«È tempo di reagire». A Cosenza sfilano in 600 contro il lockdown – FOTO E VIDEO

Manifestazione contro le politiche sanitarie degli ultimi 30 anni. Il corteo, partito da piazza Kennedy, ha raggiunto in modo pacifico lo svincolo A2. Autostrada bloccata prima del rientro nel centro cittadino. Proteste anche a Corigliano Rossano

di Michele Presta
COSENZA
Era stata annunciata come manifestazione statica ma così è stata solo per qualche minuto. Più di 600 persone, a Cosenza, si sono riversate in Piazza Kennedy per contestare le chiusure imposte dal governo che scatteranno dalla mezzanotte di oggi, giovedì 5 novembre. Ma il lock down imposto per contrastare la seconda ondata epidemica (qui il perché della chiusura) è soltanto una scusa. Cosenza porta dietro di se la rabbia di una politica sanitaria totalmente sbagliata, di politici con le mani in pasta nelle cliniche private, di un commissariamento dell’intero settore che ha ridotto al lumicino anche i servizi essenziali. «Reddito sociale e sanità pubblica» la frase è scandita più volte nel percorso che ha portato i manifestanti da Piazza Kennedy all’ingresso autostradale di Cosenza Sud. Vie bloccate e traffico in tilt nell’ultimo giorno di apertura, alle 20 le serrande abbassate dei negozi non ritenuti essenziali fanno ritornare l’intera Calabria nell’incubo dei mesi primaverili. Marzo non è più un ricordo lontano di cui chiacchierare con gli amici sulla spiaggia in qualche amena località. Il virus circola e infetta tutti. I casi registrati in Calabria nella sola giornata di oggi sono 385, a Cosenza sono 85. Alle cure ospedaliere sono affidati 80 pazienti, 15 si trovano in rianimazione e 4 in terapia intensiva.

LA MANIFESTAZIONE Lo slogan cardine dei manifestanti è la richiesta della “sanità pubblica”. La rivendicazione è chiara: quella di un sistema sanitario regionale gestito in modo non più clientelare ma al servizio dei cittadini. “Derubati, ricattati, umiliati. È tempo di reagire” la frase che campeggia sul manifesto che apre il corteo. Bersaglio dei manifestanti è la politica sanitaria adottata in Calabria negli ultimi 30 anni. Presi di mira non soltanto i politici ma anche i commissari che negli anni si sono succeduti e responsabili dei tagli al sistema. Il gruppo di manifestanti ha raggiunto la rotonda dello svincolo di Cosenza Sud poco prima delle 19, quando ha superato il blocco delle forze dell’ordine. Sulle corsie prima in direzione nord, poi sud hanno sostato bloccando di fatto l’intero svincolo. Non si sono registrati scontri o altro tipo di criticità, tutto è proseguito per oltre due ore in maniera pacifica. Manifestazioni di dissenso si sono palesate dinnanzi ad una struttura privata del centro cittadino. «Basta pagare questa sanità» è stato urlato al megafono. Un ultimo gesto di stizza prima di arrivare dinnanzi all’ingresso del pronto soccorso dove un lungo applauso ha tributato il lavoro svolto dai medici in condizioni molto precarie nella struttura ospedaliera. 


IN PIAZZA ANCHE A CORIGLIANO ROSSANO Anche a Corigliano Rossano la gente è scesa per strada. Alcune centinaia di persone si sono radunate in piazza Bernardino Le Fosse, a Rossano, per manifestare tutto il loro dissenso nei confronti del governo che da domani ha dichiarato il lockdown, seppure in versione soft, per la Calabria.
A manifestare, tanti commercianti, i gestori di bar e ristoranti, le categorie più colpite, ma anche molti giovani. La protesta monta mista a rancore perché – è sentimento comune in piazza – la Calabria poteva rispondere in qualche modo a questa nuova ondata, adottando misure precauzionali e aumentando i posti letto e non lo ha fatto. Tra gli interventi c’è chi se la prende col governo regionale, chi con quello nazionale o contro i parlamentari di Corigliano Rossano e il sindaco.
Qualche striscione, diversi slogan, l’inno di Mameli iniziale, per una manifestazione presidiata a distanza dalle forze dell’ordine e assolutamente pacifica.





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto