“Efesto 2”, il business del rame rubato e la carta pronta a giustificare il furto

I dettagli dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro e che ha impegnato i carabinieri forestali di Cosenza per oltre 2 anni di indagine. «Compa’ se ti serve un documento per dimostrare che il rame te l’ho dato io sono a disposizione»

di Michele Presta
COSENZA
Il piazzale davanti all’azienda dei fratelli De Vincenzi a Montalto Uffugo è uno snodo di mezzi che i carabinieri del reparto forestale tengono sotto controllo dal 2017. Tre lunghi anni di indagine con appostamenti, osservazioni e intercettazioni telefoniche per smascherare un traffico illecito di rifiuti oltre che di un compendio di reati tra i quali il riciclaggio e la ricettazione di rame, tutto provento di attività illecita. Sono le accuse più pesanti contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della procura guidata da Nicola Gratteri nei confronti di 61 indagati.
Un’inchiesta che affonda nel radici negli anni e che parte dalla comunicazione di una notizia di reato e di un approfondimento del Nipaf comandato dal tenente colonnello Adolfo Mirabelli che coinvolgendo i carabinieri forestali di Cosenza agli ordini del coordinato da Vincenzo Perrone, sono riusciti a mettere fine a quello che viene ritenuto uno dei traffici illeciti più importanti nella provincia di Cosenza. Aziende utilizzate come dei veri e propri vettori del traffico di rame, di automobili compattate e altri materiali. Un asse calabro-campano diventato nel tempo sempre più solido e florido considerato il quantitativo di materiale venduto e smaltito che i carabinieri sono riusciti ad accertare. Nelle aziende coinvolte nell’inchiesta nessuno veniva escluso. Dai ragionieri agli autisti, ognuno, in base alle indicazioni ricevute ricopriva un ruolo. Compiti che dovevano essere svolti con il massimo riserbo e la massima attenzione perché, come evidenziato dal giudice gli indagati erano consci dell’illecito messo in piedi. È per questo che sebbene ai controlli dei carabinieri la documentazione risultasse corretta, altrettanto non era poi quello che avveniva nella realtà. «Le cessioni – annota il gip riferendosi a quanto osservato e controllato dai militari – hanno avuto ad oggetto rifiuti prelevati tal quali dal cumulo indifferenziato costantemente presente sul piazzale. Tali rifiuti venivano caricati sul mezzo, corredati da un documento di trasporto anziché da un Fir. In tal modo veniva certificata la cessazione della qualità di rifiuto del materiale oggetto del carico». È in questo contesto che viene osservato anche il via vai di rotoli di rame. Il metallo, tanto pregiato quanto ricercato sul mercato, secondo quanto emerge dalle indagini, veniva in alcuni casi «occultato in alcuni abitacoli degli automezzi parcheggiati nel piazzale sulla sinistra dell’ingresso principale». Il via vai di mezzi, che coinvolge gli indagati, avviene con frequenza regolare. Gli indagati fissano degli appuntamenti telefonici ignari che ad ascoltare le chiamate ci siano anche i carabinieri.

Vincenzo Perrone, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Cosenza

I carabinieri ritengono che al centro dell’inchiesta debbano considerarsi le condotte illecite dei fratelli Gianfranco e Angelo De Vincenzi. Il mezzi della loro attività, per come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, erano al servizio del traffico di rame e di rifiuti. Il trasporto era attestato da quelli che sono ritenuti dei veri e propri falsi, mentre l’attenzione per non essere scoperti era sempre a livelli altissimi. Non a caso i carabinieri intercettano anche chiamate dai toni: «Francè vida si chissa è a forestale, vi pè piaciri mi pare ca è a forestale cu i lampeggianti». L’incubo che gli uomini in divisa potessero comparire era dietro l’angolo da un momento all’altro e per il gip il timore è giustificato dal conferimento nello stesso giorno di «un ingente quantitativo di cavi in rame che ancora si trovava in azienda». Gianfranco De Vincenzi viene anche intercettato al telefono mentre contratta l’acquisto del rame. In un’occasione in modo particolare si lamenta di una partita di 25 chili che contiene all’interno dei cavi anche del materiale in plastica. «Avanzu 25 chili i rame». «Venticinque?» ribadisce Salvatore dall’altro capo del telefono. «Si sono giusti venticinque perché li ho pesati quando mi hai detto il prezzo».

I FURTI DI RAME PER INGRASSARE LE TASCHE Telecom, Enel Distribuzione, Ferrovie della Calabria. Il rame apparteneva a queste compagnie ma era necessario per i servizi utili alla collettività. Ma nel mercato nero la richiesta è alta motivo per il quale i “colpi” avvenivano con cadenze quasi regolari. Per evitare che venisse conosciuto il legittimo proprietario capitava quasi sempre che le guaine protettive venissero bruciate in modo da far rimanere soltanto il metallo bronzeo. Per essere sicuri che la traccia seguita dalle indagini fosse quella giusta i carabinieri hanno più volte controllato i trasportatori sospettati. Tra scuse circa il possesso accampate senza fornire risconti e sequestri effettuati che fanno saltare il banco agli indagati. «Ci hanno sequestrato tutto» spiega Gianfranco De Vincenzi ad un interlocutore. «Abbiamo caricato cento quintali di rame fra quello pulito e vanti di cavi, appena esce il camion all’uscita dell’autostrada lo fermano… e tu sai quanto va il rame no?». Chiacchierando i due emerge anche come l’altra persona al telefono sia pronto ad offrire una via di fuga: «Compà se ti serve un documento per dimostrare che il rame te l’ho dato io sono a disposizione».

LE MISURE CAUTELARI Per l’operazione “Efesto 2” finiscono ai domiciliari: Gianfranco De Vincenzi, Angelo De Vincenzi, Andrea Curcio, Luigi Naccarato e Giovanni Latempa. Obbligo di dimora è stato disposto per Lorenzo De Vincenzi, Ferdinando De Vincenzi, Davide Sconosciuto, Aldo Tancredi, Massimo Bevilacqua (cl.80) Ciro Caldarelli, Silvio Immacolato Ciddio Bennardo, Orlando Bevilacqua, Antonio Bevilacqua, Antonio Bevilacqua (cl.63), Gianfranco Bevilacqua, Marco Mauro, Francesco Abbruzzese, Vincenzo Bevilacqua, Claudio Bevilacqua, Massimo Bevilacqua (cl.75), Francesco Bevilacqua (cl. 57), Michele Marotta, Mario Berlingieri e Giuliano Berlingieri oltre che a Michele Giardiello, Carlo Egidio Ciminelli, Danilo Talarico, Antonio Bevilacqua (cl.79), Giovanni Bevilacqua, Franco Abbruzzese, Cosimo Manzo, Bevilacqua Francesco (cl.91), Manzo Franco. Obbligo di presentazione alla pg per: Eugenio Covelli, Marco Mazzuca, Luigi Fata, Abdelali Barakat, Teofil Ciucurean, Adolfo Fata, Alin Ciucurean, Aurelia Szilaghi, Vilson Koxhaku, Sergio Pasqua, Fiorenzo Crivaro, Giovanni Occhiuzzi, Benito Bevilacqua, Francesco Iorio, Abdelhak Barakat, Francesco Manzo, Salvatore Laino, Alberico Bevilacqua, Francesco Bevilacqua (cl.34), Rocco Abbruzzese, Massimo Bevilacqua (cl.73), Ettore Cofone, Damiano Bevilacqua, Luigi De Rosa, Antonio Mario, Settimio Frangella, Nicola Berlingieri, Amedeo Verenucci. (m.presta@corrierecal.it)





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