Sapia strappa sulla crisi Covid: «No alla proroga dell’emergenza, non sono uno yes-man»

Il deputato M5S annuncia il proprio voto contrario (e rischia l’espulsione). «Decisione non partecipata né discussa. Forse ne hanno parlato con Rocco Casalino. Basta con gli esperti alla Colao e lo stato di polizia»

COSENZA Il deputato M5S Francesco Sapia “strappa” di nuovo sulla sanità. Lo fa con un video sui social nel quale annuncia il proprio “no” su una questione strategica. «Il presidente Giuseppe Conte ha detto che si va verso la proroga dell’emergenza Covid. In questo caso, anticipo da subito il mio voto contrario», spiega il parlamentare. Che, così facendo, si mette, almeno in teoria, a rischio di espulsione, secondo quanto prevede il regolamento del M5S.
«Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha definito necessaria la proroga, al fine di gestire nuovi contagi. Tuttavia io penso che ci sono due errori: uno di metodo e l’altro nel merito – argomenta Sapia –. Per quanto riguarda il metodo, il Parlamento sarà chiamato a ratificare, a maggioranza, una scelta già presa dall’Esecutivo. Quindi il voto parlamentare servirà a legittimare una decisione che, tra caldo e casini del momento, non è stata partecipata né discussa; forse tranne con Rocco Casalino, che non è un eletto. Insomma, noi parlamentari serviremmo a premere dei bottoni e tanto basta e avanza». Sapia, insomma, non sente di far parte di una schiera di peones. «Se si vuole svuotare ancora la funzione dei deputati, dei senatori e delle due Camere, si proceda pure – dice –. Io non ci sto. Stavolta, poi, non c’è né il caos né la fretta dei mesi scorsi. Nel merito io la penso come Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e giurista di grande fama. Secondo lui, “manca il presupposto della proroga: non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso, ma occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza”».

«Lo stesso Cassese – ricorda ancora il deputato – si è chiesto “perché prorogare lo stato di eccezione, se all’occorrenza si può riunire il Consiglio dei ministri e provvedere? L’urgenza non vuol dire emergenza”, ha ricordato Cassese, che ha sottolineato la necessità di “evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi”, che peraltro rallenta i processi di decisione».
Per Sapia «il Movimento 5 Stelle non può accettare in silenzio una roba del genere, che mortifica la democrazia, la rappresentanza e, prima di tutto, la ragione. Se tra di noi c’è chi vuol passare alla storia come yes-man, se ne assuma le responsabilità davanti ai cittadini che il 4 marzo 2018 ci scelsero per governare l’Italia. Proprio adesso bisogna invece raddoppiare gli sforzi, perché ancora non si sa se e come riapriranno le scuole, se e quando arriveranno gli aiuti economici dello Stato, su quali criteri saranno ripartite le risorse per la sanità e da dove si prenderanno».
Il parlamento, dunque, «deve tornare alla sua funzione costituzionale e nessuno può buttarla sul terrore dell’epidemia. Il Paese deve ripartire e noi parlamentari abbiamo il dovere di esercitare il nostro ruolo perché questo avvenga e presto. Basta con le moine, con gli esperti alla Colao e con lo Stato di polizia». Una posizione che sta già facendo discutere nella deputazione Cinquestelle, calabrese e non. Restano da vagliare le conseguenze di uno strappo così netto, anche nei toni.





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