Caos al governo sulla nomina di Zuccatelli, va in scena la “babele” giallorossa

L’incontrollato e paradossale susseguirsi di dichiarazioni e prese di posizione anche contrastanti di esponenti del governo Conte e dei partiti della maggioranza Pd-Movimento 5 Stelle-Articolo 1

CATANZARO Il viceministro della Sanità Pierpaolo Sileri dice che il neo commissario Zuccatelli ha sbagliato in quel video “no mask” ma che comunque va valutato dai risultati, invece la sottosegretaria alla Sanità Sandra Zampa dice che Zuccatelli è stato «sgradevole e farebbe meglio a dimettersi» («così come il governo farebbe ad accoglierne le dimissioni», ha poi aggiunto per essere ancora più chiara). Il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia dice che Gino Strada è già in Calabria per collaborare con Zuccatelli ma a stretto giro di posta il collega di governo ai Beni culturali, Dario Franceschini, dice di «non avere elementi per sostenere se Strada avrà o meno un ruolo». È la “babele” giallorossa che in queste ore sta inondando la sanità calabrese di una cosa e del suo esatto contrario, a conferma comunque non solo della confusione complessiva sulla vicenda ma anche della spaccatura innescata dalla nomina di Zuccatelli a commissario ad acta.
“Babele” e corto circuito, istituzionale e anche politico, perché – giusto per riprendere i nomi citati in premessa – Sileri e la Zampa lavorano a pochi metri di distanza l’uno dall’altra (almeno così dovrebbe essere…) al ministero guidato da Roberto Speranza e Zampa, Franceschini e Boccia sono dello stesso partito, il Pd. Quanto poi a Sileri, che è del M5S, la sua difesa (comunque non strenua) di Zuccatelli contrasta con la presa di posizione di altri pentastellati che in queste ore sulla sanità della Calabria – dal Decreto alla nomina del commissario – stanno allestendo una “fronda”, come il senatore e presidente dell’Antimafia Nicola Morra, che pure a gennaio 2019 accompagnava lo stesso Sileri in un’ispezione all’ospedale di Cosenza e si era nelle fasi che sarebbero state preparatorie alla stesura del primo Decreto Calabria. Insomma, la “babele” giallorossa dove per rossa si intende anche l’ala sinistra della coalizione di governo rappresentata da Articolo 1, di cui Roberto Speranza, primo sponsor di Zuccatelli a sua volta legittimo al capo della “ditta” Pierluigi Bersani, è la punta avanzata: siccome a sinistra piace spararsi addosso e “dividere l’atomo”, vanno ricordate la presa di posizione anti Zuccatelli di Nicola Fratoianni e la mobilitazione delle “Sardine” pro Gino Strada ad alimentare ancora di più la confusione generale. La “babele”, e del resto cosa aspettarsi da una coalizione il cui capo – il premier Giuseppe Conte – contatta, per come riportato da agenzie di stampa nazionale, Gino Strada praticamente mentre nomina Zuccatelli a capo della sanità calabrese dopo il triste show di Saverio Cotticelli. Il risultato di tutto questo? Un capolavoro: Zuccatelli praticamente delegittimato e Strada tenuto in un limbo anche un po’ mortificante per la sua storia e la sua statura, indiscutibili l’una e l’altra. La “babele” giallorossa, che però poi si arresta alla Camera, al question time del centrodestra che chiede la revoca di Zuccatelli: a rispondere in aula non c’è Speranza ma il “povero” D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che legge una imbarazzata, imbarazzante e omertosa risposta sul caso Calabria. Qui non “babele” ma scena muta. Ma la sostanza non cambia. (a. cant.)





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