Duplice omicidio Lenti-Gigliotti, in Corte d’Assise sarà ascoltato Gianfranco Ruà

Già condannato in primo grado con rito abbreviato, così come per Gianfranco Bruni anche per l’altro coimputato del delitto che ha scelto il rito alternativo, è stata disposta l’escussione nel processo che si sta celebrando con rito ordinario

COSENZA Due anni, prima di un ripensamento che il procuratore Camillo Falvo ha definito una «folgorazione sulla via di Damasco». Due anni sono passati dall’udienza del novembre 2018 quando indicato come testimone della difesa nel corso per il duplice omicidio di Marcello Gigliotti e Francesco Lenti, Gianfranco Ruà, decise di avvalersi della facoltà di non rispondere (per lo stesso delitto è stato condannato a 30 anni in abbreviato) semplicemente senza presentarsi dinnanzi alla Corte d’Assise di Cosenza. Come Gianfranco Bruni (altro coimputato del processo qui le sue dichiarazioni) adesso ha deciso di spiegare cosa successe nel febbraio del 1986 quando Lenti e Gigliotti andarono incontro al loro inesorabile destino. Il presidente della Corte, Giovanni Garofalo, ha disposto la convocazione di Ruà per il prossimo 25 novembre nonostante l’opposizione dell’avvocato Vittorio Colosimo (difensore di Franco Pino) e dello stesso procuratore. «Ruà non si è neanche presentato quando volevamo sentirlo – ha argomentato Falvo nel corso dell’ultima udienza-. Non l’avrei ammesso proprio per l’atteggiamento assunto nel corso di questo processo». Sarà nella data fissata alla fine del prossimo mese che Gianfranco Ruà potrà dichiarare, con molta probabilità, quanto già anticipato nell’udienza celebrata in Corte d’Assise d’Appello solo qualche settimana fa. L’imputato del duplice omicidio ha infatti rivelato particolari circa l’uccisione dei due, sul perché maturò in seno al gruppo criminale Pino-Sena la decisione di uccidere i due rampolli della consorteria criminale e oltre a questo ulteriori dettagli autoaccusatori. La richiesta di ascoltare Ruà nel corso del processo che si sta celebrando con rito ordinario è stata avanzata dagli avvocati Marcello Manna e Luigi Gullo (difensori di Francesco Patitucci). «Ruà ci spiegherà quali sono i dettagli sulle modalità esecutive – ha aggiunto l’avvocato Lo Gullo -. Per come emerge dalla sentenza del processo “Garden” non stiamo parlando di un personaggio comune, ma di uno tra i ranghi più alti della consorteria criminale. Non dobbiamo chiederci perché abbia deciso adesso di parlare, dobbiamo solo ascoltarlo così come abbiamo fatto con i collaboratori di giustizia nel corso di tutta la fase dibattimentale». (mi.pr.)





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