Corigliano-Rossano, riorganizzazione del Comune a poche ore dal voto


Il commissario straordinario Bagnato ha nominato i dirigenti di vari settori comunali. La denuncia dell’ex sindaco: «Nomine non opportune»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Appena sei giorni e poi terminerà la parentesi commissariale del neonato comune di Corigliano Rossano. Un anno e mezzo di gestione che la Cgil, per bocca del segretario comprensoriale Sibaritide-Pollino-Tirreno, ha definito proprio recentemente, «drammatica».
Capita però che a pochi giorni dal passo d’addio, il commissario Domenico Bagnato pensi bene di “confermare” i dirigenti comunali, due “di ruolo” e a tempo indeterminato, già vincitori di concorso ed in organico da anni al comune di Rossano e tre arruolati grazie il celeberrimo “ex art. 110” seppur a scadenza. Un termine che non sarà come lo si vuole propinare, quindi fino alla fine del mandato del commissario che li ha ingaggiati, l’imminente 26 maggio, giorno delle prime elezioni comunali della storia di Corigliano Rossano.
Bagnato aveva già messo mano ad una prima riorganizzazione funzionale di servizi e settori, invero condivisa con gli ex sindaci, con i dirigenti ed i sindacati. Questa volta, invece, ad una manciata di giorni dalla fine del suo incarico, il commissario ha riorganizzato ancora una volta uffici e servizi, a quanto pare, senza confrontarsi con le organizzazioni sindacali.
Poi ha rinominato, ove ce ne fosse bisogno, i dirigenti, alcuni dei quali “designati” dall’ex art. 110 del Tuel che prevede che i posti di qualifica dirigenziale, possano essere definiti «mediante contratti a tempo determinato, comunque in misura non superiore al 30% dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica e, comunque, per almeno una unità. Fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire – si legge sul Tuel – gli incarichi a contratto sono conferiti previa selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico».
E così – recita questa volta l’annuncio del comune di Corigliano Rossano – il servizio finanziario è passato a Giuseppe Moio, già dirigente del comune di Bagnara (comune di residenza di Bagnato) in quiescenza dal primo gennaio 2019 da quel comune. Il settore ambiente e manutentivo è stato assegnato a Francesco Amica, già designato ex art 110 dal sindaco di Corigliano, Geraci, ma ante fusione, non riconfermato da Bagnato, poi richiamato, quindi promosso a dirigente. Gli affari generali sono andati a Tina De Rosis, unica concorrente a quella selezione tanto discussa, secondo la quale, per una clausola pubblicata nel bando comunale, avrebbero potuto partecipare solo quei funzionari provenienti da amministrazioni prive di dirigenti e che – guarda caso – ha discriminato i funzionari rossanesi (qui la notizia).
Le selezioni, in sostanza, hanno escluso quanti avevano sopra di loro gerarchicamente un dirigente, quindi tutti i funzionari di Rossano e di tutti quelli della stragrande maggior parte dei comuni medio-grandi italiani che contemplano le dirigenze, consentendo di partecipare solo a dipendenti dei piccoli comuni e di Corigliano, che prima della fusione ne era privo.
Una mossa, era stato detto, a scadenza perché i dirigenti nominati grazie l’articolo 110 del Testo Unico degli Enti Locali sarebbero rimasti in carica fino allo spirare mandato commissariale, nonostante la giurisprudenza consolidata abbia sancito che «la durata degli incarichi non può essere inferiore a tre anni né eccedere il termine di cinque anni, in tal modo allineando la durata massima a quella prevista dal Tuel».
Morale della favola, i dirigenti nominati dal commissario rimarranno in dote alla prima amministrazione eletta, dovranno essere confermati dal sindaco che verrà o potranno presentare causa risarcitoria.
A quei decreti anche l’ex sindaco di Rossano, Stefano Mascaro, si era opposto con un esposto protocollato in Comune e non tenuto in considerazione. «Ho fatto presente al commissario – ha spiegato l’ex primo cittadino rossanese in proposito – che non mi sembrava corretto che un funzionario proveniente da Milano non potesse partecipare, favorendone, con tutto il rispetto, uno di Paludi, semplicemente perché una grande città come la nostra oggi necessita di figure professionalmente adeguate ed esperte». (l.latella@corrierecal.it)





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