All’Urb di Aprigliano una “lotta” «per non tornare indietro di 15 anni» – VIDEO

La struttura in provincia di Cosenza è diventata un’eccellenza per chi soffre di malattie epatiche. E’ sostenuta dall’Ail che con i suoi fondi ha formato personale e comprato macchinari d’avanguardia. «Combattiamo per la salute delle persone che hanno bisogno di noi»

COSENZA «Forse i vertici dell’Azienda Ospedaliera neanche sanno dove si trova questa struttura». La voce di Ornella Nucci, presidente della sezione Ail di Cosenza, rompe il silenzio di una giornata di mobilitazione generale contro la “chiusura” dell’Unità di Ricerca Biologica di Aprigliano, comune nella città di Cosenza. È scontro aperto contro il management sanitario che, dal 31 maggio, con una missiva ha comunicato ai professionisti che portano avanti attività di ricerca e diagnosi la volontà di spostare quest’ultima nei laboratori dell’ospedale di Cosenza. A giustificare il trasferimento la circostanza secondo la quale nel centro si «svolge impropriamente indagine da laboratorio» e con «personale non strutturato e remunerato da alcune associazioni/ onlus e in strutture non ospedaliere». Tanto è scritto nella comunicazione firmata da Salvatore Vaccarella e a questo si ribellano non solo le persone che lavorano all’interno del centro ma anche i pazienti che soffrono di patologie ematologiche anche loro presenti a dimostrare con la loro testimonianza su quanto il centro sia diventato negli anni un vero punto di eccellenza. Da anni nel circuito LabNet Gimema, al quale si accede solo rispettando alti standard scientifici, Ornella Nucci, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta proprio nella struttura di Aprigliano ha sottolineato come non si disperde solo competenza e know how trasferendo tutto nel laboratorio cosentino, ma si mette a rischio la vita proprio dei malati. «Finché abbiamo ricevuto campioni da analizzare in mezza giornata riuscivamo ad avere diagnosi precise da comunicare a chi aspettava una risposta – spiega il presidente di Ail Cosenza -. Così non è ai laboratori di Cosenza dove adesso si svolgono esami in doppio, cioè una volta effettuato qui il primo test si spedisce a Reggio Calabria per averne una conferma. Il tutto ad un prezzo che oscilla tra 250 e 300 euro a prestazione».


UNA QUESTIONE DI SOLDI Se l’obiettivo è quello di razionalizzare, l’azienda ospedaliera di Cosenza sembrerebbe essere sulla strada sbagliata. «Sotto il profilo delle risorse se il centro è aperto è grazie alle risorse cha siamo stati in grado di recuperare autonomamente – spiega Ornella Nucci -. Borse di studio e contratti a biologi e altri professionisti che solo negli ultimi 5 anni supera i 400mila euro. Soldi che l’azienda ospedaliera ha risparmiato per prestazioni che noi abbiamo fatto per loro». E lo stesso succede con i macchinari. È stato su impulso dell’Ail che sono stati acquistati strumenti all’avanguardia per circa 1 milione e mezzo di euro e che adesso nessuno e disposto a cedere a titolo gratuito. «Tutto è stato gestito in modo trasparente – prosegue Nucci – abbiamo investito nostre risorse perché crediamo in questo centro di ricerca e diagnosi. L’azienda ospedaliera ci aveva promesso una dotazione organica, eccezion fatta per una validissima tecnica di laboratorio, non abbiamo mai ricevuto nulla. Abbiamo raggiunto risultati importanti in termini di pubblicazioni scientifica e di diagnosi, eravamo diventati il centro di riferimento per le patologie epatiche della Calabria con tanto di riconoscimento Dca da parte della regione, riconoscimento che non capiamo per quale motivo ci è stato revocato e per cui abbiamo presentato ricorso al Tar».
«UNO PASSO INDIETRO DI 15 ANNI» Non c’è solo la sezione locale dell’Ail coinvolta nella battaglia. Da Roma è arrivato nella struttura apriglianese anche il presidente nazionale dell’Associazione Italiana Leucemie, Sergio Amadori. «Questo laboratorio ha la caratteristica per guida scientifica, esperienza dei biologi e attrezzature per assicurare ai pazienti calabresi affetto da leucemie o altre patologie del sangue di poter accedere al gruppo LabNet creata da gruppo Gimema. Una piattaforma che ha messo in serie una serie di laboratori di altissimo livello, tutti certificati da una serie di organismi nazionali e internazionale e che consentono di fare delle diagnosi estremamente precise». Ma per il presidente nazionale dell’Ail smantellare tutto questo significa tornare indietro di 15 anni, dilapidando un patrimonio di natura scientifica oltre che strumentale. «Abbiamo trasformato un magazzino in un centro di eccellenza – prosegue Amadori – dove c’era un magazzino. Adesso per un piano di riorganizzazione dei lavoratori che invece di azzerare strutture fatiscenti batte cassa dove non c’è motivo». Di un progetto partito dal ripensare il reparto di ematologia è partito invece il direttore scientifico dell’Urb Fortunato Morabito. Senza tralasciare i sacrifici dell’equipe medica e il lavoro compiuto negli anni nella struttura di Aprigliano. «Questo laboratorio nasce per rispondere alle esigenze dei malati di patologie ematologiche – spiega Morabito-. Accanto a questo il laboratorio fa ricerca. Le due cose non vanno in antagonismo ma sinergia. Dalla ricerca si recuperano conoscenze importanti per la diagnostica per migliorare la risposta diagnostica. E questo è importante soprattutto per la medicina di precisione. Il problema più grosso, smantellando la struttura, sarà quello di ricostruire in poco tempo le conoscenze accumulate. Il peso specifico della conoscenza che nasce da un processo che dura tanti anni. Tutto questo è un azzeramento incomprensibile e ci farà perdere la conoscenza accumulata in tutti questi anni». (m.presta@corrierecal.it)





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