L’analisi di Giap Parini: «Salvini è il grande sconfitto. I cittadini vogliono stabilità»

Intervista al sociologo e docente Unical che dà il suo punto di vista sulla tornata elettorale caratterizzata dal Referendum sul taglio dei parlamentari e il rinnovo di alcune Regioni. «Con la vittoria schiacciante di Zaia sfuma il progetto di una grande Lega nazionale. Le persone rifiutano gli spauracchi populisti e chiedono programmi. La politica non può vivere di sola pandemia. Il Pd ha vinto nonostante se stesso»

di Francesco Donnici
LAMEZIA TERME Non ci sono né vincitori né vinti, ma molte aspettative deluse. Su tutte quelle di Matteo Salvini e della politica populista in generale, che riesce però a dare il suo colpo di coda con la schiacciante vittoria del Sì al Referendum prima di cedere il passo ad un riscoperto bisogno di stabilità sancito dal corpo elettorale.
Con Ercole Giap Parini, docente di sociologia presso il dipartimento di scienze politiche dell’Unical si è provato a tradurre il risultato di queste elezioni.

«SALVINI È IL GRANDE SCONFITTO» Forse un po’ per provocare, forse perché troppo sicuro, Matteo Salvini prima di questo voto aveva ipotizzato – quasi dato per certa – una vittoria «per 7 a 0» che avrebbe chiaramente affossato l’attuale Governo.
Non è stato così. Da un lato la schiacciante vittoria del Sì al Referendum, dall’altro un pareggio tra le regioni dove si è votato. Nulla di fatto per il centrodestra in Toscana e Puglia, che avrebbero rappresentato gli scalpi ideali da esibire all’altare dell’instabilità dell’esecutivo nazionale.
Il dato complessivo non dice però chi, da questa tornata elettorale, possa davvero ritenere di essere uscito a testa alta: «Sicuramente non Salvini», dice Parini intervistato dal Corriere della Calabria. «Quando qualcuno si dà degli obiettivi, e gli obiettivi sono molto ambiziosi oltre che un po’ fuori dalla realtà, sicuramente deve fare i conti con la sconfitta». Insieme all’altro Matteo, «Salvini può definirsi il grande sconfitto di queste elezioni perché non gli è riuscito quel piano di costruire una grande Lega nazionale. Basta guardare le percentuali anche irrisorie che ha conseguito nel Meridione nei vari livelli elettorali». Un’idea, quella di una Lega nazionale, rigettata anche in Veneto, che conferma il Governatore Zaia con percentuali altissime: «Zaia può definirsi inequivocabilmente un vincitore di queste elezioni. E lui, si sa, è portatore di un’idea di Lega molto diversa da quelle di Salvini, un’idea che rivendica l’elemento autonomista, costitutivo del partito». Se questo è vero «presto Salvini dovrà fare i conti con lo stesso Zaia, nonostante lui abbia rimarcato di non avere mire nazionali, ma anche con Meloni, che si attesta sempre di più un punto di riferimento in un centrodestra con sempre meno punti di riferimento».

VINCONO GLI “SCERIFFI”. «VINCE LA STABILITÀ» «Grandi vincitori di destra e sinistra sono persone che hanno saputo ben utilizzare i media in un momento particolare come quello della pandemia», sottolinea Parini riferendosi proprio allo stesso Zaia e a De Luca, anch’egli confermato in Campania. «Anche Emiliano – confermato in Puglia – ha operato in qualche modo bene ed è stato ripagato. Ho l’impressione sia stato un voto che ha richiamato alla stabilità in un momento cruciale. Così è stato anche in Toscana. Non dobbiamo dimenticare che in gioco era anche il Governo, per ammissione dello stesso Salvini, e in questo momento il corpo elettorale pare aver sancito la volontà di scongiurare una qualche crisi».
L’emergenza ha giocato un ruolo cruciale: «Il Governo ha in qualche modo superato una tempesta che poteva produrre risultati devastanti». Tuttavia nel rapporto tra Stato e Regioni le cose si complicano: «Ma si complicano nell’ottica della visione improntata alla stabilità contro vecchie ansie e spauracchi. Conte deve uscire, se vuole proseguire nel suo ruolo, con una progettualità politica più definita. La politica non può vivere di sola pandemia».

PERDE IL POPULISMO Viene così sovvertito il concetto di sicurezza, tanto caro alle politiche salviniane e del centrodestra, che si traduce in questi risultati in bisogno di garanzie e programmi di lungo termine da parte dei governanti: «La gente è diventata insofferente a quel cattivismo quasi stucchevole fatto di uscite atte a danneggiare quelle categorie che rischiano di essere marginalizzate. La sicurezza, dopo la pandemia, ha molto più a che fare con la stabilità e con la solidarietà. Gli italiani si sono resi conto di avere ben altri problemi che rimpatriare qualche povero disperato che tutt’al più potrebbe rappresentare una risorsa per il paese, come dimostrato anche durante l’emergenza».

E ALLORA IL PD? Zingaretti si è detto fiero di questi risultati, rivendicandoli quasi come una vittoria del suo partito, che definisce «la prima forza in Italia». Un’analisi forse troppo ottimistica, ma di certo un dato che influirà sul peso del Partito Democratico all’interno dell’esecutivo.
«Se si analizza il dato attraverso una lente più locale, possiamo prendere il caso delle Marche dove, dopo 25 anni, può anche essere fisiologico avvertire un bisogno di cambiamento. Le percezioni cambiano a seconda del contesto nel quale ci muoviamo. Siamo di fronte alla sconfitta della politica intesa come grande progetto. È stata premiata l’esigenza della stabilità».
In questo senso va letto il risultato del Pd. «È stato premiato un partito nonostante quello stesso partito non abbia un progetto. Il Pd ha vinto nonostante il Pd. La vera sconfitta credo sia la politica».

5 STELLE AL GIRO DI BOA Il MoVimento rivendica la schiacchiante vittoria del Sì al Referendum, ma la sua base elettorale sembra sempre più evanescente. «Hanno esaurito la spinta propulsiva di quella che era definita come antipolitica o anticasta. – sottilinea Parini – I 5 stelle dovranno presto ragionare su quale possa essere il soggetto per una nuova politica. Ora mi sembra siano ad un giro di boa».

REGGIO CALABRIA VERSO IL BALLOTTAGGIO Incerto il risultato nella città calabrese dove Falcomatà ha comunque guadagnato qualche punto percentuale rispetto ai sondaggi e alle aspettative: «Il leggero vantaggio di Falcomatà sembrerebbe dare credito, una volta di più, a quella visione improntata alla stabilità. Lui si trova comunque a scontrarsi con una realtà difficile e non ha le capacità politiche e di carisma che aveva suo padre per tenere le redini di un contesto come quello reggino. Quella città, inoltre, vive intorno alla politica regionale e non può prescindere dal fatto che oggi – come durante la pandemia – la Calabria sia governata dal centrodestra e da Santelli».(redazione@corrierecal)





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