«Sotto usura per curare il figlio». Nelle mani dei “cravattari” c’erano 16 persone -VIDEO

Cinque le persone indagate per l’operazione “Alto tasso”. Spagnuolo: «La nostra attenzione per questo tipo di reati, soprattutto in questo periodo, sarà massima». Si presentavano come “benefattori” ma poi le minacce diventavano pesanti. «Le denunce sono fondamentali, c’è il fondo per le vittime: sfruttiamolo»

di Michele Presta
COSENZA
«Ma a Cosenza tutti sapevano che gli usurai erano loro». Agli agenti della squadra mobile le vittime riferivano tutte la stessa risposta. Al momento del bisogno gli usurai c’erano; familiari, amici e istituti di credito invece no. Le testimonianze delle sedici persone finite nelle mani dei “cravattari” sono finite nel fascicolo dell’indagine “Alto tasso”e  nelle pagine firmate dal gip del tribunale di Cosenza le vite di chi aveva bisogno di soldi in città si sono intrecciate con quelle di chi era disposto a darglieli, non a tutti i costi, ma secondo metodi consolidati nel tempo. In carcere sono finiti Antonio Berlingieri, Maurizio Bruno e Sergio Manna. Mentre si trova agli arresti domiciliari Pasquale Placido e destinatario della misura cautelare del divieto di dimora nei comuni di Cosenza e Rende, Sergio Carino. Non facevano parte di una organizzazione criminale. Dalle indagini condotte dalla procura diretta da Mario Spagnuolo è emerso come i giri usurai fossero differenti, a unire i loro destini criminali sono le esperienze delle vittime che hanno raccontato come per pagare i debiti contratti con gli usurai si rivolgessero ad altri usurai. Un circolo vizioso scoperto grazie alla denuncia di un uomo che inizialmente ha spiegato di essere testimone di episodi di usura nei confronti di un suo amico, ma indizio dopo indizio gli investigatori hanno scoperto come anche lui fosse vittima dei cravattai.
«SE NON INTERVENITE IL MIO AMICO S’AMMAZZA» Soldi per ogni necessità: per pagare i debiti contratti a causa del vizio del gioco, per pagare le bollette arretrate, per fare benzina ma anche per poter curare il proprio figlio. «Chi si è rivolto a queste persone lo ha fatto perché debole non soltanto economicamente ma umanamente». Margherita Saccà è il sostituto procuratore che ha coordinato le indagini. «Abbiamo scoperto una situazione allarmante e preoccupante – aggiunge – perché ogni vittima aveva instaurato con gli usurai dei rapporti quasi fiduciari. Erano grati per quello che ricevevano perché avevano trovato persone pronte ad aiutarli». Ma nonostante l’abito da “benefattori”, erano pronti a fare di tutto pur di recuperare i soldi. «Gli indagati non rispondono solo del reato di estorsione ma anche di tentata estorsione – dice il dirigente della squadra mobile, Fabio Catalano – perché al telefono minacciavano spesso le vittime prospettando azioni forti nei confronti dei loro congiunti». E nessuno di loro si rivolgeva alle forze dell’ordine perché:« L’essere vittime le rendeva persone che provavano vergogna per lo stato in cui si trovavano» conclude Margherita Saccà.

IL CURRICULUM CRIMINALE «Quando mi sono ritrovato davanti i nomi degli indagati di oggi ho fatto un balzo indietro di 30 anni, quando da sostituto procuratore a Cosenza feci l’operazione “Usura 1” – racconta Mario Spagnuolo -. Dico questo perché tra le persone arrestate c’è anche un figlio d’arte. Persone che hanno sempre fatto questo tipo di attività a Cosenza». È la conferma per il capo della procura cosentina che in città la lotta a questo tipo di reati è una battaglia senza frontiere. «Noi siamo qui. Manteniamo alta l’attenzione e lo facciamo soprattutto in questo momento storico, dove, le persone hanno bisogno di liquidità e ci sono usurai pronti a palesarsi senza scrupoli. Ci siamo trovate persone che hanno vissuto con il prestito usuraio e su questo noi saremo intransigenti». Un concetto che ha rimarcato anche il procuratore aggiunto Marisa Manzini: «Usura, estorsioni, esercizio abusivo del credito sono reati che in questo momento in cui c’è carenza di liquidità possono diventare all’ordine del giorno. Dobbiamo evitare che si crei un rapporto malato nella nostra società sia nei confronti dei cittadini che degli imprenditori».
IL FONDO DELLE VITTIME DI USURA L’invito è quello di denunciare. Un appello accorato che arriva sia dai magistrati che dal questore Giovanna Petrocca. «Abbiamo raggiunto questo risultato grazie al coraggio delle persone che hanno avuto il coraggio di denunciare». Uno slancio di coraggio che non rimane mai inascoltato. «Ci sono dei fondi per le vittime di usura anche nella città di Cosenza – conclude il procuratore Mario Spagnuolo –. Sfruttiamoli, denunciamo. Solo così avremo modo possiamo scovare quante più persone svolgono questo tipo di attività in modo criminale». (m.presta@corrierecal.it)





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