«Assunzioni in ritardo e norme di sicurezza trascurate». Le accuse ai manager dell’Annunziata

Vertice in Prefettura dei rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil in cui sono state ribadite le precarie condizioni in cui lavorano medici, infermieri e oss all’interno dell’ospedale civile di Cosenza. «L’elenco delle scelte sbagliate adottate dal management è lungo e particolareggiato». Resta lo stato d’agitazione

COSENZA I rappresentanti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno partecipato oggi, martedì 17 novembre, ad un incontro in Prefettura per avere risposte dalla direzione aziendale dell’Annunziata dopo la dichiarazione dello stato di agitazione per i lavoratori del comparto e della dirigenza medica dell’ospedale di Cosenza. «Le problematiche rilevate hanno origini antiche e le responsabilità vanno ricercate indietro nel tempo – sostengono le tre confederazioni -. Questo è un fatto. Ma è altrettanto certo che chi ha gestito l’Azienda nell’ultimo anno ha dimostrato di non avere una visione del comparto sanitario organizzato in funzione delle necessità dei pazienti e dei diritti dei lavoratori e non ha dimostrato riguardo per il momento di emergenza che stiamo attraversando e cognizione delle gravi conseguenze che possono ancora derivare da omissioni e ritardi». Da questa premessa indissolubile è stato dato avvio allo stato di agitazione sindacale poiché omissioni e ritardi secondo i rappresentanti di medici, infermieri e operatori sanitari non possono essere scaricati sulle spalle dei lavoratori. «Non siamo disponibili ad accettare che tutto cada nell’oblio», riferiscono al termine dell’incontro nel palazzo di governo cittadino

LE ACCUSE AL MANAGEMENT «L’elenco delle scelte sbagliate adottate dal management è lungo e particolareggiato: a marzo si avviano le procedure per il reclutamento di personale con contratti a tempo determinato di 6 mesi. Scaduti i contratti, tra settembre e ottobre 2020, in piena emergenza pandemica, vengono effettuate le proroghe utilizzando i fondi dell’emergenza Covid. Tradotto in soldoni significa che le assunzioni spacciate come nuovo personale da impiegare come rinforzo per contrastare l’impatto del Coronavirus, altro non sono che personale già impiegato da marzo nei reparti ordinari e trasferito, senza alcuna formazione specifica, sul fronte anti-Covid nel momento cruciale della pandemia» spiegano Teodora Gagliardi (Cgil), Pierpaolo Lanciano (Cisl) e Susanna De Marco (Uil). «Va detto per altro che le procedure per le nuove assunzioni di 30 infermieri e 40 Oss di cui parla l’Azienda ospedaliera, si stanno ultimando proprio in questi giorni con le richieste di disponibilità dei lavoratori. Al momento non c’è un solo dipendente in più che ha firmato il contratto ma solo la promessa di nuove assunzioni. Così come riteniamo doveroso puntualizzare che tutte le stabilizzazioni avvenute riguardano personale già in servizio in ospedale che serviva per garantire i Livelli essenziali di assistenza in una fase pre-Covid». Con l’emergenza da Coronavirus, la carenza cronica di personale all’ospedale di Cosenza non ha fatto altro che diventare più acuta, comportanto un sovraccarico del lavoro per il personale sanitario in servizio oltre che a una riduzione di servizi ai cittadini considerando lo stop alle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche che non sono urgenti.

SICUREZZA SUL LAVORO Il personale sanitario lo ha ribadito senza troppi giri di parole nel corso della manifestazione che si è tenuta davanti alla sede dell’azienda ospedaliera di Cosenza: all’interno dell’Annunziata la sicurezza per evitare il contagio è minima. «La struttura dell’Annunziata non consente la creazione di percorsi separati per i pazienti Covid – hanno ribadito i sindacalisti dinnanzi alla rappresentanza governativa in Prefettura -. L’Azienda risulta provvista di un numero insufficiente di barelle per il biocontenimento e questo determina mancanza di sicurezza e possibili occasioni di contagi per malati e operatori. Promiscuità che si verifica anche nell’utilizzo degli ascensori che, dove va bene, sono diversi ma affiancati uno all’altro mentre nei reparti più datati c’è un unico elevatore per il trasporto dei pazienti, dei pasti e anche delle persone decedute». Non ci sono solo i percorsi “puliti” e quelli “sporchi”. La denuncia dei rappresentanti sindacali riguarda anche la modalità con cui viene eseguito lo screening del personale. «Gli operatori quando effettuano lo screening periodico, lo fanno in una stanza dove si effettuano i tamponi ed il corridoio per raggiungerla non rispetta le minime misure di sicurezza. Malgrado tale segnalazione sia stata esplicitata, ancora non si è trovata una sistemazione più appropriata». Ma non c’è solo la sofferenza per il posto di lavoro lontano da standard accettabili, sul piatto ci sono anche quelle che sono ritenute violazioni delle normative di legge in termini di permessi e congedi. Medici e paramedici sono sempre più pronti a rinunciare al proprio tempo libero, la stessa disponibilità non viene registrata tra chi invece dovrebbe assumere personale.

MANCATA PROGRAMMAZIONE «Le difficoltà e i ritardi nel processare i tamponi sono sotto gli occhi di tutti; e se è vero che tutta l’attività si concentra nel laboratorio dell’Annunziata è ovvio che programmare in tempo assunzioni di personale dedicato avrebbe limitato i danni. Ma anche in questo caso l’unica risposta certa è stata l’indicazione della data, il 19 dicembre, in cui si effettuerà la prima prova scritta della procedura concorsuale di Oss bandito nel lontano giugno 2017 – chiosano i sindacati -. Questo scenario devastante ha portato le associazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil a indire lo stato di agitazione e le mancate risposte pervenute dall’incontro, la richiesta di contingentare i tempi e di ridurre tutto ad una discussione sterile non fanno che confermare la valutazione negativa e del tutto insufficiente di chi governa la sanità ospedaliera e territoriale».





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