Artisti in piazza per salvare la cultura. «Il rischio è l’ecatombe» -VIDEO

Tanti operatori del mondo dello spettacolo hanno manifestato davanti alla prefettura di Cosenza. «C’è bisogno un reddito che sia continuativo, l’una tantum non serva a nulla»

di Michele Presta
COSENZA 
Maschere bianche, sopra quelle chirurgiche imposte per frenare il contagio da Covid-19. Maschere e mascherine per gli artisti che a Cosenza, in piazza XI Settembre, hanno deciso di ritrovarsi per palesare tutto il malessere di una stagione in fumo e di una crisi del settore che con la pandemia è diventata una catastrofe. E difatti la semantica si accompagna alla gravità del momento. «Si sta per aprire un baratro nel mondo della cultura e dello spettacolo» dice il musicista Dario Della Rossa; «le nostre prospettive sono limitate a zero» aggiunge il suo collega Luigi Greco. Tutti cercano conforto nello sconforto, solo il caldo sole di un’estate di San Martino che sembra strappare loro un sorriso, anche se per spirito di sopravvivenza e tenacia richiesta per interpretare la parte, l’incontro cosentino non è stato solo un mero momento di ribellione quanto l’occasione per offrire una sponda a tutte le istituzioni.

UN REDDITO GARANTITO  «C’è una fascia di lavoratori in piena sofferenza soprattutto se consideriamo che stiamo scontando il primo lockdown – prosegue Della Rossa -. Il comparto della musica e dello spettacolo è stato il primo a chiudere e non ha mai potuto riaprire completamente. Abbiamo sempre parlato di una falsa ripartenza, anche questa estate non abbiamo lavorato alle condizioni precedenti, ci siamo inventati soluzioni piccole. In questo momento si sta per aprire un baratro nel mondo della cultura e dello spettacolo. Le istituzioni locali, regionali e locali devono farsi carico di questa situazione perché rischiamo l’ecatombe del mondo della cultura». Per superare il momento di crisi dunque: «Serve un reddito per tutti i professionisti del settore, che non sia una tantum, non è il disagio di un mese ma di una stagione compromessa. In questo mese nessuno sta producendo spettacoli, programma stagioni. Serve un reddito di continuità che ci porti verso la reale riapertura e non la falsa ripartenza di questi mesi dove metà dei teatri non avevano la forza per sanificare e riaprire o starci dentro con i conti. Poi ci vuole un tavolo con le istituzioni che ci veda protagonisti considerato he si sono dimostrate ignoranti rispetto alle nostre professionalità».

LA NOSTRA VITA Lamentano di essere stati lasciati per ultimi, come entità astratte e proprio per questo l’intero comparto di cui fanno parte non solo gli artisti ma anche tutte le maestranze che permettono che uno spettacolo possa essere realizzato adesso pretendono di essere inquadrati. «Faccio il musicista da dieci anni – aggiunge Luigi Greco – e ancora lo Stato non ha ben capito come inquadrarmi. Prendiamo questo aspetto positivo dalla pandemia, come tutti i lavoratori anche noi meritiamo di essere tutelati e riconosciuti. Non ci hanno coinvolto nei processi decisionali, hanno chiuso cinema e teatri quando in realtà i numeri non suggerivano di farlo. La cultura è alla base della nostra nazione». Un maggiore coinvolgimento che chiede anche Natascia Cucunato, artista impegnata nel mondo della danza. «Nessuno deve rimanere indietro. Si deve sostenere il nostro mondo in maniera continuativa anche perché riprenderemo a lavorare come prima solo quando questa situazione emergenziale sarà completamente finita. L’una tantum come forma di sostegno è inaccettabile, serve un reddito come quello che percepiscono i colleghi delle altre nazioni. Ci ferisce che questo Governo fatto di non addetti ai lavori per quanto riguarda il nostro settore ci classifichi come categorie “non essenziali”, noi non siamo solo luoghi dove i ragazzi si formano come artisti, ma come persone».


(Anche Dario Brunori in piazza a Cosenza)

GLI SPETTACOLI VIAGGIANTI Stop a circo, artisti di strada intrattenimento. La scure colpisce anche questo settore. «Sono quasi 12 mesi che non lavoriamo – evidenzia Cristian Mura vice presidente dell’ Associazione Spettacoli Viaggianti.  I sindaci non ci lasciano lavorare nonostante lavoriamo in piena sicurezza e rispettando tutte le normative anti covid e quelle anti terrorismo». Questa categoria di artisti evidenzia anche altri aspetti, qualcosa che va oltre il circoscritto del mondo dello spettacolo. «Lavoriamo all’aperto in piena sicurezza, siamo statici non dinamici, non riusciamo a capire il perché del blocco totale. Il nostro lavoro è fondamentale perché portiamo un divertimento sano e pulito a tutti i bambini che oggi non sanno cosa fare e dove andare. Per loro è un divertimento ma per noi è un lavoro. Non posso dire quanti soldi abbiamo perso. Un anno di lavoro perso per mancanza di lavoro, famiglie e ziende stanno fallendo, non siamo stati aiutati in nessun modo». (m.presta@correrecal.it)

 





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