Confessa l’omicidio della compagna. «Ma lei mi ha aggredito»

La versione di Forciniti, originario di Corigliano Rossano, dopo l’assassinio a Roveredo in Piano. «È spuntato un coltello, io l’ho colpita una volta». Una coppia normale, anche se i vicini raccontano di una lite ieri sera

TRIESTE «Sono stato aggredito fisicamente dalla mia compagna mentre ci trovavamo in camera da letto. È anche comparso un coltello, con cui ha cercato di colpirmi. Ne è nata una colluttazione, durante la quale ho afferrato l’arma e l’ho colpita una sola volta, al collo. Lei è caduta a terra e io sono uscito dalla stanza in stato di choc». È la ricostruzione di quanto sarebbe accaduto la notte scorsa nell’abitazione di Roveredo in Piano (Pordenone) fatta da Giuseppe Forciniti, 33enne, origini calabresi di Corigliano Rossano, che ha ucciso la compagna Aurelia Laurenti. L’uomo ha fornito la sua personale versione dei fatti nel corso dell’interrogatorio di fronte al sostituto procuratore di Pordenone Federico Facchin.
Il faccia a faccia con gli investigatori è stato caratterizzato da numerose pause in cui l’uomo ha detto di essere sconvolto e ha pianto a più riprese. Secondo quanto avrebbe detto a inquirenti e investigatori, i rapporti con la compagna erano diventati burrascosi e c’erano liti.
I genitori dell’omicida, entrambi rossanesi, padre infermiere, si sono messi in viaggio dalla Calabria per raggiungere il Friuli, ed hanno nominato come avvocato difensore di fiducia Ernesto De Toni, del foro di Padova, dopo la rinuncia dell’avvocatessa Rossana Rovere.

LA VITTIMA La donna uccisa aveva 32 anni ed era mamma di due bambini di 8 e 3 anni. I piccoli non hanno assistito alla tragedia perché, da quanto si è appreso, erano dai nonni materni, che abitano in un paese poco distante. L’assassino è un infermiere originario di Cosenza. Si era trasferito in Friuli molti anni fa. Insieme con la compagna era andato a vivere a Roveredo nel 2013, nella villetta dove attorno a mezzanotte è avvenuta la tragedia.
«La vittima di questo atto brutale era una ragazza solare che amava visceralmente i propri figli», afferma il sindaco di San Quirino (Pordenone), Gianni Giugovaz, che conosce i genitori della donna. «Stiamo parlando di famiglie di lavoratori, gente umile nel senso genuino e nobile del termine. Aurelia si era spostata a Roveredo alcuni anni fa ma continuava a frequentare la nostra comunità proprio perché portava dai nonni i figli». Il primo cittadino in questi minuti si sta recando nell’abitazione dei genitori della vittima per portare il cordoglio della comunità: «Non so nemmeno quali parole usare – ha confidato, secondo quanto riporta il Gazzettino -: che cosa si può dire a un padre che ha perso la propria figlia in circostanze così brutali? L’unica riflessione che mi sento di fare riguarda la terribile coincidenza del femminicidio con la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebrava proprio ieri. Dobbiamo tutti fare di più, perché il fenomeno è drammaticamente vicino a noi, come questo omicidio ci testimonia. La nostra comunità stamani non si dà pace per la perdita di Aurelia».

LA LITE Nessun apparente screzio tra i coniugi, ma una vicina ha riferito di aver sentito ieri sera frastuono e urla dall’abitazione della coppia: «L’ora era molto tarda – lo riporta ancora il Gazzettino – e la situazione totalmente insolita: quando ho visto le auto della Polizia ho collegato e capito che poteva essere avvenuta una tragedia, ma nessuno qui avrebbe mai pensato a qualcosa del genere. La coppia abitava nel quartiere dal 2013 e si è sempre dimostrata affiatata».





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