Trasferito per errore al Cara, è ritornato libero Abbas

Il cittadino pakistano che da anni vive ad Amantea era stato trasportato al centro di Isola assieme agli 11 migranti sbarcati a Roccella e finiti in quarantena per evitare la diffusione del Covid. Era in precarie condizioni di salute ed era stato “caricato” sul pullman assieme a loro

di Roberto De Santo
AMANTEA «Abbas è finalmente un uomo libero». Finisce nel migliore dei modi la vicenda che ha interessato Abbas Mian Nadeem, il cittadino pakistano finito per sbaglio nel Cara di Isola Rizzuto. Ad annuncialo sulla pagina Facebook de La Guarimba, Giulio Vita ideatore e deus ex machina del festival internazionale del corto – che da 9  anni si svolge ad Amantea – che aveva denunciato la vicenda.
Il giovane – che viveva da diversi anni ad Amantea e che ha un regolare permesso di soggiorno – era stato trasferito assieme a 11 migranti in quarantena perché potenzialmente contagiati da Coronavirus – visto che erano stati in contatto con i 13 connazionali positivi al Covid – nella struttura di Isola Capo Rizzuto. Una vicenda assurda dato che Abbas – molto conosciuto ad Amantea dove svolge da anni alcuni lavoretti – ha dovuto convivere per due settimane accanto a chi poteva potenzialmente trasmettergli il virus. Nonostante avesse dichiarato di non far parte di quel gruppo sbarcato a Roccella Jonica – il cui trasferimento ad Amantea aveva scatenato le durissime proteste di parte dalla popolazione – e di soggiornarne da diverso tempo nella cittadina del Tirreno cosentino era stato caricato sul pullman e trasferito assieme agli altri al Cara. Una circostanza che ha messo a repentaglio la sua stessa vita visto che Abbas è affetto da alcune gravi patologie. Ricordiamo che il trasferimento in due turni dal Cas di Amantea era avvenuto proprio a seguito delle contestazione che i cittadini avevano inscenato dopo che si era diffusa la notizia che nel gruppo giunto da Roccella c’erano anche 13 persone risultate positive al Coronavirus. Queste ultime erano state portate poi il 14 luglio scorso al policlinico militare del Celio a Roma, mentre altre 11 al Cara di Crotone nel gruppo era stato associato anche Abbas. 
Ora la svolta positiva. «Grazie a chi ci ha aiutato ad aiutarlo – scrive Vita – . Mi ha detto che adesso sta bene ed è contento». Per quella vicenda lo stesso Vita aveva ricevuto minacce e improperi via social come il responsabile de “La Guarimba” segnala: «Non è stato facile: abbiamo ricevuto minacce, siamo stati ignorati dalla Politica e da troppi giornalisti calabresi, abbiamo visto istituzioni evadere le proprie responsabilità, e più di un vile ha dimostrato di preferire un’idea di nazionalismo prima dei Diritti Umani». «Adesso – conclude Vita – inizia una lotta per cercare la Giustizia che Abbas merita, perché i diritti civili non sono una opinione. Grazie a tutti i giornalisti che se ne sono occupati, grazie alle associazioni e ai cittadini che si sono messi dalla parte giusta della Storia, preoccupandosi ed aiutandoci a liberare un Uomo che ha avuto la colpa di non essere italiano».
E soddisfazione è stata espressa anche dal circolo “Moro-Berlinguer” del Pd di Amantea. «Abbas è tornato ad Amantea – scrive il direttivo dem -. Come annunciato nei giorni scorsi dalla Parlamentare del Partito Democratico Enza Bruno Bossio – che fin dall’inizio ha seguito passo dopo passo la vicenda – Abbas, concluso il periodo di quarantena nonostante due tamponi negativi, ha fatto rientro a casa. Una notizia che ci rende felici perché adesso potrà tornare a vivere con serenità i rapporti sociali e umani che questo nostro fratello ha costruito in tanti anni ad Amantea».  (r.desanto@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto