Cosenza, per i 90 milioni di euro al centro storico non c’è più da aspettare – VIDEO

Siglato il contratto istituzionale di sviluppo. Svolta storica per la delibera Cipe del 2017. Orrico: «Riscopriamo il senso di appartenenza per questa area di città». Serve una nuova strategia per i palazzi pericolanti. Occhiuto e Iacucci: «C’era chi voleva “azzoppare” il finanziamento»

di Michele Presta
COSENZA
Il sorriso all’atto della firma del Cis che porta in dotazione 90 milioni di euro per il centro storico di Cosenza è nascosto solo dalla mascherina imposta dalla pandemia da Coronavirus. Ma gli occhi degli amministratori locali e dei funzionari pubblici non tradiscono, sbrilluccicano per l’emozione. Con oggi si mette fine ad una telenovela politica lunga quasi tre anni. Due di questi persi a rincorrere chi «voleva azzoppare il finanziamento» ribadiscono più volte Mario Occhiuto e Franco Iacucci, mentre negli ultimi mesi nonostante il periodo di pandemia il lavoro senza sosta del sottosegretario Anna Laura Orrico ha permesso di completare tutto l’iter nei termini previsti dalla legge. L’esponente di governo eletta nella circoscrizione di Cosenza con il Movimento 5 Stelle è riuscita a mettere d’accordo non solo la Provincia di Cosenza e il Comune, ma anche tutti gli altri enti coinvolti dalla procedura: l’Unical e la Regione Calabria su tutti. «Serve recuperare il senso di appartenenza di questa parte della città» ha esordito conferenza stampa al termine della firma del contratto istituzionale di sviluppo. «Per farlo – ha aggiunto – abbiamo bisogno di una visione strategica concordata con gli amministratori. Abbiamo lavorato con metodo e questa sarà la base per realizzare nel centro storico di Cosenza una serie di interventi non solo di tipo strutturale ma anche culturale».
GLI INTERVENTI AMMESSI AL FINANZIAMENTO Invitalia metterà a punto i progetti per la primavera del 2021, gli enti locali poi procederanno alle gare d’appalto. Intanto, i 90 milioni della delibera Cipe datata 2017 voluta dal Ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, saranno utilizzati per una serie di interventi di riqualificazione come: il risanamento ambientale e la messa in sicurezza del versante e adeguamento del muro di sostegno di Portapiana, la riqualificazione di Piazzetta Toscano, la riqualificazione della Villa Vecchia e delle aree verdi per la rivitalizzazione del centro storico, il completamento del parcheggio sottostante il campo da calcetto di Portapiana, la creazione di giardini diffusi, la riqualificazione di piazza Amendola e tutta una serie di interventi che riguarderanno i sotto servizi e i percorsi di accesso nella città vecchia. Ma i finanziamenti riguarderanno anche quattro plessi scolastici e nello specifico: la ristrutturazione per il riuso funzionale dell’edificio sede del liceo Lucrezia della Valle, i lavori di adeguamento strutturale e il contestuale restauro della chiesa Santa Teresa d’Avila e dunque la sede del Mancini Tommasi, lavori di adeguamento per del Convitto Nazionale del liceo Bernardino Telesio dove nascerà un Hub di imprese sotto la supervisione dell’Università della Calabria e che riguarderà attività aziendali dedicate al turismo e alla cultura ed in fine il miglioramento strutturale del conservatorio di musica Stanislao Giacomantonio. I finanziamenti riguarderanno anche le attività di valorizzazione dei percorsi e beni architettonici nel centro storico per la riqualificazione delle aree turistiche così come i laboratori di restauro e cultura creativa. Attività di restauro sono previste per la Biblioteca Nazionale così come l’adeguamento sismico e l’efficientamento energetico con la totale digitalizzazione del patrimonio librario della Biblioteca Civica. Anche il complesso di Santa Chiara (recentemente passato al Mibact) sarà destinatario di un finanziamento per la conservazione e rifunzionalizzazione, mentre sarà creato ex noco un centro studi internazionale “Telesio, Bruno e Campanella”.
L’ACCORDO E IL FUTURO DELLA CITTA’ «Questi 90 milioni di certo non basteranno per risanare le sorti del centro storico». Lo ripetono più volte Anna Laura Orrico, Franco Iacucci e Mario Occhiuto. Non basteranno ma sono comunque un inizio anche perché: «Creare un incubatore per le imprese che si occuperanno di turismo e di cultura, così come dei laboratori che saranno realizzati grazie alla collaborazione delle scuole – spiega il sottosegretario Orrico – consentiranno di avere nuova vita nel centro storico. Questi finanziamenti dovranno essere il punto di partenza di una stagione fatta di sinergie istituzionali per poter mettere in atto strategie capaci di attrarre ulteriori investimenti». Una filosofia quella della pentastellata condivisa anche dal presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, che ha ribadito non solo la necessità di spendere il finanziamento del Cipe nei termini previsti dalla legge ma anche di «continuare in questo modo di operare affinché si dia continuità a quanto di buono sta per nascere diventando così capaci di attrarre ulteriori finanziamenti, non solo pubblici ma anche privati». La politica si occuperà dei “contenitori” rispettando i tempi della burocrazia che prevedono la progettazione esecutiva entro la primavera del 2021, ma ai “contenuti” ci penserà l’Università della Calabria. «Si genereranno nuove opportunità e sarà data la possibilità di dare vita a nuove idee» ha dichiarato il professore Maurizio Muzzupappa delegato del rettore Nicola Leone. «Idee e progetti condivisi – ha aggiunto Salvatore Patamia, Segretario regionale per la Calabria del Mibact – consentiranno a Cosenza di vivere una stagione di rinascita non solo umana ma culturale, come successo in altre città come ad esempio a Bari vecchia».
RESTA IL RISCHIO CROLLI Ha ricordato gli attriti con l’ex ministro per il sud Barbara Lezzi, il sindaco Mario Occhiuto, il tentativo di cancellare la delibera da parte del governo “giallo-verde” e il lavoro degli ultimi mesi per chiudere in tempo il contratto. Ma per la parte antica di Cosenza, resta il rischio crolli. I soldi pubblici non possono essere utilizzati per mettere in sicurezza le case dei privati ma due anni fa, il primo cittadino di Cosenza, aveva avanzato la proposta di agire in danno ai proprietari inadempienti alle ordinanze di messa in sicurezza redatte da Palazzo dei Bruzi. «La nostra era una strategia diversa – spiega Occhiuto -. Ad oggi manca la parte sostanziale per la quale abbiamo fatto moltissime denunce: quella del rischio crolli. Avevamo chiesto risorse per intervenire su immobili di proprietà privata. Sappiamo che non si possono usare i fondi pubblici, infatti, avevamo previsto l’esproprio avendo il comune portato avanti ordinanze sindacali per la messa in sicurezza dei proprietari e in caso di inadempimento l’amministrazione sarebbe potuta intervenire con l’esproprio. Se ci fossimo attivati in questa direzione già due anni fa, saremmo potuti intervenire anche sugli edifici a rischio crollo, cosa che è imprescindibile per il nostro centro storico». (m.presta@corrierecal.it)





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