Manna: «Su di me informazione di colpevolezza, non di garanzia»

Pubblichiamo una lettera inviata dall’avvocato Marcello Manna, destinatario di un avviso di garanzia da parte della procura di Salerno a seguito di alcune rivelazioni fatte dal giudice sospeso Marco Petrini

Riceviamo e pubblichiamo per intero il contributo inviato dall’avvocato Marcello Manna.

In questi giorni sono state riportate/pubblicate notizie in ordine ad un processo che mi vede indagato. A dire il vero la stessa notizia era stata riportata già alcuni mesi addietro. In quella occasione nessuno si è chiesto se la notizia fosse vera, chi la diffondeva e per quale ragione. Nessun atto ufficiale era stato notificato. Di questo nessuno parla, sembra quasi un fatto normale che si pubblichino informazioni riservate o coperte da un ormai patetico segreto istruttorio. Né risulta che vi sia una indagine per capire chi si sia reso responsabile di tale reato. Nei giorni scorsi mi è stata notificata una informazione di garanzia e una richiesta di incidente probatorio. Da come è stata presentata dal servizio pubblico e da alcuni organi di stampa, più che di garanzia si può parlare di informazione di colpevolezza. E’ venuto fuori tutto il magma inquisitorio che è presente in una parte della informazione. Accompagnata alla notizia vi è un atto che non è ancora depositato e comunque non conosciuto dai diretti interessati, vale a dire un fotogramma di una registrazione audio-visiva. Quest’atto è in possesso di una delle parti del processo e nel momento in cui la si pubblica, così come è stato, si denunzia la assenza di conoscenza minima della grammatica della legalità. Si pubblica un atto che proviene dall’accusa ma di cui il nostro sistema ne prevede il controllo, l’analisi e la critica attraverso il contraddittorio. Peraltro quest’atto potrebbe essere del tutto inutilizzabile. Lo si pubblica anticipatamente al processo con evidente suggestione, un qualcosa che ha tutte le caratteristiche dell’atto illecito. Colpevolmente non si fa alcun riferimento all’audio. C’è da chiedersi se questa è davvero informazione libera o, se ricevuta la richiesta di pubblicazione da parte di un potere diventa informazione condizionata. Dopo questa informazione quantomeno suggestiva c’è stato il deposito di alcuni atti. Il contenuto degli stessi lascia sbalorditi. Ci sarà il tempo per affrontare gli atti processuali. Ci sarà il tempo per verificare il perché di certe modalità di interrogatorio, di contestazione di atti inesistenti, di gravi suggestioni nei confronti di chi viene escusso. Tutti elementi che vengono fuori dagli atti depositati, dal video e dall’audio. Ci sarà anche il tempo di chiedere del perché un sindaco interessa tanto. Di certo nessuno si è chiesto chi ha voluto una pubblicazione con tanta enfasi e con tanto risalto, eppure si parla con fare bigotto di informazione di garanzia. Mi riferisco alla informazione pubblica e a quella di alcuni quotidiani  della nostra Regione. Non voglio quì parlare di alcuni blog o profili social che dovrebbero avere le caratteristiche dei leoni da tastiera e che invece si riducono ad essere conigli da tastiera per mera sopravvivenza. Alcuni di questi rappresentano mero voyeurisme da buco della serratura. Ed è lecito chiedersi se davvero la politica, quella alta della programmazione deputata a cambiare lo stato presente delle cose possa rimanere silente su una metodologia simile, se possa lasciare spazio come surroga e supplenza al potere giudiziario o se debba invece autorevolmente far sentire la voce che è espressione di un percorso democratico e fortemente legale. I principi costituzionali non servono per i convegni ma sono diritti per i quali ci si è battuti e sono stati conquistati con grande sofferenza e di questo una parte del nostro giornalismo, pubblico e privato, si dovrebbe ricordare. Questo è il tempo dei diritti e non della barbarie. Sono partito dal mio caso per denunziare i tanti casi ove non si parla di politica ma solo di cronaca giudiziaria che non si caratterizza mai per imparzialità. Questa deve avere gli stessi parametri previsti dal nostro codice e soprattutto deve rispettare una presunzione di innocenza che è spesso dimenticata. Le regole vanno rispettate e valgono per tutti, per il cittadino comune, per l’amministratore, per l’avvocato, per il giornalista e anche per chi svolge il ruolo di autorità giudiziaria e che più di tutti dovrebbe ricordare che si è nominati non  per esercitare un potere ma per offrire un servizio.

Avvocato Marcello Manna 






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