Stop alla didattica universitaria, Russo: «Il nostro sistema andava esportato non fermato»

Ha spiazzato la comunità accademica la decisione di stoppare le lezioni universitarie svolte in presenza. «Evitiamo di diventare università telematiche. Le istituzioni si ravvedino»

COSENZA Il sistema di tracciamento dell’UniCal sui nuovi contagi aveva ricevuto l’attenzione dell’intera comunità scientifica nazionale. I casi, individuati e i relativi contatti che erano stati registrati al campus erano stati tenuti sotto controllo ma questo non è bastato ad evitare la sospensione della didattica in presenza per le matricole. Una situazione che non ha gradito il rettore Nicola Leone, si vocifera in ambienti accademici, che però ha preferito per il momento mantenere un profilo basso. Ha deciso di intervenire sulla questione invece il senatore accademico Mario Russo. «Credo che questa non sia una soluzione per un settore indifferibile e altamente prioritario come il Diritto allo Studio. D’altronde, all’Unical, siamo stati in grado di dimostrare che un rientro sicuro può essere garantito anche dai soli Atenei.
Con una forte opera di prevenzione e con un’attività di contact tracing gestita direttamente dall’Ateneo tramite l’app Smart Campus, abbiamo fronteggiato in tempi record l’emergenza e i pochi casi emersi dall’inizio dei corsi.
Con 3500-5000 presenze giornaliere nel Campus, l’Ateneo è riuscito a registrare solo 7 casi positivi, tutti provenienti – come emerso dalle indagini epidemiologiche – da altri focolai e non dall’interno. Per questo, in Calabria, abbiamo avuto un esempio di eccellenza nella gestione emergenziale, lodato dal Ministro Manfredi e dalla stampa nazionale e richiesto da altri Atenei nazionali, che non merita assolutamente di fermarsi ora.
Se questo sistema ha funzionato, perché chiuderlo e non esportarlo negli altri Atenei? Non sappiamo quanto durerà questa emergenza e, dal momento che altro non è che una nuova normalità, dobbiamo avere il coraggio e le competenze per affrontarla e trovare il modo di convivere con questo maledetto virus. Cosa succederà se per i prossimi anni dovesse persistere questa situazione? Saremo costretti a tenere sempre chiuse le nostre Università? Chi deciderà di formarsi in Calabria se si potrà rimanere qui pur iscrivendosi online ad un’Università di altre regioni? Che differenza ci sarà tra Atenei e università telematiche? Mi auguro che tutte le Istituzioni si fermino a ragionare e si ravvedano, prima di intraprendere un percorso che porterebbe al collasso del già sofferente Sistema Universitario calabrese».





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