Sindacati in piazza, “Ripartire dal Lavoro”. Da Cosenza l’appello al Governo

All’incontro hanno partecipato i tre segretari calabresi delle confederazioni sindacali. Alla manifestazione, che si è svolta in contemporanea in 23 città, ha partecipato il segretario nazionale Uil Emanuele Ronzoni

COSENZA Bandiere, foulard e cappellini. Le confederazioni sindacali si ritrovano al fresco degli alberi della Villa Vecchia di Cosenza. Cgil, Cisl e Uil insieme, hanno organizzato nella città dei Bruzi, una delle 23 manifestazioni tenute in concomitanza su tutto il territorio nazionale. “Ripartire dal lavoro” è il tema scelto e i tre segretari regionali insieme all’ospite Emanuele Ronzoni, segretario organizzativo nazionale della Uil hanno sviscerato il tema. Il poker d’assi sindacale parte da un concetto indeclinabile: la necessità di spendere nel migliore dei modi che arrivano dall’Europa, ma anche quelli ordinari e strutturali. La pandemia da Coronavirus ha avuto effetti sull’economia e non solo da conflitto bellico e per questo secondo Angelo Sposato, segretario regionale Cgil il paese sta vivendo un momento storico e delicato. «L’Europa ha finalmente abbandonato delle politiche di austerità e messo a disposizione risorse a deficit, per cui dobbiamo stare attenti a come spenderli – dice Sposato. O il paese assume una direzione nuova per rivedere il modello sociale su cui si basa o rischia il default definitivo. Ecco perché abbiamo chiesto come sindacato una ripartenza con il Governo che parli di lavoro e giovani per programmare una politica di investimento e sicurezza sul lavoro, così come di equità fiscale. Bisogna puntare sull’innovazione digitale anche perché la pandemia ci ha dimostrato quanto è debole la nostra rete digitale. Molte famiglie non possono permettersi la banca larga. Bisogna mettere in sicurezza le strutture scolastiche». Investire su tutti i settori, uno in particolare: la sanità. «Possiamo incoraggiare crescita e sviluppo solo dando dignità al lavoro. Un lavoro che qualifica non solo l’attività ma chi la svolge. Chiediamo stabilizzazione dei precari e dei lavoratori mortificati, il rinnovo dei contratti della sanità privata e gli investimenti nella sanità regionale che allo stato mette soltanto in fuga i calabresi. Spendiamo queste risorse per qualificare i servizi che creano lavoro, sviluppo e dignità. Non ci pieghiamo al reddito di cittadinanza. Mancano 4500 tra medici e infermieri, serve un piano assunzionale». Sanità ma anche infrastrutture. «Siamo qui per chiedere in modo unitario di investire nella nostra regione, sono tante le questioni che poniamo con attenzione al Governo. Alla Calabria servono infrastrutture di contesto importante, come una 106 che comprenda anche tutte le aree tagliate fuori». Le conclusioni sono state affidate ad Emanuele Ronzoni. «Vogliamo collaborare con il Governo perché questo paese ha bisogno di ripartire e di rilanciarsi. Questo è lo slogan: ripartire dal lavoro. Bisogna dare lavoro ai cittadini di questo paese per mettere in moto i consumi e l’economia – sostiene il segretario Uil -. Ci sono 13 milioni di lavoratori che aspettano il rinnovo dei contratti. L’altro messaggio è chiaro, i soldi che arrivano sono una opportunità che non possiamo sprecare. Infrastrutture, lavoro, sanità, di tutto questo vogliamo parlare con il Governo. Noi ci siamo in modo responsabile e vogliamo dare il nostro apporto». All’incontro ha partecipato anche il presidente Franco Iacucci. «Ripartire dal lavoro, dai diritti, da una sanità di qualità, dagli investimenti che abbiamo a disposizione, dal rilancio della pubblica amministrazione. La scommessa – sottolinea Iacucci – è quella di dimostrare che i fondi che arriveranno vengano spesi bene e con la giusta celerità. Il problema troppo spesso, però, è anche l’eccessiva burocrazia. Una burocrazia farraginosa, da snellire e semplificare. Il Covid-19 ha acuito tutta una serie di criticità, ma dobbiamo dare atto a questo Governo di essere riuscito a dare risposte importanti ed efficaci mettendo in campo provvedimenti che ci hanno consentito di arginare il più possibile la diffusione del virus e di contenerne i danni economici e sociali. Ora, però, non bisogna perdere altro tempo e unire le forze per combattere le debolezze del sistema sanitario calabrese. Il 31 ottobre scadrà il famigerato Decreto Calabria che ha contribuito a rendere precario e ancora più fragile la sanità. Senza polemiche abbiamo davanti a noi un’occasione storica: utilizzare i 37 miliardi del Mes per uscire da una fase di emergenza sanitaria e iniziare a parlare di Ricostruzione».





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