Incarico negato «illegittimamente», dirigente dell’Asp di Cosenza denuncia la commissaria

L’ex direttore del Distretto sanitario bruzio Antonio Perri ipotizza invita la Procura ad agire per omissione in atti d’ufficio e abuso d’ufficio

COSENZA L’avvocato Mafalda Ferraro, legale di Antonio Perri, già direttore del Distretto sanitario di Cosenza, ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica guidata da Mario Spagnuolo per i reati di omissione in atti d’ufficio e abuso di ufficio. Le rimostranze del dirigente dell’Asp sono rivolte alla commissaria dell’Azienza Cinzia Bettellini, che non avrebbe «risposto – si legge in una nota – entro trenta giorni a una diffida inviata dal Perri, con la quale si chiedeva il suo reintegro nell’incarico già ricoperto e illegittimamente revocato».
«Sulla questione – riporta la nota – erano già intervenuti sia il responsabile prevenzione della Corruzione Asp di Cosenza che l’Anac, su impulso del Perri, ma le loro osservazioni sono rimaste lettera morta».
L’ex direttore del Distretto sanitario di Cosenza aveva già diffidato il direttore generale dell’epoca, Raffaele Mauro, al fine di bloccare la procedura di sostituzione degli incarichi di direttore dei distretti, evidenziando la illegittima procedura di selezione per le nomine e la presenza nell’elenco di soggetti ultra65enni. Nonostante ciò l’iter venne ultimato e due richiedenti ultra sessantacinquenni vennero nominati, uno dei quali proprio al distretto di Cosenza.
«Per caso analogo – si legge ancora nel comunicato che dà notizia della denuncia – l’ex commissario Zuccatelli, dopo una positiva verifica e valutazione degli obiettivi raggiunti ha conferito altro incarico dirigenziale equivalente a quello del Perri ad altro dirigente. Nel frattempo, mentre si stava valutando la posizione di Perri, avendo già acquisito la valutazione e verifica positiva degli obiettivi raggiunti, Zuccatelli si è dimesso, rimanendo l’iter amministrativo sospeso sino all’insediamento della commissaria Bettelini. Quest’ultima, non solo è rimasta inerme, ma non ha nemmeno inteso spiegare le ragioni del ritardo nel compiere l’atto, con ciò integrando il reato di omissione in atti d’ufficio».





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