«I “furbetti” dei vaccini vanno smascherati»

Cgil e Spi di Cosenza: «Troppe 1.460 dosi per personale non sanitario. Ci sono varchi incontrollati nell’organizzazione e qualcuno ne approfitta»

COSENZA «Non possiamo sottrarci dal commentare i dati relativi alla campagna vaccinale in Calabria, con particolare riferimento però ad alcune notizie che da qualche ora rimbalzano sui media locali. Non vogliamo, infatti, entrare nella pur facile polemica relativa al dato percentuale dei vaccini inoculati a fronte delle dosi pervenute alla nostra Regione – secondo il sito del Ministero della Salute 12.540 su 25.630 con una percentuale, quindi, del 48,9% – ma sulla distribuzione degli stessi». Cgil e Spi Cgil di Cosenza chiedono chiarezza sui numeri che hanno portato i Nas a chiedere gli elenchi del Piano vaccinale anti Covid per capire quale sia il motivo della scarsissima somministrazione di dosi agli anziani delle Rsa, tra i soggetti più a rischio.
Un po’ di numeri: «L’Istituto di Ricerche economiche e sociali Ires Morosini in un report di febbraio 2020, quantifica in 226 le Rsa presenti sul territorio calabrese con 5.744 posti letto disponibili, e ciò sulla base – tanto per cambiare – di informazioni non sempre facilmente rilevabili ed assolutamente certe». Il fatto è che, secondo l’ultima rilevazione «solo 44 – 44! – ospiti di Rsa in Calabria – o forse nessuno – abbiano avuto inoculata la prima dose del vaccino contro il Covid 19», fatto che lascia «sgomenti» i sindacati. «Dalle stesse fonti – scrivono – apprendiamo, inoltre, che 1.460 dosi sono state utilizzate per personale non sanitario, una dizione un po’ ambigua, che riguarda oltre 100mila persone in Italia, e che pare stia inducendo i Nas dei Carabinieri ad effettuare una indagine conoscitiva, con l’acquisizione degli elenchi delle persone che sono state già sottoposte al vaccino».
«Ancora una volta – continua la nota – sta accadendo che i “furbetti”, categoria assai diffusa in Italia ma che forse meriterebbe una diversa e meno accattivante definizione, riescano a piegare le regole al loro interesse personale, inserendosi nelle maglie di una organizzazione che evidentemente lascia varchi incontrollati. Sarebbe vergognoso, squallido e inqualificabile che, in piena pandemia, ci possa essere qualcuno che, approfittando della propria posizione sociale e di qualche “buona” amicizia, abbia più diritti dei più fragili ed indifesi. Pretendiamo, dunque, che le strutture regionali deputate all’organizzazione della campagna vaccinale, facciano immediata chiarezza sulle notizie che abbiamo richiamato e che, soprattutto, oltre ad incrementare il numero dei vaccini effettivamente utilizzati, vigilino perché gli stessi vengano somministrati a quanti sono stati individuati quali i primi destinatari dal calendario vaccinale approntato dalle autorità sanitarie nazionali».





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