Mala depurazione a Bisignano, inchiesta “Arsenico” in 12 rischiano il processo

Notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Gli indagati dovranno rispondere del reato di inquinamento ambientale. Secondo l’accusa tramite un bypass dall’impianto si sversava tutto nel torrente senza le opportune operazioni di purificazione

di Michele Presta
COSENZA Dovranno rispondere di inquinamento ambientale le 12 persone nei confronti delle quali la procura di Cosenza ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per l’inchiesta “Arsenico”. L’indagine, condotta dai carabinieri del reparto forestale e coordinata dalla procura della repubblica di Cosenza, riguarda gli sversamenti di materiale non purificato che dal depuratore di che si trova in contrada Mucone di Bisignano finivano nel torrente omonimo alla zona dove è sito l’impianto di depurazione. A rispondere del reato in concorso saranno Vincenzo Morise legale rappresentante della Consuleco s.r.l. società che aveva in gestione la struttura poi revocata dalla regione Calabria, Vincenzo Cappello, Pasquale Cardillo, Natale Fabbricatore, Mario Guarnieri, Francesco Iaquinta, Sabato Molino, Italo Prezioso, Annunziatino Sportaro, Mario Straface, Zicaro Angelo e Sergio Maiuri. Tutti dovranno presentarsi dinnanzi al giudice di udienza preliminare del tribunale di Cosenza e predisporre la difesa per non rischiare il rinvio a giudizio.
L’INCHIESTA Il periodo d’indagine dell’operazione “Arsenico” è compreso tra il maggio del 2018 e le ultime settimane di gennaio 2020. I carabinieri del reparto forestale in questi mesi hanno setacciato le acque in modo scientifico e sistematico. Tre prelievi: uno a monte, uno in prossimità del bypass illegale e l’altro a valle, per dimostrare come cambiasse il grado di inquinamento dell’acqua in relazione all’illecito. La percentuale di agenti chimici difformi da quelli previsti dalla legge e un corredo fotografico di melma e schiuma bianca, fanghi e testimonianze di residenti che raccontano di un odore nauseabondo soprattutto di notte, rappresenta la base dell’intera inchiesta. I carabinieri del nucleo forestale ne hanno controllato l’attività 24 ore su 24. Collezionando un campionario di 102 episodi corredate con immagini e dati delle acque analizzate dall’Arpacal. Di notte, come documentato dalle immagini finite nel fascicolo d’indagine, è capitato anche di imbattersi in un serpente che arrivato ai margini del fiume è rimasto stecchito. L’impianto di depurazione finito al centro dell’inchiesta è il più grande in provincia di Cosenza ed infatti nella Valle del Crati arrivavano reflui da depurare anche da altre regioni italiane. Le stime fatte dagli inquirenti sul fatturato dell’impianto che si trova nelle colline di Bisignano, sono state per migliaia di euro. Un introito giustificato dall’elevato costo per il trattamento, date le particolari caratteristiche, dei rifiuti. «Abbiamo beccato gli indagati in flagranza di reato, una notte mentre erano intenti a sversare quintali di materiale non trattato – dichiarò il pm Giuseppe Cozzolino, titolare del fascicolo d’indagine, commentando l’operazione -. Di notte i militarti hanno provato ad entrare nella struttura ma i dipendenti non si dimostravano disponibili, prima di farci entrare si attivavano sempre per dimostrare che tutto stesse avvenendo in modo lecito e regolare». (m.presta@corrierecal.it)





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