Tentata estorsione a due imprenditori cosentini, assolta in Appello

Cadono dinnanzi ai giudici di Catanzaro le accuse mosse nei confronti di Francesca Bartone. Dopo sette anni si conclude l’iter giudiziario e che la vide tratta in arresto con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso

CATANZARO Assolta per non aver commesso il fatto. Questo il verdetto dei giudici della Corte di Appello di Catanzaro che hanno scagionato dalle accuse di tentata estorsione Francesca Bartone. L’imputata, difesa dagli avvocati Francesco Chiaia e Alessandra La Valle era stata condannata in primo grado dal Tribunale di Cosenza ad 1 anno e 10 mesi di reclusione. Nel corso dell’udienza dibattimentale di secondo grado, la Procura Generale aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado, richiesta che però il collegio giudicante presieduto da Caterina Capitò ha deciso di non condividere, preferendo la tesi sostenuta dalla difesa ed emettendo dunque un verdetto di assoluzione piena.
LA VICENDA GIUDIZIARIA Francesca Bartone venne tratta in arresto nel 2013 su richiesta dalla direzione distrettuale antimafia. Insieme a lei, la squadra mobile di Cosenza, arrestò anche Alfonsino Falbo (recentemente arrestato per l’inchiesta Overture), Francesco Greco e Andrea Satavale. A denunciarla furono due imprenditori attivi nel settore del fotovoltaico. Ad innescare la vicenda è stata dalla momentanea difficoltà economica della società dei due, che dopo avere effettuato la realizzazione di quattro impianti fotovoltaici, non era poi riuscita a coprire l`esposizione debitoria nei confronti dei fornitori a causa del mancato pagamento da parte dei committenti delle cifre pattuite. In questa circostanza secondo quanto ricostruito nelle indagini Francesca Bartone, convivente di uno dei fornitori, venne accusata di aver interessato della vicenda alcuni esponenti della criminalità locale chiedendo una somma di denaro per il loro “disturbo”. L’accusa sostenne che le persone finite agli arresti avrebbero cercato di imporre ai due imprenditori a cedere il tutto a un fiduciario a cui, tra l`altro, avrebbero dovuto corrispondere altre somme di denaro. L’impianto accusatorio circa la responsabilità dell’imputata di aver agito con metodo mafioso venne smontata già nel corso del processo di primo grado, con l’ultima sentenza è stata completamente assolta da ogni accusa. Bartone e il suo defunto marito nei confronti dei due denuncianti avevano un credito di 400mila euro che non è mai stato pagato. Assolto già in primo grado invece Falbo Alfonsino, posizione confermata anche dai giudici di Appello che hanno dichiarato inammissibile l’appello del pubblico ministero.

 

 

 





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