Anche di questo ha voluto parlare la minoranza in conferenza stampa. C’è il rischio che a saltare sia l’accordo quadro, se il progetto della metro verrà chiuso definitivamente in un cassetto. A far saltare il banco non sono stati soltanto i tempi ma anche i costi. E se  sui 130 milioni l’intenzione della regione è quella di mantenerli sul’area urbana (qui il nostro approfondimento), i dubbi circa la fattibilità del Parco Benessere così come sul museo di Alarico e delle opere accessorie sono palesi. «I costi sono lievitati a causa delle richieste di Occhiuto – spiegano i consiglieri di minoranza -. Dalle batterie per evitare l’elettrificazione del tratto nel parco fino alle opere accessorie. A questo dobbiamo aggiungere anche i costi stimati per alcuni espropri».  E in attesa che arrivino degli indirizzi politici e che il dipartimento lavori pubblici valuti la possibilità di realizzare l’opera con fondi propri e con tempi diversi, i dubbi attanagliano le menti degli inquilini di palazzo dei Bruzi, come Francesca Cassano: «Iniziare dal parco del Benessere, mi fa pensare che l’amministrazione sapeva benissimo che ci sarebbero stati problemi con i sottoservizi». (m.presta@corrierecal.it)





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