Botta e risposta tra i dem cosentini. J’accuse a Miccoli che replica: «Basta capibastone»

Nervi tesi in casa Piddì. Il commissario sotto il “fuoco amico” di Petrone e Covelli. «Ritira il tuo regolamento e convoca un’assemblea provinciale dei circoli». La risposta: «Finita l’era dei tesseramenti farlocchi»

COSENZA Di certo c’è che il Pd cosentino in questi giorni è un po’ come Dr. Jackie e Mr. Hyde. Una sola persona, o meglio partito, due caratteri diversi. Per i fedelissimi del commissario Marco Miccoli quello che sta nascendo è un Piddì che sta «per tornare ad essere centrale nel mondo progressista e ha la
necessità di liberarsi dalle zavorre, di liberarsi da capi e capetti che hanno asfissiato la libera partecipazione dei cittadini e di navigare in mare aperto». Così non è per gli “epurati” dal commissario (manco a dirlo) che ritengono il commissario spedito da Roma una sorta di zar russo a cui altro non si può fare che chiedere di «applicare il regolamento dello statuto». La recente pronuncia della commissione di garanzia sulle modalità di adesione al Pd in provincia di Cosenza (qui la notizia) altro non ha fatto che innescare l’ennesima diatriba sui “due volti della luna”. Con da una parte l’ex segretario Luigi Guglielmelli che grida «vittoria perché si sono reintrodotti i tradizionali metodi di iscrizione» e dall’altra il commissario Miccoli che urla «vittoria perché sarà possibile tesserarsi online». Vincono tutti, dunque, e per questo è vietato abbandonare il campo di battaglia. Anzi questo è il momento della lotta in cui mandare in avanscoperta i gerarchi più quotati. E così al commissario della federazione cosentina, l’attacco frontale lo sferzano Gabriele Petrone e Damiano Covelli. Il primo, segretario del circolo Cosenza 1 e frazioni (quello più grande e attivo in città), il secondo capogruppo in seno all’assise comunale di Palazzo dei Bruzi. «Miccoli non ha memoria storica e conoscenza della tradizione e della gloriosa storia dei gruppi dirigenti che hanno dato vita e diretto il Pd cosentino – spiegano i due-. Lui pensa di dirigere Cosenza allo stesso modo di come ha fatto da segretario del Pd romano». E sul punto i due assestano un duro colpo sul fianco del rivale. «Probabilmente, ancora oggi non si è liberato dalla sindrome che gli avrà potuto provocare il rapporto di Fabrizio Barca sullo stato del tesseramento e dei circoli a Roma. Il Pd diretto da Marco Miccoli, poi commissariato, fu oggetto di una analisi impietosa. Quello di Fabrizio Barca fu un atto di accusa senza appello: si denunciavano esplicitamente “i tratti di un partito non solo cattivo ma pericoloso e dannoso”, dove “non c’èra trasparenza” e che “lavorava per gli eletti anziché per i cittadini”. Proprio a Roma, poi, fu emblematica l’esperienza del Circolo di Tor Bella Monica dove, proprio grazie ad un pacchetto di 100 tessere online, si registrò il tentativo di una scalata ostile ad un autentico processo di rinnovamento i cui protagonisti erano ragazzi e ragazze, anche coraggiosi per fronteggiare la realtà sociale di quel quartiere». La fronda del partito rimasta fuori dopo le vicende che hanno portato all’esclusione della ricandidatura di Mario Oliverio aggiunge: «Non possiamo accettare che attraverso artifici e raggiri di un regolamento provinciale del Commissario (unico in Italia) si possa riproporre nella provincia di Cosenza quel modello caratterizzato da forti “deformazioni clientelari” e da “una presenza massiccia di carne da cannone di tesseramento”(citazione testuale rapporto Barca) . Il corpo militante e vitale degli iscritti del nostro partito, a partire dai segretari di circolo, dei simpatizzanti e degli elettori non consentirà che ciò avvenga. Anche nella nostra federazione deve essere coerentemente applicato lo statuto nazionale e il regolamento nazionale del tesseramento. Ritira il “tuo” regolamento e convoca una assemblea provinciale di tutti i segretari di circolo del partito, per poter avere finalmente una sede legittima e trasparente nella quale discutere sulle forme organizzative e sulla campagna di tesseramento del Pd nella provincia di Cosenza».
AVANTI PER LA SUA STRADA Ma oggi è il primo test di “democrazia” all’interno del partito. Sono in corso le primarie per la scelta del candidato alla carica di sindaco per la coalizione di centrosinistra a San Giovanni in Fiore. Lo rimarca il coordinamento del forum guidato da Giuseppe Giudiceandrea. «Stiamo vivendo una polemica senza senso da parte di quelle componenti che in questi anni hanno svuotato i circoli e riempito, per dirla alla Gianni Cuperlo, “Il tempio di mercanti” e che oggi contestano le regole della democrazia che in questo pezzo estremo di Europa non erano mai esistite.
Peraltro incomprensibili appaiono le difese di alcuni ad un ricorso ritenuto illegittimo da parte della commissione di garanzia nazionale in un gioco delle parti pacchiano dove addirittura fingono di aver avuto ragione pur di non ammettere che è finita l’epoca dei tesseramenti farlocchi». Giudiceandrea e gli altri responsabili dei forum rendono pan per focaccia al duo Petrone-Covelli, uomini di riferimento in città della deputata Enza Bruno Bossio. «In provincia di Cosenza, in questi anni, il partito è stato costruito a immagine e somiglianza di qualche capobastone. Ai circoli amici era consentito non versare le quote del tesseramento, non versare le quote delle primarie, era consentito emarginare i non allineati e le persone libere. Finalmente il partito nazionale se ne è reso conto e oggi fioccano le polemiche che oltre a essere pretestuose sono anche false».

«FATTI NON SMENTITI» Il botta e risposta si consuma a stretto giro e Petrone e Covelli rincarano la dose. «Ci teniamo, pertanto, a ribadirti che non puoi pensare di importare quel modello a Cosenza, dove la tradizione e la storia dei gruppi dirigenti del PD è assolutamente lontana mille miglia da quei metodi. Del resto dalla tua precisazione non smentisci nulla dei contenuti e dei fatti politici riportati nella nostra dichiarazione. Non hai potuto smentire neanche che il tentativo di restaurazione al circolo di Tor Bella Monica sia avvenuto attraverso un pacchetto di tessere on line. Anzi, giustifichi pure che durante la tua segreteria non si fecero iscrizioni online, quasi quasi lasciando intendere quanto fosse deleteria questa forma di tesseramento che tu da commissario vorresti, invece, imporre come via esclusiva per la iscrizione al partito. Infine, non di poco conto, è curioso il fatto che tu non abbia ancora risposto alla nostra richiesta di ritiro del ‘tuo’ regolamento, di applicare anche a Cosenza, come nel resto della Calabria e di tutta l’Italia, il regolamento e lo statuto nazionale. Rimane, poi, ancor di più attuale la nostra richiesta di convocazione di una assemblea provinciale dei segretari di circolo».





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